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APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Sanità pubblica: il cuore malato d’Italia e di Puglia

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C’è una rabbia che cova sotto la pelle del popolo, una rabbia che esplode come un urlo quando si varca la soglia di un pronto soccorso, quando si chiama il 118 e si aspetta ore, quando si muore in astanteria senza aver visto un medico, quando si lavora sulle ambulanze senza protezione, sotto organico, tra insulti e, sempre più spesso, aggressioni

L’ultima, a Palagiano (Ta), è stata brutale: un equipaggio del 118 assalito, un autista preso a testate, un’ambulanza devastata. Chi ha agito ha sbagliato, senza alcuna attenuante e merita una punizione severa. Ma fermiamoci un attimo a guardare dentro questo baratro.

Chi ha costruito questa esasperazione? Chi ha alimentato la sfiducia, il rancore, la disperazione? La risposta sta in decenni di politiche miopi, clientelari, distruttive, che hanno dilaniato la sanità pubblica, riducendola a un guscio vuoto. In Puglia, come altrove, si chiudono ospedali, si tagliano reparti, si assumono medici col contagocce. I pochi rimasti sono lasciati soli, schiacciati tra turni massacranti, responsabilità impossibili e una macchina burocratica che li ignora. Chi cura oggi, cura senza tutele. E chi cerca cure, spesso trova porte chiuse o attese disumane.

E poi c’è quel capitolo che molti fingono di aver rimosso, ma che brucia ancora nella memoria collettiva: la psicopandemia, una ferita aperta nella carne viva del Paese. Ci hanno chiuso in casa, ci hanno tolto diritti, lavoro, dignità. Ci hanno detto “tachipirina e vigile attesa” e poi, chi è entrato in ospedale, ne è uscito in un sacco nero, senza un saluto, senza un addio. Abbiamo visto esercizi chiusi, bambini mascherati, anziani soli, camion con le bare, ma anche balli di Jerusalema nei reparti. E chi ha osato curare a casa è stato radiato. Chi ha fatto domande, zittito. Chi non ha obbedito, escluso.

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse 27 Ottobre 2020 Roma (Italia) Cronaca Seconda Emergenza Covid 19 : Il reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Filippo Neri. Nella foto: gli operatori sanitari al lavoro nel reparto Covid Photo Cecilia Fabiano/LaPresse October 27, 2020 Rome (Italy) News Second Covid 19 Emergency: Intensive Care of the San Filippo Neri Hospital.In the pic: sanitary stuff at work in Covid ward
Ambulanze in fila per scaricare pazienti

La stampa? Prezzolata.

La politica? A libro paga delle grandi case farmaceutiche. Un intero sistema ha girato la testa, mentre la gente impazziva. Ora quella rabbia ritorna, cieca, urlata, feroce. Non giustifica — mai. Ma spiega. Perché oggi molti, soprattutto i più fragili, vedono nel camice bianco non più un alleato, ma un nemico. È tragico. È un capovolgimento morale da brividi. Ma è così.

Eppure gli operatori sanitari sono spesso le prime vittime di questo sfacelo. Medici, infermieri, soccorritori lottano ogni giorno contro un sistema che li lascia soli: ambulanze insufficienti, turni massacranti, zero protezioni, aggressioni verbali e fisiche. Sono eroi senza scudo, carne da macello in prima linea. Chi oggi presta soccorso lo fa con il terrore, ma continua a farlo. Per vocazione. Per senso di umanità. Ma fino a quando?

Ospedale Moscati triage in tenda

C’è anche un’altra verità: la disonestà di certi cittadini e la complicità di troppi medici di base, non tutti per fortuna, perché c’è una parte sana che sta operando fino allo stremo, come accade nei pronto soccorso. Simulare emergenze per saltare le liste d’attesa è vergognoso, ma testimonia quanto profondo sia il marcio. Le liste d’attesa sono diventate un cancro inestirpabile: mesi per una risonanza, minuti se paghi cash.

E i medici di base? Durante il covid si sono chiusi nei propri studi, fortunatamente non tutti (sic), hanno negato visite a domicilio, e in troppi hanno mantenuto quel modello: appuntamenti a singhiozzo, diagnosi via WhatsApp, segretarie-filtro che decidono se e quando il paziente può essere degnato di attenzione.

Il cittadino è stanco, si sente tradito. Ha visto sparire la fiducia nel proprio medico. Ha vissuto l’abbandono e ora teme l’ospedale come un luogo di smarrimento (spesso un mortifici), non di cura. È impaurito, arrabbiato, spesso povero, e il malato vive come uno scarto sociale. E allora la sanità, anziché essere un diritto, diventa un miraggio. Una roulette. Un privilegio.

Così la gente esplode. Non scusiamo nulla, ma comprendiamo troppo. Questa è la sanità pubblica che la politica ha smantellato per interessi elettorali e spartizioni di potere. Questa è la verità nuda, scomoda, inaccettabile. E noi, che ci ostiniamo ancora a credere che curare non debba essere un privilegio per chi può pagare, abbiamo il dovere di urlarla.

Non sarà un editoriale a cambiare tutto, ma il silenzio complice sì che uccide. E allora gridiamo. Forte. Per chi soffre, per chi cura, per chi non si piega

 

 


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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