Aggressione operatori 118 a Palagiano (Ta), un solo grido: chi tocca gli operatori sanitari tocca tutti
Dall’Onorevole Dario Iaia ai vertici sindacali di CGIL e CISL, fino al grido sommesso dell’infermiere pestato a sangue a Palagiano, si alza un’unica voce, che ha il suono della rabbia e della stanchezza: basta aggressioni, basta ipocrisie, basta paura. I nostri soccorritori non possono più essere lasciati soli. Né sul campo, né nelle istituzioni
“È inaccettabile tollerare aggressioni di qualsiasi tipo, in particolare quelle rivolte al personale sanitario” — ha dichiarato l’On. Iaia, Segretario della Commissione Ecomafie — “Le leggi ci sono, e prevedono l’arresto obbligatorio in flagranza, con pene fino a cinque anni. È ora di applicarle. Basta buonismo. Chi sbaglia deve pagare. La sicurezza degli operatori è una priorità assoluta.”
Sulla stessa linea Giuseppe Lacorte, Segretario Generale CISL FP Taranto Brindisi: “Quanto altro sangue dovrà scorrere? I nostri operatori non sono carne da macello. Aggredire un sanitario è un attacco a tutta la comunità. Servono leggi severe, protocolli di sicurezza, mezzi tecnologici e personale in numero sufficiente. Chi governa decida ora: o si sta con chi salva vite, o con chi le mette in pericolo.”
Nel frattempo, la testimonianza diretta dell’operatore aggredito arriva come un pugno nello stomaco: “Pensavo mi avrebbe ucciso. Non so quante mazzate mi ha dato. Siamo soli, troppo soli. Non ce la faccio più.” A raccontarlo è il Segretario della FP CGIL Taranto, Mimmo Sardelli, che aggiunge: “Non è più tollerabile che nel 2025 chi salva vite debba temere per la propria. Chiediamo protezione, mezzi, protocolli. Ora.”
Il segretario provinciale Alessio D’Alberto rincara: “Non bastano più strette di mano o messaggi social. Serve un tavolo di crisi aziendale, subito. Serve il coinvolgimento della Prefettura, dell’ASL, delle forze dell’ordine. Non vogliamo promesse: pretendiamo soluzioni.”
Ma il coro si allarga, e arriva anche da chi la sanità la conosce nei dettagli. Pierpaolo Volpe, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, punta il dito sulla Regione: “Le aggressioni sono ormai un fenomeno sociale dilagante. Eppure, nella composizione dell’ORSEPS — l’Osservatorio Regionale sulla Sicurezza — sono stati esclusi proprio gli infermieri, nonostante siano fra i più colpiti.”
Volpe continua: “Abbiamo scritto alla Regione, all’Assessorato, al Dipartimento Salute. Nessuna risposta. Questo silenzio è incomprensibile e poco istituzionale. Non servono organismi numerosi e ingessati. Servono interventi rapidi e strutturali.”
E ancora: “Le pene inasprite non bastano. Lo vediamo ogni giorno. Servono mezzi, personale, organizzazione. I pronto soccorso sono al collasso, le Unità Operative sottodotate, mancano modelli organizzativi evoluti. Chi oggi cura lo fa in condizioni disumane. E ogni aggressione è anche figlia di questa disorganizzazione sistemica.”
L’OPI Taranto esprime la sua totale solidarietà al personale aggredito, e chiude con un appello che suona come una scossa: “Mettete finalmente il personale sanitario al centro dell’agenda politica. Basta annunci, servono scelte coraggiose. Ora.”
Un’ultima voce arriva dalla cittadinanza, attraverso il megafono dei sindacati: “Difendete chi vi soccorre come difendereste un vostro caro. Perché quando si aggredisce un soccorritore, si colpisce tutta la società.”
E allora, gridiamolo forte. Chi tocca un operatore sanitario, tocca tutti noi. E non lo permetteremo più.

