Grottaglie ha celebrato stamani Norma Cossetto: una rosa per la memoria e la dignità
Grottaglie, 4 ottobre 2025 – Si è svolta questa mattina, presso l’Aula consiliare del Comune di Grottaglie, la settima edizione della manifestazione nazionale Una Rosa per Norma, promossa dal Comitato 10
Febbraio con il patrocinio gratuito dell’Amministrazione comunale e, per la prima volta, con il patrocinio ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un riconoscimento istituzionale che conferisce ulteriore valore a un’iniziativa nata sette anni fa e oggi diffusa in oltre 400 città nel mondo.

La cerimonia ha voluto rendere omaggio a Norma Cossetto, giovane studentessa istriana di ventitré anni, iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, vittima di una brutale violenza e uccisa nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Norma è diventata simbolo della lotta contro ogni forma di violenza sulle donne e della difesa della memoria storica, in particolare quella legata agli esuli istriani, fiumani e dalmati.
All’evento hanno preso parte il Presidente del Consiglio comunale Aurelio Marangella e l’Assessora alla Cultura Raffaella Capriglia, insieme agli onorevoli Dario Iaia, Giovanni Maiorano e il consigliere regionale Renato Perrini, esponenti di Fratelli d’Italia. La presenza delle istituzioni ha sottolineato il carattere trasversale dell’iniziativa, che intende superare ogni appartenenza politica per affermare valori condivisi come il rispetto della dignità umana e la verità storica.
A moderare l’incontro è stata l’avvocato Raffaella Casamassima, referente provinciale del Comitato 10 Febbraio di Bari, in dialogo con il regista e accademico Alfredo Traversa, da sempre impegnato nella valorizzazione della memoria nazionale. Casamassima è stata recentemente nominata rappresentante del Comune di Bari presso il Centro Sociale Polivalente per Disabili “Istituzione per Videolesi Centro Messeni – Localzo” di Rutigliano, un incarico che testimonia la fiducia istituzionale nei suoi confronti e il riconoscimento del suo impegno civile.
Durante la cerimonia è stata deposta una rosa in onore di Norma, accompagnata da un racconto della sua vita e del suo sacrificio. Il gesto, semplice ma potente, ha voluto ricordare la definizione data dal Presidente della Repubblica: “una luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”. La rosa, preparata con cura dal fioraio, è stata posta ai piedi del bellissimo Crocifisso dell’aula consiliare, simbolo della sofferenza e della foiba sottostante. Il tricolore italiano ha accompagnato il gesto, a sottolineare l’identità nazionale della vittima.
Il referente locale del Comitato, Orazio Antonazzo, che ha voluto fortemente l’evento e quindi prodigatosi per la riuscita dell’importante evento:
“Ricordare Norma è un dovere morale e civile, perché la sua storia ci interpella ancora oggi, come cittadini e come esseri umani”.
Antonazzo è stato elogiato per il suo impegno straordinario nell’organizzazione e nella divulgazione della manifestazione.
Nel corso dell’incontro, è stato illustrato il contesto storico delle foibe, cavità naturali formate da erosione chimica e fisica, spesso profonde centinaia di metri, usate tragicamente come luoghi di occultamento di corpi. L’ambiente ostile e buio rendeva il recupero delle salme estremamente difficile. Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai Vigili del Fuoco, protagonisti di operazioni di recupero in condizioni estreme.
Il Comitato 10 Febbraio ha ribadito il proprio impegno a promuovere la conoscenza delle vicende degli esuli italiani e delle vittime delle foibe. L’onorevole Dario Iaia ha sottolineato l’importanza di far conoscere questa pagina dimenticata della storia italiana, affinché le nuove generazioni possano comprenderla e rispettarla. Anche l’onorevole Giovanni Maiorano ha evidenziato la necessità di edificare luoghi della memoria nelle città, affinché il ricordo di Norma e di tutte le vittime non venga mai meno.
Particolarmente toccante è stato il riferimento al libro Foibe rosse di Frediano Sessi, che ricostruisce la vicenda di Norma Cossetto attraverso testimonianze dirette, in particolare quella della sorella Licia. Nel 1968, Licia tornò a Santa Domenica, luogo del ritrovamento del corpo martoriato di Norma, riconosciuto solo grazie a un dettaglio personale: un golfino tirolese. La sua testimonianza ha denunciato l’assenza di giustizia per i responsabili e il lungo silenzio istituzionale che ha avvolto questa tragedia.
Il regista Alfredo Traversa ha offerto un intervento di alto spessore morale, sottolineando che Norma Cossetto non rappresentava il fascismo romano e antisemitico, ma un fascismo di confine, legato alla difesa culturale e territoriale. Ha tracciato un parallelo con Auschwitz, affermando che anche chi non era nato all’epoca sente il peso della responsabilità collettiva. La memoria, ha detto, non è solo ricordo, ma consapevolezza attiva, che deve spingerci a migliorare come esseri umani. La memoria vera è amore per la giustizia e per gli altri, indipendentemente dalle idee politiche.
È stato ricordato anche un episodio emblematico: una proposta di lapide con le parole di Carlo Azeglio Ciampi è stata ostacolata perché conteneva la dicitura “partigiani slavi”. L’oratrice ha preferito rinunciare alla lapide piuttosto che alterare la verità storica, ribadendo che Norma fu uccisa da partigiani slavi, e questo è un fatto che non si può negare.
Norma non va ricordata perché figlia di un fascista, ma perché era italiana e vittima innocente. Il padre era un dirigente fascista, ma anche un imprenditore che dava lavoro a operai slavi. Nessuna ideologia giustifica l’uccisione: né il fascismo né l’antifascismo possono legittimare la violenza. Le idee non si impongono con la morte, ma con il dialogo e il rispetto. Uccidere per imporre le idee è sempre sbagliato: la violenza è la forma più barbara di sopraffazione. La pena di morte è condannata come pratica disumana, che non educa ma perpetua la barbarie.
Il messaggio è stato rivolto anche ai più giovani: il dovere di essere civili, lungimiranti e promotori di pace. Si è ribadito che la morte è sempre tragica, ma le violenze subite da una donna come Norma sono di un’atrocità unica. Il Comitato 10 Febbraio si impegna a combattere l’oblio e a preservare la memoria di queste ingiustizie. Un oratore, ex militare, ha denunciato gli abusi storici perpetrati da uomini in divisa, spesso contro le donne, definendo la donna “essere superiore”, generatrice di vita e spesso vittima di abusi per paura maschile.

Caterina, giovane presente alla cerimonia, insieme a un’intera classe di terza media dell’I.C. Pignatelli, ha fatto un intervento in cui si è un po’ incartata, quindi è stata invitata ad approfondire meglio la narrazione delle foibe e della stessa Norma, alla quale nel 2005 le venne conferita la medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, approfondimento necessario per rappresentare il futuro, la speranza e la forza della memoria. La memoria, è stato detto, deve essere vissuta, non solo studiata, e deve unire al di là delle ideologie. Si è citato il caso di Trieste e dei profughi, una ferita storica ancora aperta. Si invita a non stravolgere la storia:
Norma fu uccisa per la sua italianità, non per ideologia. La memoria deve essere amore, giustizia e umanità, e deve servire a costruire un mondo migliore.
La professoressa Caterina Bagnardi, dirigente della Scuola Media Pignatelli di Grottaglie, ha ricordato le linee guida ministeriali del 2022 per la promozione della memoria storica, esprimendo l’intenzione di valutare percorsi didattici e visite nei luoghi della memoria per coinvolgere gli studenti.
La manifestazione si è conclusa con ringraziamenti sentiti a tutti i partecipanti, in particolare alla dottoressa Casamassima per la sua competenza e alla dottoressa Nicoletta Erroi, presidente “Soroptimist Grottaglie”.
L’evento è stato chiuso con un invito corale alla riflessione e alla responsabilità collettiva nel custodire la memoria, affinché il sacrificio di Norma Cossetto non venga mai dimenticato.

