Grottaglie, 1987: il Castello Episcopio si prepara a rinascere come polo culturale
Parte I – Le chiavi della rinascita
Il 9 ottobre 1987, nella sede comunale di Grottaglie, si compie un atto che segna una svolta nella storia urbana e culturale della città. Il Sindaco Antonio Zinzarella e l’Arcivescovo di Taranto, Monsignor Guglielmo Motolese, firmano un accordo che restituisce alla comunità il Castello Episcopio, antico presidio vescovile e simbolo identitario del centro storico. Le firme, certificate dal Segretario Generale Giovanni De Cataldo, suggellano un’intesa che unisce visione spirituale e impegno civile, aprendo le porte a un futuro di cultura e partecipazione. contrattocastello
Fino ad allora, il Castello aveva vissuto una lunga stagione di oblio e trasformazione impropria: per anni era stato sede di un calzaturificio, un’attività produttiva rumorosa e inquinante, che ne aveva snaturato la vocazione storica e compromesso la qualità ambientale del quartiere. Le mura che un tempo avevano ospitato prelati e custodito tesori d’arte erano diventate contenitori di macchinari, solventi e traffico industriale. Il cuore antico di Grottaglie pulsava, ma in una direzione lontana dalla sua anima.
Ma proprio da quel momento, qualcosa cambia. L’accordo del 1987 non resta lettera morta: diventa scintilla. Un gruppo di docenti dell’Istituto d’Arte, insieme all’attore Alfredo Traversa e ad altri cittadini appassionati, dà vita all’associazione culturale “Arte e Cultura”. Con entusiasmo e determinazione, iniziano a ripulire il Castello e i suoi giardini letteralmente a mani nude, liberandolo da detriti, polveri e silenzi. Con l’aiuto di maestri falegnami, ricostruiscono il portone d’ingresso, simbolo di una nuova apertura. Il Castello, da rudere dimenticato, si trasforma in uno scrigno: uno spazio vivo, pronto ad accogliere eventi culturali di ogni tipo.
E intanto, qualcosa si muove anche nel cuore della gente. Grottaglie, all’epoca, era una comunità poco abituata alla fruizione culturale, dove la musica colta e le espressioni artistiche non sempre trovavano ascolto. Emblematica è la scena che si narra durante l’organizzazione delle feste patronali: quando gli organizzatori chiesero al popolo radunato in piazza se preferisse la Banda musicale o i fuochi d’artificio, la risposta fu corale e schietta — “Li fuechi ca la banna non la capimu!” — i fuochi, perché la banda non la capiamo. Una frase diventata leggenda che racconta molto: non solo una preferenza, ma una distanza, una mancanza di strumenti per decodificare il linguaggio della cultura.
Eppure, proprio da quel Castello, comincia il risveglio. I primi eventi, le prime mostre, le prime note che risuonano tra le mura antiche, iniziano a costruire un ponte tra il passato e il presente, tra l’arte e il popolo. Il Castello Episcopio, da luogo chiuso e compromesso, si prepara a diventare il cuore pulsante della vita culturale di Grottaglie. È il primo passo di un cammino che unisce tradizione e apertura, spiritualità e creatività, nel segno di una rinascita condivisa.

