Grottaglie, approvato il progetto del Centro Commerciale di via Leone XIII: sviluppo o frattura?
Grottaglie (Ta) – L’11 novembre 2025 resterà una data spartiacque per Grottaglie. Con 18 voti favorevoli e 5 contrari, il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva il progetto per la realizzazione di strutture commerciali, aree food e opere pubbliche in variante urbanistica, nell’area di via Leone XIII. Un terreno da anni incolto e degradato, destinato ora a trasformarsi in un polo di attività economiche e sociali.

Il Sindaco ha parlato di “un pezzo che collega la città alla campagna”, sottolineando la valenza pubblica dell’intervento: parco, aree verdi, spazi polifunzionali, piste ciclabili, nuove opportunità di lavoro. Una visione che punta a trattenere i giovani sul territorio, offrendo loro prospettive di stabilità e di vita.
Ma dietro l’entusiasmo istituzionale restano aperte le criticità già sollevate nei giorni scorsi. L’assenza del parere della Soprintendenza, la mancata coerenza con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, l’errore di classificazione urbanistica dell’area e l’uso improprio della procedura semplificata senza Valutazione Ambientale Strategica sono nodi che non si sciolgono con un voto.
Le contraddizioni sono: la tutela paesaggistica: l’area è vincolata dal PPTR e ospita macchia mediterranea, risorsa di biodiversità che rischia di essere sacrificata; la zona è indicata come “verde pubblico attrezzato”, ma la variante la trasforma in spazio commerciale; mancano osservazioni di professionisti e contro deduzioni approfondite del Consiglio e infine il silenzio-assenso non è applicabile, eppure si è proceduto senza il parere vincolante della Soprintendenza.
Di contro tante promesse: circa 100 nuovi posti di lavoro; riqualificazione della viabilità e creazione di orti urbani; fasce alberate per mitigare l’impatto paesaggistico e spazi pubblici ceduti al Comune.
Il voto del Consiglio segna un passaggio formale, ma non chiude il dibattito. Da un lato c’è la narrazione dello sviluppo, della rinascita di un’area degradata, della possibilità di trattenere i giovani. Dall’altro, la percezione di una scorciatoia urbanistica che rischia di indebolire la credibilità delle istituzioni e di impoverire il paesaggio.
Il voto dell’11 novembre avrebbe potuto rappresentare una risposta politica. Ma la risposta culturale e sociale spetterebbe alla città, che potrebbe trovarsi a valutare se questo “pezzo che collega la città alla campagna” si rivelerà un ponte verso il futuro oppure una frattura con la sua identità.
Una città che, tuttavia, sembra narcotizzata, incapace di reagire, quasi disincantata di fronte a una politica che appare più interessata a fare affari che a costruire visione.

