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Gioco patologico e dipendenza da gaming: una sfida sanitaria, sociale e culturale

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Nuove dipendenze, che si sommano a quelle tradizionali. Il minimo comune denominatore? Il gioco. Da un lato quello patologico, dall’altro la dipendenza da gaming. Due mondi che non possono più essere considerati semplici comportamenti devianti o vizi individuali.

A dirlo, forte e chiaro, è la Settima Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, che ha acceso i riflettori sull’azzardo e sull’uso distorto degli strumenti digitali, riconoscendoli come fenomeni complessi e strutturali. A ribadire con decisione questo cambio di paradigma è stato Federico Freni, Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, che ha definito il gioco patologico senza mezzi termini: «Non è un vizio, è una malattia». Una presa di posizione netta, che invita a superare una lettura puramente economica del fenomeno, spesso legata al gettito erariale, per affrontarlo invece come un problema di salute pubblica.

Freni, durante la Conferenza, ha ricordato come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la classificazione ICD-11, abbia ufficialmente riconosciuto sia il gambling disorder sia il gaming disorder. Un passaggio cruciale, che sancisce la natura patologica di queste dipendenze e impone un adeguamento delle politiche sanitarie e sociali. L’evoluzione tecnologica, infatti, ha profondamente trasformato il gioco: la digitalizzazione ha reso l’azzardo più accessibile e ha avvicinato i videogiochi a vere e proprie dinamiche di scommessa, aumentando i rischi soprattutto per le fasce più giovani. Per questo, sul piano istituzionale, il Governo ha avviato un percorso di riordino del settore attraverso la delega fiscale, puntando su un maggiore controllo del gioco legale e sulla formazione degli operatori. Da qui la necessità di aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza, includendo anche il gaming disorder e affiancando alle misure normative strumenti tecnologici in grado di controllare gli accessi e tutelare gli utenti più vulnerabili.

Dando uno sguardo ai territori, un esempio virtuoso e concreto è quello che arriva dalle Marche, dove il presidente Francesco Acquaroli, recentemente rieletto, ha messo in campo dal 2017 una legge specifica sulle dipendenze, costruendo un modello integrato che coinvolge sanità, servizi sociali e collaborazione pubblico-privato. Nel 2023 questo impegno si è tradotto in un investimento di 5 milioni di euro per un piano triennale articolato in 89 progetti, con un’attenzione particolare alla prevenzione e alla consapevolezza dei rischi legati all’azzardo e al digitale, soprattutto tra i giovani. Per loro la parola chiave è prevenzione, come evidenziato anche da Claudia Mortali, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. La dottoressa ha evidenziato quanto le dipendenze comportamentali siano ancora sottovalutate e ha richiamato l’urgenza di formare adeguatamente i professionisti, proponendo di affiancare ai SERD luoghi alternativi come scuole, Case di Comunità e sportelli di ascolto, per rendere l’accesso all’aiuto più accogliente e meno stigmatizzante.

Fondamentale, però, sarà intervenire non solo sui giocatori, ma anche sui prodotti, attraverso regole più stringenti, strumenti di autoesclusione, identità digitali sicure e una regolamentazione dei videogiochi che simulano l’azzardo. Un approccio che supera la logica punitiva e riconosce la complessità delle dipendenze, promuovendo una responsabilità condivisa tra istituzioni, industria e comunità. Una sinergia fondamentale per arginare pericoli e rischi della modernità.


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Redazione Oraquadra

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