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FERRARI, VINCEREMO L’ANNO PROSSIMO?

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Un mantra che dal lontano 2008 accompagna i tifosi ferraristi: «Vinceremo l’anno prossimo». Lo si ripete ad ogni presentazione della nuova monoposto di Formula 1, come un talismano contro la sfortuna, una scaramanzia per proteggere i piloti del Cavallino. E invece — dopo diciotto anni a secco — pare sia diventato una piccola iettatura, soprattutto alla luce della stagione appena conclusa. Forse bisognerebbe cambiare registro?

Domenica ad Abu Dhabi Lando Norris, su McLaren, ha messo il sigillo sul suo primo titolo mondiale. Il mondiale piloti mancava alla scuderia dal 2008, quando a conquistarlo fu Lewis Hamilton — lo stesso che oggi veste di rosso. Ma su questo torneremo più tardi. Prima, onore ai vincitori.

Dopo il mondiale costruttori vinto nel 2024 — anch’esso all’ultima gara contro una Ferrari in grande spolvero — quest’anno il dominio color papaya è stato schiacciante: la McLaren è sembrata la miglior vettura del lotto. Innovazioni tecniche, strategie di scuderia forse discutibili ma tremendamente efficaci (le famose papaya rules), e una coppia di piloti esplosiva: Norris e Oscar Piastri, che hanno vinto 14 dei 24 Gran Premi.

La classifica costruttori non lascia spazio ai dubbi: McLaren 833 punti, Red Bull 469, Ferrari solo quarta con 398.

Dietro a questo successo c’è la mente di Andrea Stella, ingegnere di Orvieto che in Ferrari curava le auto di Schumacher e Raikkonen: un professionista che ha la vittoria nel sangue.

Se dal punto di vista tecnico McLaren è stata insuperabile, dal lato umano — inteso come talento puro al volante — la stagione ha avuto un altro sovrano: Max Verstappen. Sì, Norris è campione del mondo: per soli due punti su Max.

Ogni discussione tra tifosi accende paragoni impossibili tra epoche, tra leggende: Senna o Schumacher?

Lauda o Villeneuve? (scegliete voi se Gilles o Jacques: io li adoro entrambi, ma da ragazzino quel casco di Jacques mi faceva impazzire). Cevert o Fittipaldi?

E oggi, nel pantheon automobilistico, Verstappen si è ritagliato un posto tra i grandissimi.

Il motivo è semplice: porta la macchina oltre il limite, estrae il massimo anche da un mezzo inferiore (basta guardare i risultati del suo compagno di squadra).

Ha vinto 8 gare ed è arrivato a 2 punti dal quinto titolo consecutivo, rimontando 104 punti dopo la pausa estiva. È un martellatore: ritmo feroce, duelli duri, guida da manuale.

La Mercedes, invece, pur ottenendo due vittorie con Russell, ha saputo più approfittare delle difficoltà altrui che imporre un proprio dominio. Ma è stata osservata con curiosità per aver affidato un sedile a un rookie: Kimi Antonelli, diciannovenne italiano che ha riportato il tricolore sul podio dopo 16 anni (l’ultimo fu Jarno Trulli) diventando anche il terzo più giovane di sempre. Il ragazzo promette bene, anzi benissimo.

E poi — la parte amara, dolorosa, piagnistea: la Ferrari.

Se il 2024 si era chiuso con una sconfitta bruciante ma dignitosa, il 2025 si era aperto sotto i migliori auspici: sulla Rossa saliva Lewis Hamilton, epta-campione del mondo.

Giubilo, entusiasmo, attese di trionfi: la coppia Leclerc-Hamilton avrebbe dovuto fare scintille.

E invece…

La SF-25 si è rivelata probabilmente la Ferrari peggiore degli ultimi anni, forse persino più della SF1000 del 2020: risultati deludenti, zero vittorie, sette soli podi — tutti di Leclerc.

Eppure un bagliore di speranza c’era stato: ai test prestagionali i segnali non erano rassicuranti, ma a fine marzo, in una mattina di sabato in Cina, Hamilton conquistò la pole nella sprint e vinse il Gran Premio della Cina. Esplosione di gioia, titoli trionfanti, il popolo rosso di nuovo in delirio.

Poi, la catastrofe: doppia squalifica per consumo eccessivo del fondo.

Spiegata alla buona: per far funzionare la macchina, i meccanici erano costretti a tenerla troppo bassa, a rischio penalità.

Da lì, tragedia annunciata.

Hamilton, per la prima volta in carriera, mai sul podio. Surclassato dal compagno di squadra e — umiliazione suprema — in alcune qualifiche eliminato al primo turno, lui che di pole ne ha oltre cento.

Leclerc, demoralizzato, affamato di vittorie, comincia a pensare che lasciare la Ferrari sia l’unica via per puntare al titolo.

Le cause, le colpe?

Sapienza tecnica smarrita, strategie incerte, un’identità che continua a scivolare tra le dita.

Eppure un esempio c’è, vicino e luminoso: Elkann dovrebbe imporre in Formula 1 la stessa visione adottata nel progetto WEC, quello della Ferrari che vince — tre Le Mans consecutive e un mondiale conquistato nel 2025.

Intanto, il 2026 è già iniziato: nuovi regolamenti, nuove monoposto, nuove speranze. E quando c’è rivoluzione, tutto può accadere.

Così, con un filo di ironia e un cuore pieno di passione, eccoci ancora qui, a ripetere la vecchia litania che ci tiene vivi:

Ferrari, vinceremo l’anno prossimo?


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Massimiliano Bruno Cinque

scrivo di enogastronomia e fumo lento. Appassionato di sport e politica

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