“Se questo è un Popolo” l’iniziativa di Carosino per la Palestina
Il grido “Palestina libera”, scandito dal ritmo cadenzato di cucchiai, pentole e martelli, ha risuonato con forza ieri sera all’anfiteatro Aquilone, nel parco pubblico di Carosino. Un gesto simbolico – spiegano gli organizzatori – per rompere il silenzio assordante che avvolge ciò che sta accadendo in Palestina.
Il comitato Carosino per la Palestina ha inaugurato così la propria attività divulgativa e solidaristica, organizzando un incontro dal titolo evocativo: “Se questo è un popolo”. L’anfiteatro gremito è stato un segnale importante: la comunità carosinese si dimostra ancora una volta attenta, partecipe e pronta a rimboccarsi le maniche per chi soffre e lotta.
L’incontro si è aperto con alcune canzoni interpretate da Remigio Furlanut, brani che raccontavano il dramma e la resistenza del popolo palestinese, intervallati da Buongiorno Taranto, un pezzo dedicato alla città jonica e all’ILVA. Un accostamento che, pur comprensibile nelle intenzioni, mi è sembrato fuori luogo: per quanto anche la nostra sia una terra ferita, è importante mantenere una chiarezza tematica e non sovrapporre contesti così profondamente diversi e non comparabili.
Nica Accettura, intervenuta a nome del comitato, ha spiegato le ragioni per cui Carosino ha deciso di unirsi alla rete di comitati presenti sul territorio jonico, annunciando anche una raccolta fondi a favore di Medici Senza Frontiere. Nica ha dato voce a ciò che i social ci mostrano ogni giorno: un popolo martoriato, affamato, in cui i bambini non conoscono più l’infanzia. Ed è proprio per questo che il titolo scelto per l’evento, ispirato a Primo Levi, vuole richiamare – pur in un contesto totalmente diverso – la fine dell’umanità, dell’empatia, della fratellanza.
Momento toccante è stato quello della bandiera palestinese adagiata a terra da Cristina, accompagnata da drappi bianchi disposti attorno dagli altri membri del comitato. A seguire, la lettura – scandita e commossa – di dati atroci: bambini uccisi, fame dilagante, strade distrutte, acqua introvabile, aiuti umanitari bloccati. Arcangelo, Patrizia, Lucia, Lucilla, Antonello, Berna, Tommaso e gli altri membri del comitato hanno dato voce, con rabbia e dolore, a una tragedia che ha un solo nome: genocidio.
È stato poi letto un estratto del discorso pronunciato all’ONU dall’avvocata Francesca Albanese, Relatrice Speciale per i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Parole forti, che hanno acceso un acceso dibattito politico, tra contrapposizioni e condanne.
La serata si è conclusa con un girotondo sulle note di una danza tradizionale palestinese: perché anche il ballo può essere strumento di unione, resistenza e speranza.

