APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Quel Castello conteso: la nostra cultura merita rispetto
Lettera Alabrese aMonsSantoro2012Grottaglie (Ta) – Per 25 anni, il Castello Episcopio è stato molto più di un monumento: è stato il fulcro della vita culturale cittadina, un luogo aperto, vissuto, trasformato. Mostre di ceramica, esposizioni permanenti, eventi, investimenti, restauri. Oltre *2,3 milioni di euro di fondi pubblici* sono stati impiegati per renderlo sicuro, bello, accessibile a tutti.
Questa storia virtuosa nacque da una scrittura privata nel 1987 tra il Comune e la *Curia di Taranto. Un comodato d’uso di 25 anni, scaduto nel 2012. Da allora, il silenzio. O peggio: oggi, nel 2025, ci troviamo davanti a un contenzioso aperto. La Curia reclama ciò che, per decenni, ha lasciato valorizzare (e curare) con risorse e progettualità dell’amministrazione pubblica.
Mi domando — e non sono l’unica: è accettabile questo silenzio istituzionale? È accettabile che un bene restituito alla comunità venga ora oggetto di rivendicazione, come se i sacrifici, i cantieri, i sogni condivisi fossero stati solo una parentesi?
Nel 2012, con grande senso di responsabilità, l’allora sindaco Ciro Alabrese scrisse una Lettera Alabrese a MonsSantoro2012 ( poi ne scrisse un’altra SecondaLetteraaSantoroxCastello del 2013) proponendo il rinnovo dell’accordo o addirittura l’acquisizione definitiva del Castello. Tutto era stato sanato, tutto era pronto per dare continuità. E invece, la porta si è chiusa. Non con un dialogo, ma con un atto legale.
E allora chiediamocelo tutti: dov’è finito l’interesse pubblico? Com’è possibile che un simbolo di identità cittadina venga trattato come una merce da rivendicare, ignorando 25 anni di cultura e partecipazione?
A perdere non è soltanto l’Ente comunale. A perdere siamo noi cittadini. Perdiamo spazi, visione, memoria. Perdiamo la fiducia in chi dovrebbe tutelare il bene comune. E in tutto questo, chi dovrebbe essere garante della comunità – la Curia – sembra essersi dimenticata della comunità stessa.
Non possiamo permetterlo. Non possiamo accettare che la cultura venga rimossa dalle mani di chi l’ha fatta vivere, per essere riconsegnata alla polvere dei contenziosi.
Il Castello è di chi lo ha amato, difeso, costruito giorno dopo giorno. E quella, oggi più che mai, è una voce che merita di essere ascoltata.

