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APERTAMENTE di On. Carmelo Patarino – PAURA DI VINCERE OVVERO PAURA DI PERDERE VINCENDO

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“PRIMUM VINCERE”

Era il pensiero costante del grande e mai dimenticato Pinuccio Tatarella, che tanto aveva insegnato alle generazioni passate, specialmente alla mia, e dal quale moltissimo potrebbero apprendere ancora oggi parecchi dirigenti, consiglieri regionali e parlamentari di Fratelli d’Italia e dell’intero centrodestra, se avessero il giusto grado di umiltà e il buon senso di leggersi (o studiarsi) la sua storia, il suo modo originale e pragmatico di fare politica, per scoprire, capire ed eventualmente avere come riferimento il modello organizzativo e i metodi da lui adottati per guidare il partito, affinché, oltre a contare su propri rappresentanti eletti e dirigenti, centrali e periferici, in grado di svolgere al meglio il proprio ruolo,  fosse preparato ad affrontare, da protagonista, qualsiasi competizione elettorale, sempre scegliendo (e mai all’ultimo momento) i migliori candidati, la cui appartenenza: AN, FI, UDC, società “attiva” o altro, non avrebbe mai dovuto prevalere sulle qualità, sull’autorevolezza, sulla serietà, sui meriti, sulla disponibilità, sui comportamenti e sulla stima e la simpatia riscosse tra la gente.

E che il metodo “Tatarella” funzionasse, risultando quasi sempre vincente, è stato ampiamente dimostrato nel corso degli anni proprio dal “Fenomeno Puglia”, in cui, sotto la sua sapiente regia, Alleanza Nazionale e l’intero centrodestra vissero il periodo di massimo splendore, forti di centinaia di amministratori (non pochi addirittura del M.S.I.) di altissimo profilo.

A quei tempi la destra, a livello nazionale, aveva poco più di un terzo dei voti attuali di Fratelli d’Italia, ma in Puglia vantava una rappresentanza istituzionale più del triplo rispetto a quella che possiede oggi e governava in molte più realtà di quanto non riesca a fare adesso con Fratelli d’Italia al 30%.

Come mai allora il centrodestra governava, oltre che alla regione, in quasi tutte le città capoluogo, nella maggior parte delle province, in tantissimi comuni importanti e in ogni azienda sanitaria e oggi, a parte Lecce, in cui è tornato il centrodestra ma solo per merito della grande Adriana e non d’altri, lascia ogni realtà in mano alla sinistra?

Cosa aveva quell’uomo che manca ai dirigenti attuali?

Forse, al di là delle innumerevoli doti umane e politiche su cui, avendone già diffusamente scritto in un mio libro di qualche anno fa, non tornerò, sarebbe meglio parlare di quello che non aveva.

Semplicemente non aveva “PAURA“ di trovare qualcuno che gli potesse fare “OMBRA” o che avesse le capacità e la forza di competere con lui

Quando Pinuccio, che era stato un gigante, l’ultimo gigante pugliese dopo Di Crollalanza, venne a mancare, furono in molti – non solo di AN – quelli che accamparono il diritto di prendere il suo posto, ognuno avanzando la pretesa di esserne l’erede.

Ma, com’è ovunque noto, i giganti non lasciano eredi tra la gente comune, lasciano solo eredità.

E, dispiace dirlo, dalla sua morte ad oggi, nessuno di quei pretendenti ha mai avuto l’abilità e, probabilmente, neanche la voglia di approfittare di quella eredità per favorire la crescita e il rilancio della destra e del centrodestra allo scopo di tornare a governare in Puglia.

A partire dai comuni fino alla regione, in cui la sinistra, anche a causa di un’opposizione formata da gruppi spesso in contrasto tra di loro tanto che qualcuno di essi finisce, talvolta, per apparire come una squadra di Soccorso per la stessa sinistra che, del tutto indisturbata, continua a spadroneggiare con arroganza e metodi assai discutibili sul’intero territorio e allora ho la sensazione di rimpiangere il passato quando a ricoprire il prestigioso e molto impegnativo incarico di presidente del gruppo della destra, dal MSI, passando per Alleanza Nazionale, fino a Fratelli d’Italia, erano personaggi come Giuseppe Tatarella, Antonio Piacquadio, Giorgio Bortone, Salvatore Tatarella, Nino Marmo, Roberto Ruocco, Michele Saccomanno e infine, per Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo e Francesco Ventola, tutte personalità di altissimo profilo morale e culturale, distanti anni luce da chi ha preso ultimamente il loro posto.

C’è chi, tenuto conto di tutto questo, da alcuni anni, al pari di diversi organi di stampa, avanza il sospetto, secondo il quale le mancate fortune o le pesanti sconfitte di Fratelli d’Italia e dell’intero centrodestra (come quelle davvero inaccettabili subite due volte di seguito alle elezioni amministrative di Taranto, alle ultime delle quali la coalizione di cui faceva parte Fratelli d’Italia non è riuscita ad andare al ballottaggio e il partito si è dovuto accontentare di un più che misero 6,8%) fossero e siano dovute se non all’incapacità di chi ha il potere di decidere e di correre tempestivamente ai ripari, ad un oscuro e assurdo disegno che è quello del “disinteresse” e, riguardo alle elezioni importanti, di seguire la logica: “se non posso io, è meglio perdere, mandando in campo giocatori di riserva”.

Diversamente, VINCERE con fuoriclasse potrebbe far correre il RISCHIO di PERDERE le rendite dei propri orticelli.

Io non so quanto quel sospetto possa essere fondato, tuttavia continuo ad essere un ottimista, certo che, con uno scatto di orgoglio generale, vi sia ancora il tempo, cambiando mentalità, già a partire dalle prossime elezioni regionali, di imboccare la strada giusta (che non è assolutamente difficile) per condurre il Centro Destra alla vittoria, avendo ciascuno la consapevolezza che una ulteriore sconfitta sarebbe un vero SUICIDIO e a PERDERE sarebbero, oltre al partito e ai militanti che finora, malgrado tutto, l’hanno sostenuto, anche soffrendo, i cittadini pugliesi che da anni stanno pagando pesanti conseguenze per il malgoverno della sinistra, il peggiore della storia della nostra Puglia.


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Redazione Oraquadra

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