APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – “Decaro contro tutti, ma il rischio è Vendola: dalla rottamazione al riciclo”
Veti, ritorni e déjà vu: la Puglia non è un museo della sinistra
Antonio Decaro vuole correre per la presidenza della Regione Puglia, ma a una condizione: niente Emiliano, niente Vendola. Un veto netto, che suona come una richiesta di libertà. Ma attenzione: la libertà non si conquista con le esclusioni, si costruisce con le idee.
Da cittadina libera da ideologie, non posso che guardare con un misto di curiosità e inquietudine. Perché se il centrosinistra non trova una sintesi, il rischio è paradossale: proprio quel veto potrebbe spalancare la porta al ritorno di Vendola. Sarebbe come passare dalla pentola alla brace. Un déjà vu politico che sa di minestra riscaldata, non di futuro.
Vendola, con la sua retorica elegante e il suo passato da protagonista, potrebbe tornare in campo come “soluzione di ripiego”. Ma ripiego per chi? Per una coalizione incapace di rinnovarsi davvero? Per un elettorato che merita molto più di un revival?
Decaro ha il merito di voler rompere gli schemi, ma la sua posizione rischia di diventare un boomerang se non è accompagnata da una proposta forte, inclusiva, capace di parlare a chi oggi non si riconosce più in nessun simbolo.
E la destra, intanto, che fa? Non urla, non si agita. Sta a guardare. Ma non è un’attesa passiva: è strategica. Si compatta, si organizza, studia le mosse altrui come un giocatore di poker che aspetta il momento giusto per calare il tris. E mentre il centrosinistra si avvita su se stesso tra veti incrociati, nostalgie da prima Repubblica e il rischio concreto di un ritorno di Vendola, il centrodestra si prepara a vincere senza nemmeno dover combattere.
Lo ha detto chiaramente Luigi Vitali, ex sottosegretario e voce storica del centrodestra pugliese: “Il candidato deve essere un barese”. Non è solo una questione geografica, è una dichiarazione di metodo. Il centrodestra vuole un volto radicato nel territorio, riconoscibile, pragmatico. Mentre il centrosinistra si divide tra chi vuole rottamare e chi vuole riesumare, la destra punta alla sintesi: un candidato locale, autorevole, che non abbia bisogno di spiegare chi è.
E così, mentre Decaro lancia veti e il campo largo si restringe, il centrodestra si muove sottotraccia. Si parla di Francesco Paolo Sisto, viceministro e figura di peso in Forza Italia. Non è ancora ufficiale, ma il messaggio è chiaro: se il centrosinistra implode, la destra è pronta a raccogliere i cocci. Non per merito, ma per inerzia. Non per visione, ma per vuoto altrui.
Il paradosso è servito: mentre la sinistra si consuma in un eterno ritorno, la destra potrebbe vincere senza nemmeno dover alzare la voce.
E a quel punto, chi avrà davvero tradito la voglia di cambiamento dei pugliesi?

