Editoriale del DirettoreAccade in PugliaCronacaPRIMO PIANO

Formiamo eccellenze, ma le regaliamo al Nord se non all’estero, mentre importiamo spesso extracomunitari portatori di povertà e violenza

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Gli atenei pugliesi crescono, gli iscritti aumentano, le università di Lecce e Foggia registrano numeri vitali e incoraggianti. Eppure, nonostante questa vivacità accademica, i giovani continuano a partire. Studiano al Centro-Nord e spesso lì restano, trasformando la formazione in un trampolino verso un futuro lontano dalla propria terra. La ragione non va cercata nelle aule universitarie, ma nel mondo del lavoro.
È qui che la Puglia mostra tutte le sue fragilità. I dati Istat parlano chiaro: il tasso di occupazione cresce, ma resta tra i più bassi d’Italia. Contratti a termine, paghe insufficienti, part-time involontari e carriere bloccate sono la quotidianità di troppi ragazzi. Un laureato su cinque svolge un lavoro per cui non servirebbe la laurea, e quasi il 30% dei lavoratori vive da anni in una condizione di precariato cronico. La soddisfazione per il lavoro è un indicatore impietoso: meno della metà dei pugliesi si dichiara contenta della propria occupazione, ben al di sotto della media nazionale.
E il divario con il Nord resta abissale, soprattutto per le donne, che in Puglia raggiungono appena il 40% di occupazione contro il 67% del Nord. A questo quadro si aggiunge un altro allarme: secondo Istat e Censis-Confcooperative, circa 40mila giovani pugliesi, uno su tre, hanno lasciato la regione per studio o lavoro, con una perdita economica stimata in oltre 4 miliardi di euro solo per il Mezzogiorno. Una diaspora che non dipende più dalla qualità degli atenei – ormai riconosciuti come eccellenze – ma dalla mancanza di certezze e prospettive. Il mondo produttivo, i sindacati e gli studenti sono unanimi: il problema non è l’università, ma il lavoro e la vivibilità.
Valentino Nicolì, Presidente di Confindustria Lecce, parla di un fenomeno «talmente preoccupante che è come se perdessimo l’intera popolazione di una città». Non basta formare talenti, occorre trattenerli con occupazione stabile, ben retribuita e percorsi di carriera competitivi. «Il rientro o la permanenza nella propria terra devono essere scelte di vita, non un ripiego», ammonisce Nicolì, indicando la strada dello sviluppo territoriale, della ricerca e dell’innovazione. Gli studenti, dal canto loro, denunciano il caro-vita e la carenza di servizi. «Non è più lo stereotipo delle università migliori fuori regione a spingerci via», spiega Sabrina Fanelli dell’Uds di Bari.
«Il problema sono gli affitti alle stelle, i trasporti pubblici insufficienti, il caro-libri e la difficoltà di vivere dignitosamente il percorso universitario». Il sindacato alza la voce. Antonio Castellucci, segretario regionale della Cisl Puglia, parla di «un impoverimento economico, ma soprattutto umano». Ogni partenza è una speranza che si spezza, un territorio che si svuota, una comunità che perde pezzi di futuro. «La Puglia non può più permettersi di essere spettatrice», ammonisce, chiedendo politiche concrete: lavoro di qualità, innovazione, legame tra università e imprese, contrattazione e partecipazione. «Non è più il tempo di osservare quel treno che parte. È il tempo di costruire le condizioni perché torni indietro, carico di futuro».
La narrazione del Sud come terra felice, fatta di sole e buon cibo, non basta più. I giovani chiedono stabilità, prospettive, salari dignitosi. Non vogliono solo sopravvivere, ma costruire un futuro. E quando questo futuro non si intravede, la scelta diventa inevitabile: partire.
La “grande fuga” non è un destino, ma il risultato di politiche insufficienti e di un sistema economico che non riesce a trattenere i suoi talenti. Se davvero vogliamo invertire la rotta, occorre investire in lavoro di qualità, in imprese capaci di innovare, in opportunità che restituiscano dignità e speranza.
Perché la Puglia non può permettersi di essere solo terra di partenze. Deve tornare a essere terra di ritorni.

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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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