APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Sciopero e manifestazioni, tra legittimità e inutilità
Condivido integralmente, parola per parola, il lucidissimo intervento del professor Mario Guadagnolo, che ha avuto il coraggio e la chiarezza di porre domande scomode ma necessarie. In un momento in cui il dibattito pubblico sembra smarrire il senso della proporzione e della responsabilità, è doveroso ribadire alcuni principi fondamentali.
Primo: il diritto di sciopero è sacrosanto. Nessuno lo mette in discussione. Così come è sacrosanto il diritto di manifestare, di esprimere dissenso, di far sentire la propria voce. Questo è un Paese libero, e tale deve restare.
Secondo: le manifestazioni pro-Palestina sono legittime. Ma ciò non significa che ogni iniziativa sia automaticamente sensata o utile. E qui nasce il problema.
Lo sciopero indetto dalla CGIL, in solitaria, mentre CISL e UIL lo hanno definito inutile e dannoso, solleva interrogativi profondi. Maurizio Landini non può parlare a nome di tutti i lavoratori italiani. E soprattutto, non può pretendere che uno sciopero, nato in reazione a un episodio che si è concluso senza incidenti – il caso della flottiglia – abbia ancora senso, ora che i partecipanti sono sani e salvi e stanno tornando a casa.
Se l’obiettivo dichiarato è la fine dei bombardamenti su Gaza e la pace, allora bisogna avere il coraggio di dire che uno sciopero in Italia non sposterà di una virgola le decisioni di Netanyahu. Pensare il contrario è una pia illusione. Le diplomazie internazionali stanno lavorando da tempo a un piano di pace, sottoscritto da Stati Uniti, Israele, i Paesi arabi e l’Autorità Palestinese. Manca solo l’ok di Hamas. Se Hamas accetta, i bombardamenti cessano in 48 ore.
E allora la domanda è semplice, diretta, di puro buon senso: perché non scioperare per chiedere a Hamas di accettare il piano di pace? Perché non manifestare per spingere verso una tregua reale, concreta, possibile?
Se Landini e i manifestanti non risponderanno a questa domanda, allora sarà lecito pensare che Gaza sia solo un pretesto. Che lo sciopero abbia un obiettivo interno, politico, volto a destabilizzare il governo italiano, che – lo si voglia o no – con la guerra in Medio Oriente non ha alcuna responsabilità diretta.
Salvini, Schlein, Conte: nomi che tornano come bersagli o alleati, ma che nulla hanno a che vedere con la diplomazia internazionale. E intanto, mentre si protesta, si bloccano treni, si chiudono scuole, si impedisce a medici e lavoratori di svolgere il proprio dovere. Questo non è più dissenso: è danno.
Le manifestazioni violente, gli assalti alle forze dell’ordine, le vetrine distrutte, le auto incendiate: tutto questo non è protesta, è delinquenza. E va condannato senza ambiguità. I responsabili devono essere isolati, perseguiti, puniti.
In conclusione, mi unisco, come quasi sempre, con convinzione al pensiero del professor Guadagnolo. Le domande che pone sono limpide, oneste, e meritano risposte.
Se non arriveranno, sarà chiaro a tutti che lo sciopero non è per Gaza, ma contro l’Italia.
Sciopero e manifestazioni, tra legittimità e inutilità

