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APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Il Castello che ci hanno tolto: una ferita aperta per Grottaglie

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C’è un momento in cui la cronaca diventa storia. E non perché lo decidano i tribunali, ma perché lo impone la coscienza collettiva. La sentenza del Tribunale Civile di Taranto che obbliga il Comune di Grottaglie (Ta)  a restituire il Castello Episcopio all’Arcidiocesi non è solo un atto giuridico: è il punto di rottura di un rapporto malato tra istituzioni e patrimonio, tra Amministrazione e Comunità.

Il Castello non è un edificio. È un simbolo. È la pietra che racconta secoli, la torre che veglia sulla città, il luogo che avrebbe potuto essere casa della cultura, della memoria, della bellezza. E invece è stato lasciato crollare, ignorato, violato nei suoi vincoli e nei suoi significati. Perché?

La risposta è amara. Perché si è preferito spendere milioni in basolati, piste ciclabili, cimiteri e alloggi, mentre il cuore storico della città veniva abbandonato. Perché si è dissipato il PNRR in opere urbanisticamente discutibili, indebitando persino il futuro. Perché si è scelto di non scegliere, di non ascoltare, di non custodire.

E ora, dopo 13 anni di morosità, dopo restauri mai eseguiti, dopo canoni non pagati e promesse tradite, arriva una sentenza che ci toglie anche il diritto di sperare. Il Castello torna alla Curia, legittima proprietaria, ma la città perde un pezzo di sé. E forse, come ha detto l’avv. Mirelli, lo perderà per sempre: perché nulla vieta che venga venduto, alienato, sottratto definitivamente alla collettività.

La domanda che dobbiamo porci non è solo “chi ha sbagliato?”, ma “cosa vogliamo diventare?”. Vogliamo essere cittadini che accettano passivamente la perdita di ogni presidio identitario? O vogliamo essere una comunità che si rialza, che pretende trasparenza, che chiede conto delle scelte fatte?

Grottaglie ha già perso troppo: l’ospedale, l’aeroporto, ora il castello. Cosa ci devono togliere ancora? La dignità?

Questo editoriale non è un atto di accusa. È un atto d’amore. Perché chi ama la propria città non tace. Non si rassegna.  Pretende risposte. Pretende cambiamento.

E allora sì, meditate. Ma non solo voi che avete governato. Meditiamo tutti. Perché il Castello Episcopio non è solo una proprietà da restituire. È una responsabilità da riconquistare.

Ma su questo punto, sempre  l’avvocato Mirelli ha voluto rassicurare i cittadini con fermezza:

“State tranquilli – ha dichiarato – dovesse esserci già un acquirente del nostro Castello, vista l’incapacità amministrativa di questa amministrazione comunale uscente, il Clero non riuscirà a venderlo a privati, avendo il mio studio già studiato perfettamente anche questa dannosissima eventualità.”

Ecco la  spiegazione puntuale  dell’avv Mirelli della normativa che regola il diritto di prelazione dello Stato italiano in caso di vendita di beni ecclesiastici:

  • Se l’immobile è riconosciuto come “bene culturale” ai sensi del D.Lgs. 42/2004, l’ente ecclesiastico è obbligato a notificare la vendita al Ministero della Cultura.
  • Lo Stato ha 60 giorni per esercitare il diritto di prelazione, acquistando l’immobile allo stesso prezzo offerto dal privato.
  • Questo meccanismo serve a garantire che beni di valore storico-artistico rimangano sotto tutela pubblica.
  • Anche gli immobili ecclesiastici rientrano in questa disciplina, in accordo con le intese Stato-Chiesa.
  • Se invece l’immobile non è classificato come bene culturale, la vendita segue le regole del diritto privato.

Il tutto si inserisce nel quadro dei Patti Lateranensi e dell’Accordo di Villa Madama, che regolano lo status speciale della Santa Sede. Ma, come sottolinea Mirelli, “la collaborazione tra Stato e Chiesa per la tutela del patrimonio è un principio riconosciuto”. E quindi, anche in caso di vendita, il Castello non potrà essere ceduto senza che lo Stato abbia la possibilità di intervenire.

“Francamente – conclude l’avvocato – spero che questi giovani virgulti comunisti spariscano dal Comune, perché mi stanno costringendo a studiare persino di sabato sera ed a notte inoltrata, ma ci tenevo a tranquillizzare chi mi legge  sulla incontrovertibile circostanza che sto cercando dai miei canali social di  chiarire e spiegare chiaramente. Un invito: leggete e condividete ciò che scrivo sui social, divulgando i vari contenuti dei miei post e continuate a seguirmi con identico entusiasmo.”

Mi unisco  a ciò che Mirelli ha  detto  con il sangue agli occhi in un video messaggio social: Grottaglie ha già perso troppo: l’ospedale, l’aeroporto, ora il castello. Cosa ci devono togliere ancora? La dignità?

 


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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