APERTAMENTE di Pino Lacava. L’IMBUCATO
“Ue’, che c’è, una musichetta, ma dov’è?! Lì in quella direzione. Vediamo! Ah sì verso il Chiostro dei Paolotti. Una festa?!?!?! Sì, pare che sia un ricevimento di un matrimonio. Matooooo’ un’infinità di macchine anche in doppia e tripla fila. Non c’è parcheggio. Ma che mi frega io sono a piedi. Sarà il matrimonio di una splendida pupilla dell’alta borghesia”.
Un tipo ma proprio tipo quatto quatto si avvicina al portone della musichetta allungando il collo per spiare, vedere, capire. Sì sì, è il ricevimento di un matrimonio.
Spia, si ferma, temporeggia, non ha l’invito… “ma sì m’imbuco”. Già moltissimi invitati sono lì in formazione di gruppetti e via il pettegolio è già avviato di peste e corna.

Il tipo, l’imbucato, elegantissimo a modo suo: cappello Borsalino ad ampia falda, barba incolta con basette che incorniciano un viso quadrato, rugoso e benevolmente gioioso. Pantaloni blu e giacca bianca, papillon rosso fuoco, scarpe rigorosamente anni Venti con pellame a due colori bianco e nero. Anello ferroso al mignolo della mano destra. Il suo andare con passo danzante è già un programma.
Avvicina in modo garbato e silenzioso ogni avvenente donna che incontra così per caso. Il suo inchino è tra il deferente ossequio e la presa per culo, non è molto chiaro. Non si sa da dove spunta, dove risiede. Visto i suoi modi di porsi sarà di stirpe nobile senza tetto. Sarà un viandante? Alcuni invitati dicono che l’hanno visto più spesso in Piazza Principe di Piemonte filosofeggiare con i cani randagi, oltre che con i passanti incuriositi e stupiti per la sua strana e coinvolgente presenza. Si dice che ha frequentato il liceo classico.
Ed eccolo qui il simpatico imbucato nelle vesti di un improbabile invitato scarsamente credibile che racconta la sua esperienza di vita errante senza che gli sia stato chiesto. Racconta di aver visto le albe e tramonti nella Terra del Sole: “Ora faccio l’imbucato di professione – dichiara – e ne sono fiero”. È chiaro che è un sognatore e come i sognatori è un folle.
Un forte battimano, gli sposi sono arrivati, sono qui. Bellissima lei, lui meno. La cerimoniera dopo aver chiesto un altro caloroso applauso per i novelli sposi invita tutti a prendere posto per il pranzo.
“Il pranzo!?!?!?! Dove? Non ho il segnaposto” pensa l’imbucato (per ora senza nome).
Intanto la sua simpatia, la sua ironia, il suo buon umore piace a molti invitati attratti da questo personaggio estremamente sfuggente.
Piace anche alla sposa, anche lei è interessata a quest’uomo unico tra tutti, e ordina che sia disposto un coperto al proprio tavolo insieme allo sposo.
Ovviamente questo gesto quello della sposa scatena l’invidia degli astanti impediti a capire. Anche lo sposo manifesta in silenzio il disappunto, ma è chiaro che in questa situazione in questo giorno speciale la sposa può tutto. Lei vuol sapere di più dello stranissimo personaggio, è assai curiosa. Egli, l’imbucato, è vistosamente compiaciuto delle particolari attenzioni che gli riserva la sposa e tra il faceto e il serio continua con i suoi racconti, battute, risate, risate, risate, lui è Pino con le sue Pinate.
E la sposa che si diverte, poi gli esprime simpatia e comprensione e gli chiede qualcosa di personale, di privato, di importante, un fatto che ricordi con forte emozione.
Qui il tipo diventa serio pensando alle moltitudini esperienze vissute nel bene e nel male.
Una per tutte: “Verso la fine degli anni ‘60 ero a Milano, e si sa l’aria funesta che si respirava in quel tempo. Fui fermato dalla polizia tre giorni e tre notti per aver partecipato alla manifestazione Valpreda Libero. Fui rilasciato al mattino del terzo giorno perché non avevo commesso nessun reato se non esprimere il mio pensiero e la mia convinzione che il ballerino, scrittore e poeta, non c’entrava niente con la strage di Piazza Fontana. Mi fermai ad un chiosco, presi un gelato, ero felice per aver partecipato ad un evento per giusta causa; sapete è quella felicità che ti fa sentire vivo e amare la vita. Ma questa è roba che tutti sanno e ormai appartiene all’altro millennio e l’altro secolo. Acqua passata”.
Poi la conversazione si fa più leggera. La musica e il canto di una band nostrana allieta la compagnia ed invoglia a ballare.
La festa, il delizioso ricevimento si è protratto oltre il sostenibile.
L’ospite prediletto dalla sposa, poco dallo sposo, ormai sazio di cibo e parole si alza, ringrazia, saluta con un inchino e con passo danzante si immerge nella folla ballante e scompare così come era apparso.

