APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – La legalità tradita e la memoria vilipesa con i soldi pubblici
Oggi, 19 luglio, non è solo un giorno di ricordo: è un giorno di indignazione. La strage di Via D’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, rappresenta una delle pagine più tragiche e dolorose della nostra Repubblica. A 33 anni di distanza, il rispetto dovuto a quei servitori dello Stato è stato calpestato, per esempio a Grottaglie (Ta), sotto i riflettori di uno spettacolo finanziato proprio con le nostre tasse.
Restando ancora sul ricordo della starge di via D’Amelio, (in copertina una famiglia che ha perso la serenità quel giorno della tragedia), voglio condividere ciò che il segretario generale del S.I.AP., Pasquale Antonazzo, ha espresso in una brevissima nota, parole che dovrebbero risuonare nelle menti di ogni cittadino:

“Oggi, un giorno che nessuno deve dimenticare, soprattutto i giovani. È un ricordo che ci accompagna ogni giorno: portare rispetto e gratitudine alle vittime della strage di Via D’Amelio. Sono passati 33 anni, da allora. Difendere i valori della legalità, della giustizia e del rispetto per la vita è essenziale per costruire un futuro più giusto e sicuro, in cui il sangue innocente non venga mai più versato e la memoria di chi ha sacrificato tutto non venga dimenticata. La legalità è il nostro impegno quotidiano: rispettare le regole e combattere la mafia sono i modi migliori per onorare le vittime e proteggere il nostro domani.”
Queste parole acquistano ancora più peso alla luce di quanto accaduto sul palco delle Cave di Fantiano a Grottaglie, dove si è consumato uno degli atti più assurdi e irrispettosi degli ultimi tempi.
Il dettaglio che brucia e indigna: lo spettacolo incriminato è stato finanziato dal Comune di Grottaglie con 10milaeuro di denaro pubblico. Soldi nostri, spesi per dare voce a chi ha dileggiato le forze dell’ordine, inneggiato alle Brigate Rosse e insultato la memoria di eroi come Aldo Moro. È una distorsione imperdonabile: il Comune, in silenzio, ha avallato ciò che ogni cittadino cosciente avrebbe condannato.

C’è poi il paradosso: se un giornalista osasse scrivere un decimo di ciò che è stato gridato da quel palco, verrebbe immediatamente querelato, condannato a risarcire proprio quella cifra, 10.000 euro. È la fotografia di un sistema malato, in cui chi offende può farlo in pubblico e a pagamento, mentre chi denuncia rischia la gogna giudiziaria.
Ciò che dovrebbe essere patrimonio culturale — il rispetto per le istituzioni, la memoria dei martiri della giustizia — viene sbeffeggiato sotto forma di intrattenimento. E peggio ancora, nel silenzio complice del sindaco e dei suoi amministratori, responsabili di aver autorizzato e promosso questa farsa.
La legalità non si celebra con le corone di fiori, ma con gesti concreti, con prese di posizione nette. La memoria va difesa ogni giorno, soprattutto da chi ha il potere — e il dovere — di educare e vigilare. E se lo Stato non lo fa, tocca a noi cittadini.
Tocca ai giornalisti liberi e onesti intellettualmente, ai giovani, agli insegnanti, a chi crede ancora che il Bel Paese meriti verità, giustizia e dignità.

