Apertamente

La mente e il dualismo: una vita in ogni caso

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Il sole filtra attraverso la finestra, disegnando strisce di luce sul pavimento. Anche questo gesto ordinario — il rumore di una tazza posata sul tavolo, il respiro che si espande nel petto — contiene al suo interno un mondo intero: la mente, con i suoi schemi, le sue divisioni, i suoi contrasti. Si sveglia, già attiva, già pronta a separare, giudicare, confrontare.

“Perché continuo a sentirmi così diviso?” penso, mentre l’eco di un vecchio rancore risuona nella memoria. La mente non si ferma: attaccamento da una parte, ostilità dall’altra. E io, spettatore impaurito di questo pendolo invisibile, mi accorgo di quanto poco spazio abbia lasciato alla presenza pura.

Namkhai Norbu parla di dualismo. Dice che la mente è sempre dominata da opposti, e che l’egoismo ne è la radice: attaccamento al sé e aggressività verso gli altri. Non c’è mediazione, non c’è tregua. Tutto è bianco o nero, giusto o sbagliato, mio o tuo. Eppure, mentre il pensiero corre e si agita, percepisco uno spazio sottile, appena visibile, come il filo di luce tra le fronde di un albero: la consapevolezza.

Non è un’idea astratta, né una tecnica da manuale. È uno sguardo che osserva senza giudicare, un respiro che sente senza attaccarsi. Provo a chiudere gli occhi e ascoltare il flusso dei miei pensieri. C’è rabbia, certo, desiderio e tensione. Ma c’è anche qualcosa di diverso: un silenzio che osserva, una presenza che accoglie, una mente che respira senza inseguire o respingere.

In quel silenzio, mi chiedo: “E se potessi vivere così, ogni giorno, anche solo per pochi minuti?” La risposta non arriva come soluzione immediata, ma come possibilità: la consapevolezza può essere coltivata ovunque, in ogni gesto, in ogni parola, in ogni incontro. Anche il passo più piccolo — posare una penna, aprire una porta, ascoltare qualcuno — diventa pratica.

Ridurre l’egoismo significa questo: non annullarsi, non diventare indifferenti, ma accogliere. Permettere all’altro di esistere senza sentirsi minacciati. Osservare il proprio desiderio senza esserne dominati. Vedere l’ira nascere e svanire senza lasciarsene catturare. Ogni gesto, ogni respiro, ogni parola diventa ponte tra la mente agitata e il silenzio interiore.

Esco in strada. Il vento piega i rami degli alberi, le nuvole scorrono lente. Qualcuno ride, un motorino romba in lontananza, un cane abbaia. Tutto è pieno di vita, eppure la mente continua a tentare di dividere: mio o tuo, bello o brutto, giusto o sbagliato. Respiro, apro gli occhi e provo a osservare senza etichettare. L’ego non scompare, ma perde rigidità; il dualismo si stempera.

Ricordo le parole dello Dzogchen, ma senza rituale o dogma. È un invito semplice: presenza in ogni gesto della vita. Non aspettare condizioni ideali, non cercare il momento perfetto. Anche il rumore del traffico, la tensione di un colloquio, il silenzio della sera, possono essere terreno di consapevolezza. La mente impara a navigare senza combattere, a respirare nel movimento dei contrari senza perdere il centro.

Siedo su una panchina nel parco. Un bambino corre tra le foglie cadute, ride senza motivo. Una donna sfoglia un libro, assorta. Osservo senza giudizio. La mente nota la rabbia, il desiderio, l’ansia, ma li vede come nuvole passeggere, fenomeni transitori. Non sono nemici. Non sono me.

E allora respiro più a fondo. Ogni pensiero diventa un’onda che scorre, non un muro che blocca. L’egoismo si ammorbidisce, il dualismo perde potere, e la mente trova il suo spazio: quello spazio di presenza che esiste sempre, anche solo per un attimo, ma che basta a trasformare il quotidiano in pratica, la vita in esperienza autentica.

Il cielo si tinge di rosa. La luce del tramonto entra tra i rami. Anche questo momento ordinario è pieno di grazia. La consapevolezza è qui, in ogni respiro, in ogni passo, in ogni sguardo. Non devo cercarla altrove. Non devo aspettare che il mondo cambi. Posso abitare la mia mente, ridurre l’egoismo, sciogliere il dualismo, respirare nella chiarezza.

E in questa semplicità, in questa presenza radicale, la vita — qualunque essa sia, ovunque io sia — si rivela piena, intera, finalmente abitabile. Non perfetta, non separata, ma reale. Una vita vissuta in ogni caso, con la mente lucida e aperta, pronta ad accogliere ogni istante.

Egidio Francesco Cipriano

Foto Egidio Francesco Cipriano


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Egidio Francesco Cipriano

Già docente a contratto presso le Università di Teramo e di Chieti, inizia la sua attività lavorativa e di ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie e nello sviluppo di strumenti software intelligenti, diventa Presidente della Società delle Scienze Informatiche e Tecnologiche e si occupa di Cybersecurity, CyberIntelligence e CyberCrime; è autore di diversi testi, quali “Bullismo e Cyberbullismo – Comprendere per Prevenire” per Amazon, Eucip Business & System Analyst per i tipi di Hoepli e altri; ben presto realizza che l’informatica si pone spesso come una riduzione di quello che l’uomo suppone essere la struttura della sua mente. Inizia così i suoi studi negli USA e in Italia, in ambito psicologico della comunicazione, della psicogenealogia di Annè Ancelin Schützenberger e della PNL non trascurando la Psicologia Analitica di C.G. Jung e le Costellazioni Familiari secondo Bert Hellinger. Laureatosi in Psicologia oltre che in Scienze Pedagogiche consegue in seguito tre master universitari di specializzazione in “Mediazione Familiare e negoziazione del conflitto”, “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” e “Didattica avanzata”. Si specializza in psico teatro per adulti e bambini ed elabora un sistema di Mindfulness transgenerazionale. Negli anni tra la sua esperienza in New York e quella in Italia pratica e si certifica come facilitatore di Terapia Cranio Sacrale e Traumatic Incident Reduction per il trattamento del PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Si specializza nella rilevazione del Disturbo Narcisistico di Personalità e nel supporto e recovery delle persone codipendenti da narcisisti ("vittime") . Ha ricoperto il ruolo di E-learning Manager presso la ASL di Taranto progettando e gestendo percorsi formativi in ambito sanitario. E' attualmente vicepresidente dell'associazione Aps Art 21 e presiede il comitato tecnico scientifico dell'osservatorio permanente sulla disabilità (Osperdi) occupandosi anche di Assistive Technology come supporto alle persone diversamente abili.

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