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Pietro Bitetti: “Sarò proclamato Sindaco di Taranto la prossima settimana”

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L’8 e il 9 giugno gli elettori mi hanno affidato un mandato chiaro: guidare la città in una direzione nuova, fondata su salute, ambiente, lavoro sicuro e giustizia sociale
Accolgo con spirito istituzionale l’apertura del Ministro Urso al confronto con la nuova amministrazione comunale. Ma desidero sottolineare un punto fondamentale: un accordo di programma non può essere semplicemente sottoposto alla firma del sindaco, deve essere costruito insieme, con il pieno coinvolgimento del Comune, del pubblico e della società civile.

Il Ministro ha parlato di “chiedere se siamo d’accordo”. Ma la partecipazione del Comune non è un atto formale o simbolico: è una condizione necessaria di legittimità democratica. Taranto non è chiamata a ratificare decisioni prese altrove. Taranto vuole essere protagonista nella definizione di ogni passaggio che riguarda il suo futuro.

*Non disponendo al momento dei contenuti0 dell’accordo di programma, non sono nelle condizioni di esprimere una valutazione di merito. Ma questo conferma quanto sia necessario cambiare metodo.*

L’Unione Europea ha richiamato l’Italia per il mancato rispetto della Direttiva sulle emissioni industriali e per l’esclusione del pubblico e della società civile dal processo decisionale sul riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ex Ilva. È evidente che non si può parlare di transizione green se le comunità locali sono tenute ai margini, mentre le aziende trattano in via riservata i contenuti ambientali e industriali di maggiore impatto.

Alla mancanza di trasparenza si somma una preoccupante carenza di tutele per i lavoratori. Non possiamo accettare che la sicurezza nei reparti venga sacrificata, che la manutenzione degli impianti sia bloccata da anni e che l’unica risposta alle crisi cicliche siano la cassa integrazione e la precarietà diffusa, sia per i lavoratori diretti che per quelli dell’indotto.

Pertanto, come Sindaco eletto di Taranto:

Non condividerò alcun accordo di programma che sia già stato definito senza la partecipazione effettiva del Comune, del pubblico e della società civile;

Ritengo urgente la sospensione del procedimento AIA finché non verranno rispettati i principi di trasparenza, pubblicità degli atti e consultazione democratica;

Chiedo che si apra un processo strutturato e pubblico di co-progettazione dell’accordo di programma, in cui il Comune abbia pieno potere propositivo e di indirizzo, accanto a Regione, Governo, Commissione europea, parti sociali e comunità locali;

Sollecito un impegno vincolante per garantire la tutela del lavoro: sicurezza nei luoghi di produzione, tracciabilità degli appalti, continuità occupazionale e strumenti di protezione sociale adeguati e universali.

Se davvero si vuole una transizione industriale “green”, questa deve iniziare dai metodi, non solo dalle tecnologie: e i metodi devono essere inclusivi, legali e democratici.

Il mio mandato non è firmare accordi preconfezionati. Il mio mandato è dare voce e garanzie a una città che per troppo tempo è stata ignorata.


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Redazione Oraquadra

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