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Dispersi in mare, una ricostruzione di Fabio Matacchiera, un esperto che al mare dà del lei

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Una interessante ricostruzione di Fabio Matacchiera, esperto in  attività marittime sopra e sotto il mare

 

Ormai le possibilità di trovare in vita i dispersi sono veramente minime, ma ci sono. Cosa potrebbe essere successo, dunque?

L’imbarcazione si è allontanata troppo (forse spinta al largo dal forte vento per un’avaria al motore che non la rendeva governabile) e ha trovato un mare molto formato (probabilmente forza 4 -5, questo risultava al largo). Quando il motore si arresta, l’imbarcazione si mette automaticamente sempre “di traverso” alla corrente, facendo scaricare tutta l’energia del moto ondoso direttamente sulla fiancata. In questo modo, l’imbarcazione può rollare spaventosamente fino ad imbarcare tanta acqua ed affondare in pochi minuti. Ecco perché probabilmente gli occupanti a bordo non sono riusciti a chiamare i soccorsi con i telefonini o utilizzare i razzi o i fumogeni di emergenza… perché potrebbero non aver fatto in tempo.

Errore gravissimo potrebbe essere stato anche, per esempio, non aver indossato i giubbotti di salvataggio anzitempo, considerato il vento ed il potenziale pericolo. I giubbotti dovevano essere indossati subito ed il comandante DOVEVA PRETENDERLO assolutamente! Con i giubbotti si sarebbero potuti salvare perché, rimanendo a galla, sarebbero stati a vista dei mezzi aeronavali della Guardia di Finanza e della Marina Militare.

Sono stati fatti probabilmente degli errori, sin dall’inizio, prendendo il largo con quel vento, e in mare certe cose si possono pagare con la vita. (Fabio Matacchiera)

Ps: pubblichiamo queste foto a testimonianza che a parlare non è un chicchessia ma uno che col mare ci lavora e lo ripetiamo: “CI Dà DEL  LEI a POSEIDONE(Dio del Mare)!”


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Redazione Oraquadra

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