Lo specchio inganna: dal truffatore di Tinder al narcisismo che si perfeziona
Non sempre il dolore insegna. Non sempre la maschera cade. A volte, semplicemente, si adatta meglio al volto. Migliora il trucco. Sceglie una luce più morbida. E così il narcisista, anziché trasformarsi, diventa più abile, più elegante nella sua arte antica: quella di sedurre per sfruttare, di promettere per ottenere, di accarezzare con una mano e svuotare con l’altra.
Il caso di Simon Leviev, il “truffatore di Tinder”, non è un’eccezione. È l’archetipo. L’icona pop di un narcisismo che non si redime, ma si evolve nella menzogna, affina le armi, si istruisce nel linguaggio dei sentimenti, li studia, li imita, li commercia. Non cambia, si mimetizza.
Le origini della maschera
Il suo vero nome è Shimon Hayut, nato in Israele nel 1990 in una famiglia ortodossa. Giovanissimo, si allontana dalla legalità: falsificazioni, truffe, identità rubate. Arrestato più volte, fugge in Europa, dove cambia nome e comincia a costruire una carriera parallela. Nel 2015 viene condannato in Finlandia per aver truffato diverse donne con lo stesso schema poi esportato su scala globale. Dopo il rilascio, assume l’identità fittizia di Simon Leviev, fingendosi il figlio del magnate dei diamanti Lev Leviev – appropriazione illegittima e studiata, per sfruttare l’aura di potere e ricchezza.
Ricomincia da capo. O forse no: semplicemente rende il piano più raffinato.
L’illusione del cambiamento
Lo raccontano le cronache: donne sedotte da jet privati, messaggi appassionati, attenzioni costanti. Poi il colpo di scena: “I miei nemici mi stanno cercando”. Inizia lì la trasformazione dell’amore in debito, della passione in fideiussione. Chi guarda da fuori si chiede: “Ma com’è possibile?”. Chi lavora con le ferite dell’anima, invece, lo sa bene. Il narcisista non ama, non sente, non torna indietro. Cambia pelle, non cuore.
Narcisismo come predazione, non come evoluzione
La psicologia distingue tra narcisismo “grandioso” (dominante, manipolativo) e narcisismo “vulnerabile” (ipersensibile, difensivo). In entrambi i casi, c’è un nucleo profondo di insicurezza che viene mascherato da superiorità.
Ma c’è una terza forma, più subdola e pericolosa: il narcisismo predatorio, che sfrutta la vulnerabilità altrui con piena consapevolezza.
Non cerca relazioni, costruisce dipendenze.
Non cerca amore, cerca specchi.
Non si adatta, si traveste da opportunità.
Simon Hayut non cercava solo denaro. Cercava il potere assoluto sull’immaginario dell’altro. Aveva studiato le regole dell’empatia come un chimico studia le reazioni. Ti faceva sentire speciale solo per incatenarti con la tua stessa fiducia.
Usava il linguaggio dell’amore come strumento d’inganno. E come un attore istruito, conosceva perfettamente il copione:
love bombing,
urgenza emotiva,
vittimismo,
gaslighting,
restituzione promessa (ma mai attuata),
nuova vittima in arrivo.
La struttura della truffa
Il documentario “The Tinder Swindler” (Netflix, 2022) ha svelato al mondo il suo schema: donne sedotte attraverso Tinder, portate in una vertigine affettiva e materiale – cene a cinque stelle, voli privati, gioielli, video con il “bodyguard” ferito per aumentare il senso di urgenza. Poi la richiesta di denaro: carte di credito, prestiti, trasferimenti bancari.
Una delle vittime ha contratto oltre 250.000 euro di debiti pur di “aiutarlo”.
I soldi ricevuti venivano immediatamente usati per sedurre la prossima. Era un gioco a catena, un Ponzi affettivo. Con una sceneggiatura impeccabile, spesso identica nei gesti e nei tempi. Tutto documentato, tutto freddamente pianificato.
Mai un vero senso di colpa. Mai una reale dissonanza morale.
Il narcisista “buono” è solo più ben vestito
Esiste davvero un narcisista che “mette a frutto” il suo dono? Sì, ma non per dare. Solo per ottenere di più, con meno sforzo, meno rischio, meno disordine. Può anche scrivere libri, tenere conferenze, parlare di emozioni, vincere concorsi letterati o poetici. Può dire “sono cambiato”, “ho fatto un percorso”. Ma non lavora con le circostanze: lavora contro, se appena esse non gli sono favorevoli.
Non conosce l’autenticità.
Solo la performance.
Non sa stare nel dolore altrui se non per usarlo come leva.
Non costruisce relazioni: crea dipendenze.
E se a volte appare brillante, generoso, persino spirituale, è solo perché ha capito che la bontà vende più della freddezza.
Conclusione: quando il male si veste bene
Non dobbiamo aspettarci redenzioni dai narcisisti. Dobbiamo, piuttosto, imparare a non cadere nel miraggio del loro fascino riformato. Il vero cambiamento non ha bisogno di proclami. Non si annuncia sui social. Non si mostra.
Si vive. Si sente. Si verifica nel tempo.
Chi ha veramente affrontato le proprie ombre, non ha più bisogno di sedurre il mondo. Non vive per gli applausi. Non cerca occhi, cerca cuori reali. Il narcisista, invece, rimane lì: avida creatura in cerca di specchi, travestita da salvatore, da poeta, da maestro, da amante ideale.
E se oggi non truffa più su Tinder, forse lo fa dietro un microfono, o su un palco motivazionale.
Non è cambiato.
Ha solo comprato una maschera nuova.
Egidio Francesco Cipriano
Immagine generata AI
Note e fonti
- JPost – Analisi psicologica del caso:
https://www.jpost.com/health-and-wellness/mind-and-spirit/article-696456 - Wikipedia – The Tinder Swindler:
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Tinder_Swindler - Glamour – Intervista a Hayut post-documentario:
https://www.glamour.com/story/the-tinder-swindler-says-hes-not-a-fraud-in-first-interview-post-netflix-documentary - Dr. Ramani Durvasula – Narcisismo relazionale:
https://www.menshealth.com/sex-women/a39353714/netflix-tinder-swindler-narcissistic-relationships-doctor-ramani-durvasula - PMC – Narcissism and criminal behavior:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3368369 - Il Truffatore di Tinder su Netflix : https://www.netflix.com/it/title/81254340

