Taranto, la città che lotta per ritrovarsi
Una città al bivio: tra rabbia, solidarietà e responsabilità politica

Taranto sta vivendo giorni di tensione che non sono solo politici o istituzionali, ma profondamente umani. Le dimissioni del sindaco Bitetti, l’assemblea dai toni accesi, le reazioni indignate e i comunicati che si sono susseguiti nelle ore successive sono lo specchio di una città ferita, che cerca risposte e non si accontenta più di promesse.
È comprensibile la rabbia dei cittadini di fronte a un destino industriale incerto, carico di anni di compromessi e di inquinamento. Ma è anche necessario ribadire che questa rabbia non può trasformarsi in aggressività. Come ha ricordato il sen. Mario Turco del M5S, la lotta ambientale di Taranto non può essere inquinata da atteggiamenti antidemocratici. La sua voce si è levata a difesa dell’ambiente, del lavoro e della salute, ma anche del dialogo e del rispetto tra persone che condividono la stessa terra e lo stesso dolore.
Sul fronte opposto, o forse parallelo, arriva la proposta del Partito Democratico pugliese, per voce di Francesca Viggiano. Il “Piano C” tracciato dal Comune di Taranto si

presenta come l’unica strada percorribile per dare concretezza a una transizione industriale vera, sostenibile e realizzabile. Tre forni elettrici, un impianto DRI alimentato a gas, senza nave rigassificatrice: un modello di sviluppo nuovo, che non cancella il passato ma ne prende atto per costruire un futuro diverso. La politica, in questo caso, è chiamata a fare quadrato attorno al sindaco e alla comunità.

E poi c’è la maggioranza del Consiglio comunale, che alza la voce contro quanto accaduto dentro e fuori Palazzo di Città. “Non è questa la comunità che vogliamo costruire”, si legge nel comunicato. E come non dar loro ragione? Una comunità si fonda sulla diversità, non sulla sopraffazione. Se il Consiglio comunale del 30 luglio non può svolgersi per motivi di sicurezza, e se l’accordo di programma previsto il 31 luglio viene messo in discussione per l’assenza del Sindaco, allora è chiaro che siamo di fronte a una crisi non solo politica, ma civile.
Come Direttore/Editore di Oraquadra, credo fermamente che Taranto abbia bisogno di una nuova narrazione: non quella dell’acciaieria che domina tutto, non quella della rabbia che soffoca le voci, ma quella della città che si rialza, che discute con rispetto e che sa dove vuole andare.
Ora più che mai serve responsabilità, visione e il coraggio di scegliere. Non per l’io, ma per il noi.

