APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Sigonella: una Storia di dignità, non di slogan
Da cittadina e da professionista della comunicazione, non posso restare in silenzio davanti a ciò che si sta tentando di fare con l’evento “Il Grottagliese che disse NO all’America”. Un titolo fuorviante, tra l’altro preso da un articolo pubblicato su un mensile locale grottagliese di alcuni anni fa, un’iniziativa improvvisata, e soprattutto un contesto politico ed internazionale che rende questa commemorazione non solo inopportuna, ma potenzialmente dannosa.
L’avv. Michele Mirelli, da decenni promotore del riconoscimento pubblico al generale Ercolano Annicchiarico per il suo comportamento esemplare durante la Notte di Sigonella, denuncia con fermezza la strumentalizzazione dell’evento commemorativo previsto a Grottaglie. Organizzare una manifestazione dal titolo “Il Grottagliese che disse NO all’America” nell’esordio di già complicato di questa campagna elettorale regionale e in un contesto internazionale segnato da tensioni come quelle in Palestina, è secondo Mirelli un atto disdicevole e rischioso. Esporre una figura rispettabile come Annicchiarico a possibili speculazioni elettorali e fraintendimenti pubblici è, a suo avviso, irresponsabile. Dopo 40 anni di richieste rimaste inascoltate, ora si tenta di capitalizzare politicamente un episodio storico che meriterebbe ben altro rispetto e serietà.
Sigonella non fu un gesto individuale contro l’America, ma una decisione istituzionale del Governo italiano, con Craxi alla guida e Annicchiarico come esecutore capace, coraggioso e leale. Ridurre tutto a un titolo sensazionalistico è un insulto alla verità.
Mi sorprende che professionisti di lungo corso abbiano accettato di partecipare a un evento che nasce senza metodo, senza rigore, e con un evidente intento di visibilità. Poi l’’ingresso “a contributo volontario” è solo l’ennesimo segnale di una deriva che trasforma anche la memoria storica in occasione di guadagno.
Grottaglie non può diventare il teatro dell’improvvisazione, dove la comunicazione si fa senza regole, senza titoli, e senza rispetto per chi questo mestiere lo esercita con deontologia e sacrificio. Le dirette social, le sponsorizzazioni sulle processioni, le pagine pop che rincorrono like e visibilità non sono cultura: sono intrattenimento travestito da informazione, ma che informazione non è perché è solo intrattenimento da cui trarne profitto.
Il Generale Annicchiarico ha già raccontato la sua esperienza in contesti autorevoli, davanti a interlocutori preparati. Non ha bisogno di essere celebrato in modo approssimativo, né tantomeno di essere usato come strumento per costruire notorietà personale.
Chi vuole davvero onorare Sigonella, e tutti gli attori di quell’evento storico, deve farlo con studio, con rispetto, e con il coinvolgimento delle istituzioni. Non basta citare gli illustri parenti per legittimarsi. Non basta fondare un’associazione per fare cultura. Non basta una pagina social per fare giornalismo.
Grottaglie non è il Far West, ma se continua a confondere cultura con spettacolo, memoria con business, e comunicazione con improvvisazione, rischia di diventarlo.
La storia non si sfrutta. Si onora. E la storia di Sigonella merita molto di più insieme a uno dei protagonisti, il gen. Ercolano Annicchiarico, ecco in sintesi la storia:
La Notte di Sigonella: Sovranità italiana difesa con fermezza
La sera del 10 ottobre 1985, il Generale Ercolano Annicchiarico, comandante della base militare di Sigonella, riceve una comunicazione urgente: un Boeing egiziano con a bordo i quattro terroristi palestinesi responsabili del sequestro della nave Achille Lauro chiede di atterrare. Dopo aver inizialmente negato l’autorizzazione, Annicchiarico consente l’atterraggio solo quando il velivolo dichiara emergenza carburante.
Una volta a terra, il Boeing viene circondato dalle forze italiane. Subito dopo, sbarcano circa 200 uomini della Delta Force americana, armati e pronti a prelevare i terroristi su ordine diretto del presidente Reagan. Il Generale Annicchiarico oppone un rifiuto deciso, appellandosi alla sovranità nazionale e agendo in piena sintonia con le disposizioni del Governo italiano, presieduto da Bettino Craxi.
Lo scontro con gli americani si fa teso. Annicchiarico ordina l’intervento dei carabinieri e minaccia di disarmare le forze statunitensi se non si ritirano. Dopo un confronto serrato, il comandante americano cede. I terroristi vengono consegnati alle autorità italiane.
Il giorno seguente, dopo un colloquio tra l’ambasciatore Badini e Abul Abbas (presente sul volo), arriva da Roma l’autorizzazione a far ripartire il Boeing verso Ciampino, scortato da caccia italiani. Un aereo americano lo segue, ma viene dissuaso da ulteriori azioni.
La notte si chiude con l’arrivo di un altro velivolo americano che trasporta i crocieristi dell’Achille Lauro, tra cui la vedova Klinghoffer, il cui marito era stato ucciso dai terroristi. Un episodio emblematico in cui l’Italia, attraverso il Governo Craxi e l’esecuzione disciplinata del Generale Annicchiarico, affermò con fermezza la propria sovranità. Una pagina di storia che merita rispetto, rigore e verità.
Bettino CRAXI – La notte di Sigonella. Documenti e discorsi sull’evento che restituì orgoglio all’Italia ( 8 ottobre 2019) libro di Bettino Craxi (Autore), curato dalla Fondazione Craxi
È lunedì 7 ottobre 1985 quando, dal cuore del Mediterraneo, rimbalza fino a Göteborg, in Svezia, un SOS dalla nave da crociera italiana Achille Lauro: 545 persone sono state sequestrate da un gruppo di terroristi palestinesi. La prima risposta del governo italiano è di carattere militare: prepararsi al peggio e attrezzarsi ad assaltare la nave. Ma il presidente del Consiglio Craxi, la cui prima preoccupazione è salvare gli ostaggi, vuole innanzitutto giocare le carte politiche e diplomatiche in suo possesso.
Dopo una lunga sequela di colpi di scena e di eventi drammatici, come l’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano disabile, i terroristi vengono intercettati su un Boeing 737 dell’EgiptAyr da quattro caccia F-14 statunitensi e obbligati a dirigersi verso l’Italia. Ronald Reagan in persona chiede l’autorizzazione all’atterraggio nella base NATO di Sigonella, in Sicilia, e l’immediato trasferimento in America degli assassini. L’atterraggio avviene alle 00.16 dell’11 ottobre: comincia così “la notte di Sigonella”. Sigonella è suolo italiano, così come italiana è la nave in cui è stato commesso il crimine: l’Italia ritiene pertanto che il caso sia soggetto ai poteri della sua giurisdizione. Gli USA sono di parere opposto, essendo americano il cittadino ucciso.
Il veivolo con a bordo i terroristi e due mediatori dell’OLP ripartirà per Roma, seguito da aerei non identificati…


