6 agosto: la luce che brucia e la coscienza che tace
6 agosto 1945, ore 8:15.
Su Hiroshima cala una luce innaturale, più bianca del bianco, più veloce del tempo. Non è la luce della Trasfigurazione sul monte Tabor. Non è la rivelazione del divino, ma la rivelazione del possibile. Quella luce, che fonde carne e pietra, è il riflesso del limite umano superato, della scienza che, svuotata dall’etica, diventa idolo.
Quella mattina, il mondo vide se stesso allo specchio, e fu terrore.
6 agosto 2021.
Un’altra luce. Invisibile, digitale, amministrativa seppur non comparabile ma più sottile e distopica calca la scena. Il Green Pass diventa obbligatorio per entrare in bar, ristoranti, teatri, palestre, persino biblioteche. Sotto l’egida della salute pubblica, si inaugura una nuova era di discriminazione sistematica, dove la fiducia è sostituita dal sospetto, e l’umanità dal QR code.
Chi rifiuta di aderire — anche solo temporaneamente, anche solo per principio — è sospeso, espulso, cancellato.
La medicina che si fa dogma
Nel nome della scienza, si sacrifica la complessità del pensiero critico, e si costruisce un mondo diviso in due:
- da una parte i “buoni”, i conformi, i protetti (per decreto);
- dall’altra i “cattivi”, i no-vax, gli irresponsabili, i negazionisti.
Termini violenti, privi di sfumature, scagliati senza pietà su chiunque osi porre domande, anche da posizioni colte e professionali. Persino psicologi, come altri sanitari, — abituati al dubbio, all’ascolto, alla pluralità interiore — vengono colpiti. Sospesi dal proprio ordine, nonostante s’impegnino a lavorare esclusivamente online, e quindi senza nessun contatto fisico né rischio sanitario concreto.
È l’idea stessa di coscienza individuale a diventare sospetta.
L’eretico è tra noi
Come nella caccia alle streghe, l’eresia non si misura più in atti, ma in pensieri. Un medico può salvare vite da remoto, ma se non ha la certificazione verde, è colpevole. Uno psicologo può accompagnare persone nel dolore, ma se non si allinea al decreto, è “non idoneo”. Non c’è spazio per l’autonomia professionale, né per la bioetica: la logica è quella del branco, dell’obbedienza, della normalizzazione.
La scienza, invece di dialogare, impone.
Il sapere che diventa controllo
Il sapere è sempre stato una forma di potere. Ma mai come allora lo vediamo strumentalizzato, ridotto a mezzo di gestione e sorveglianza.
- Il Green Pass, nato come misura sanitaria temporanea, si trasforma in lasciapassare sociale.
- Le istituzioni si arrogano il diritto di stabilire chi può lavorare, chi può incontrarsi, chi può esprimersi.
- Le piattaforme digitali censurano, oscurano, segnalano.
L’interiorità viene invasa, medicalizzata, giudicata.
Una nuova Hiroshima dell’anima
Come allora, anche oggi si celebra la luce. Ma non è luce che illumina. È luce che cancella. Hiroshima fu il simbolo del potere che annienta. Il Green Pass, nella sua forma più estrema, è la burocrazia che umilia, che divide amici, colleghi, famiglie. È lo Stato che si insinua nei pensieri, che dice a un terapeuta: “Se non hai il timbro giusto, non puoi più curare, neanche con le parole”.
Il virus ha mutato anche il linguaggio, rendendo infetto tutto ciò che non si adegua.
Ricordare per non obbedire
Il 6 agosto ci interroga.
Non solo sul passato, ma su un presente che ha smesso di farsi domande.
“Hiroshima non fu solo morte. Fu monito.
Ma i moniti, come i sogni, vengono dimenticati,
soprattutto quando il mondo si abitua a sopravvivere
anziché vivere.”
Serve oggi una nuova consapevolezza, capace di difendere:
- la complessità contro la semplificazione,
- la libertà interiore contro il ricatto amministrativo,
- la relazione umana contro la mediazione digitale forzata.
Perché se anche un terapeuta non può più ascoltare senza mostrare un lasciapassare, allora il male ha già vinto senza sparare un colpo.
Egidio Francesco Cipriano
Immagine AI

