Pista ciclabile di via Calò: tra visioni opposte, critiche tecniche e un progetto che divide la città
A Grottaglie si accende il dibattito sulla nuova pista ciclabile prevista lungo l’asse Piazza Principe di Piemonte – Via Vincenzo Calò – Piazza Fago, un intervento presentato come moderno e sostenibile, ma che sta suscitando forti perplessità politiche e tecniche.

Il Movimento 5 Stelle riconosce il valore della mobilità sostenibile, ma invita a non procedere in modo affrettato. Per i pentastellati, prima di realizzare l’opera è necessario un confronto più ampio con cittadini, commercianti e Amministrazione. L’obiettivo non è bloccare il progetto, spiegano, ma assicurarsi che sia davvero utile, sicuro e integrato nel tessuto urbano, evitando di creare nuovi disagi alla viabilità. (nella foto di copertina un foto montaggio di via Calò con la pista ciclabile, autore Ettore Mirelli)
Decisamente più netta la posizione del movimento “Grottaglie Rinasce”, che boccia senza mezzi termini la pista ciclabile definendola “inutile e scollegata da una visione organica della città”. Secondo il gruppo, l’intervento rischia di trasformarsi in un’operazione di facciata, priva di benefici reali e costruita senza un’analisi concreta delle esigenze del territorio. Non manca una critica alla “retorica ambientalista” utilizzata per difendere l’opera: un atteggiamento ritenuto incoerente alla luce del silenzio, in passato, su temi ben più gravi come l’abbattimento di alberi, il degrado del verde pubblico e gli incendi che hanno devastato la pineta Frantella.

A offrire una lettura più tecnica è l’ingegnere Luigi De Filippis, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Taranto. Per De Filippis, una pista ciclabile può essere utile solo se inserita in un sistema più ampio: una rete continua, marciapiedi sicuri, trasporto pubblico efficiente, zone 30, parcheggi per bici, educazione stradale. A Grottaglie, osserva, manca una visione complessiva della mobilità: “I fondi ci sono, ma senza una strategia rischiano di produrre opere che non lasciano nulla alla città”.
Di fronte alle critiche, i progettisti difendono l’intervento. La pista, spiegano, è pensata come un’infrastruttura moderna, dotata di asfalto colorato, verde urbano integrato, giardini della pioggia, alberature, illuminazione dedicata, sistemi di drenaggio e standard europei di resilienza climatica. Il tracciato collegherebbe scuole, quartieri residenziali, piazze e servizi, favorendo la mobilità scolastica sicura e l’interconnessione con le future ciclovie regionali, come la Francigena e l’AQP.
Ma le critiche non mancano. Secondo i detrattori, il progetto presenta diverse fragilità: manca un’analisi sull’uso delle ciclabili esistenti — che, a detta di molti, gli studenti non utilizzano — e viene descritto come collegato a un quartiere “densamente popolato”, definizione che non corrisponderebbe alla realtà della zona Paparazio. A ciò si aggiunge la sensazione che il progetto sia stato elaborato con una conoscenza limitata del territorio e con un eccesso di teoria non supportata da dati concreti. Inclusione, intermodalità e connessioni strategiche, sostengono i critici, restano concetti “sulla carta”.
Per questo, chiedono di sospendere e rivedere l’intervento, ritenuto privo di una base solida e di una reale utilità per la città.
Il confronto sulla pista ciclabile di via Calò, però, apre una questione più ampia: a Grottaglie manca una visione complessiva della mobilità urbana. Da un lato, i progettisti parlano di un’infrastruttura moderna e integrata; dall’altro, forze politiche e tecnici indipendenti denunciano l’assenza di un piano organico, di dati reali e di un coinvolgimento adeguato della cittadinanza.
La domanda di fondo resta sul tavolo:
una pista ciclabile può davvero migliorare la mobilità se non è inserita in un sistema coerente, continuo e realmente utilizzato?
Per ora, una cosa è certa: a Grottaglie il dibattito è solo all’inizio.

