APERTAMENTE. Taranto: i veri luoghi di aggregazione sono i parcheggi (inesistenti)
TARANTO – 6 dicembre 2025. Metti una sera di dicembre: un amico ti invita ad un concerto in pieno Borgo, a teatro. Metti che sono trentacinque anni che non vivi più a Taranto – per tanti motivi, tra i quali l’inquinamento ambientale; l’insufficienza cronica di trasporti, l’assenza di parcheggi extraurbani di scambio con servizio navetta, scarsità di verde urbano vero, di pulizia; l’immondizia in bella vista a ogni angolo di strada, alberi abbattuti per fare piste ciclabili che iniziano e finiscono nel nulla, le zanzare in primavera, gli scarafaggi d’estate e tanto altro ancora. Metti che giri per 90 minuti, il tempo di una bella partita di calcio, consumando carburante, ossigeno e sacramenti per trovare un regolare parcheggio. Le poche aree parking di quartiere – Fadini, via Anfiteatro – già esauriti senza speranza, ovviamente sottodimensionati in confronto alle reali esigenze della zona.
Il Lungomare un’infilata chilometrica di auto scure scintillanti sotto la luce gialla dei lampioni, come lava e ossidiana. E sono le 18.45. Neanche gli abusivi ci possono accontentare: “Signo’, non ne stònne parchégge”, e allargano le braccia. Uno mi propone un vistoso ed inequivocabile spazio segnato come passo carrabile. Obietto: “ma è divieto!” Risposta da film: “Uè, e ccè mica te l’é spusà u parchégge! De matìne è vietàte, de nòtte l’asìl no funziòne”. Come a dire: cogli il mordi e fuggi della relazione sentimentale a breve termine tra l’automobilista voglioso di un posteggio e la strada, come sia sia. Rifiuto cortesemente, e cerco ancora. Code bloccate su Corso Umberto e strade limitrofe. I neon della Ruota panoramica di Piazza Garibaldi danno l’illusione di momenti di spensieratezza natalizia, mentre l’umore nero e le imprecazioni degli automobilisti imbottigliati nel traffico, facilmente intuibili osservando il labiale, raccontano un’altra verità. La Rampa Leonardo da Vinci è satura. E se è piena quella, allora siamo davvero in difficoltà. “Passiamo il Ponte”, propongo con un filo di speranza. La mia determinazione ci premia: nei pressi della Chiesa di San Giuseppe uno striminzito spazietto segnato a striscia bianca mi dice che posso parcheggiare senza infrangere nessuna regola. Finalmente. La serata è salva: possiamo andare a teatro. Coro Gospel e Orchestra della Magna Grecia. Bravissimi.
L’alternativa, davvero, sarebbe stata tornarcene nel nostro placido paesello di provincia dove in 90 minuti fai di tutto: esci a piedi o in macchina, parcheggi e passeggi su marciapiedi puliti, ammiri le luminarie in Piazza, incontri gli amici, prendi un aperitivo, mangi una pizza, alzi gli occhi al cielo per guardare luna e stelle, e te ne torni a casa felice senza aver scomodato nessun Santo neanche con il pensiero. Premetto che non ho una formazione accademica in giurisprudenza, né in scienze politiche, e non mi sono mai candidata a nessun tipo di elezione: questa precisazione per far capire quanto la mia valutazione potrebbe essere davvero viziata dalla mancanza di conoscenza di regole sempre più complicate legate al mondo della politica gestionale dell’amministrazione di una Città, ma parlo da cittadina. A Taranto ci sono nata e vissuta fino all’età di 23 anni, quindi un poco la conoscerò. Ho continuato a frequentarla per vari motivi (personali e professionali) nel tempo senza interruzione, per cui l’ho vista trasformarsi sotto le varie Amministrazioni. L’ho vista mortificata nella sua bellezza intrinseca e nella sua vocazione di città marinara, turistica, commerciale, portuale, storica e archeologica, perché gli interventi compiuti nel tempo nel suo tessuto urbano giustificati come “migliorativi” e “per il bene dei Tarantini” hanno provocato dei disagi collaterali che si sono rivelati forse più nocivi dei miglioramenti stessi. Ora parlo da professionista: all’Università mi hanno insegnato a leggere e interpretare i paesaggi. Sono un’analista paesaggistica, oltre a un’archeologa specialista. Non avrò esperienza amministrativa, ma capacità di interpretare l’urbano sì. E poi ascolto, tanto. Ascolto i Tarantini, la gente che va al mercato, la gente che si sposta in città per lavorare, per studiare; le persone che sognano una Taranto che non c’è più, quelle che comprano casa in centro perché dopotutto ci credono ancora, e perché diciamocelo pure le case a Taranto costano poco. Case nel Quartiere Tre Carrare al settimo piano senza ascensore per un costo pari a un garage a Brindisi. Venduta. Case nel quartiere umbertino completamente da ristrutturare, con la muffa sulle facciate dei cortili interni e certe pergole scandalosamente fatiscenti… eppure vendute anche quelle. “Perché la sera mi faccio due vasche a Via d’Aquino senza prendere la macchina”. Ecco la frase-chiave che risuona come un mantra: senza prendere la macchina. Anche perché se la prendi rischi di non lasciarla più. Perché non sai dove metterla.

Ancora con il piacevole ricordo della serata musicale appena trascorsa, leggo stamattina sul web una notizia a dir poco sorprendente: a Piazza Castello una mega azione (l’ennesima) di riqualificazione urbana. Per la modica cifra di 2 milioni di euro, ecco cosa leggo e copio testualmente dall’articolo online – refusi compresi (fonte Buonasera24):
<<“Una piazza Castello più accogliente e ancor più luogo di aggregazione. È questo l’obiettivo che si propone l’intervento di riqualificazione di uno dei siti più significativi della città, per la presenza la castello aragonese e del tempi dorico oltre che del ponte girevole” – così l’assessore ai Grandi progetti, nonché vice sindaco, Mattia Giorno, commenta l’intervento in corso, finanziato con fondi Cis per complessivi due milioni di euro. I lavori sono iniziati da oltre una settimana e procederanno per più fasi, in modo da rendere quanto più possibili contenuti i disagi alla cittadinanza.
Attualmente ad essere cantierizzata è stata per intero la zona dei giardinetti che sarà completamente ridisegnata, con incremento del verde nel rispetto di quello esistente, e con una migliore disposizione dei vialetti.>>

Non so se ridere o piangere. Ormai attingere al serbatoio delle variazioni sul tema delle imprecazioni che spontaneamente e contro ogni regola di bon ton vengono su spontanee come un ragù mal digerito è inutile, e anche piuttosto triste. Dispiace leggere che rifare di sana pianta (già rifatti pochi anni fa) i “giardinetti” per 2 milioni di spiccioli possa davvero far godere cittadini e turisti, farli sentire “accolti” e “aggregati”. Aggregati dove? Intrappolati nelle loro auto? E come? Abbassando i finestrini e scambiandosi gli auguri in mezzo ai gas di scarico delle code attorno a Piazza Castello? Inviterei il Vicesindaco e Assessore ai Grandi Progetti, che tanto si premura dell’accoglienza e dell’aggregazione, se non lo ha già fatto di sua spontanea volontà, a farsi un giro turistico rigorosamente in macchina; a provare a parcheggiare in ore di punta, a verificare come mai la differenziata porta a porta non riesca a decollare e ci dobbiamo sopportare ancora maleodoranti cassonetti puntualmente vandalizzati; chiedersi il perché di lunghe attese alle fermate dei bus, a trastullarsi con le centinaia di buche nei manti stradali effetto Tagadà; a verificare come mai in pieno giorno rimangano lampioni accesi e di notte è buio pesto in certe vie, a toccare con mano quanti siano i marciapiedi dissestati e quante aiuole siano in stato di abbandono e infestate di erbacce e parassiti. Taranto non è solo il Borgo e Piazza Castello. Taranto è una città che grida, e i Tarantini gridano con lei. Per un risultato durevole e di successo, prima di vaporizzare costosissimi profumi sarebbe bene usare una sana Saponetta di Marsiglia. Auguri di Buona Immacolata e buon Avvento a tutti.
In copertina: Traffico cittadino (fonte web)

