“Quando la vetrina va in frantumi: una serata che smonta l’io e le sue illusioni”
Francesca Mastroleo: “Una donna potente. La guida n°1 per ritrovare te stessa e risvegliare la tua magia interiore” ( foto Giulia Maruggi)
Il libro è stato presentato il 9 gennaio u.s. presso la galleria d’arte Appia Road Gallery gestita dall’artista Antonio Caramia. La serata è stata presentata da Michela Tombolini, avvocato e wedding planner
Ascolto attentamente tutte le risposte date dall’autrice all’avvocato Tombolini. La sala è gremita di donne. Gli uomini pochi, non si contano neppure sull’intera mano. L’autrice parte con cautela, non vuole rompere l’atmosfera cordiale. Poi prende il martello e inizia a rompere tutte le credenze, davanti a tutte, che smettono di sorridere e iniziano a sentirsi coinvolte. La vetrina va in frantumi e questo è interessante. Mette in discussione l’ego, la personalità, il ruolo sociale, l’identificazione con il lavoro, il lavoro stesso, la dipendenza dagli uomini. Un moto di indipendenza nasce quando l’autrice delinea un confine netto: ‘io e voi’. Non è mai usata la parola ‘illuminazione’, nessuna delle donne presenti in sala la usa, ma è nell’aria e determina il clima di sospetto, le prime incrinature sono evidenti. Forse è il primo errore comunicativo della serata, ma come suggerisce l’autrice, non esistono errori, ma solo maestri. Il primo maestro da cui l’autrice stasera non sembra imparare è proprio la divisione tra ‘io e voi’. Francamente non vedo separazione tra lei e noi del pubblico. Siamo Uno, è questa è la rivelazione rivoluzionaria. Finché si persevera nella divisione, l’integrazione delle ombre, della sofferenza, della gioia, sono lontani e quindi tutta l’impalcatura teorica resta un’impalcatura teorica, imparata bene, espressa con scioltezza, ma diviene un elenco di luoghi comuni sulla crescita spirituale che oggi va di moda, specialmente nei supermercati della New Age, con spruzzatina di archetipi e sincronicità junghiane, chakra, una foglia di Gurdjieff, ayahuasca, sciamanesimo, un raggio di luna piena, le streghe.
Molti ingredienti mancano dal calderone, ma sono certo che siano presenti nel percorso d’individuazione e smantellamento nel percorso intrapreso dall’autrice, che ha scelto, probabilmente, la pillola rossa offerta da Morpheus.
Nella Caverna di Platone, lo schiavo liberato viene ucciso dai compagni che non vogliono liberarsi dalle catene. Stasera sono state poche le donne che hanno cercato di opporsi all’autrice. Segno forse che la separazione tra ‘io e voi’, errore comunicativo ripeto, non abbia prodotto una reale efficacia? L’autrice si chiama Francesca, e sappiamo che San Francesco a suo tempo abbia pagato con la vita la scelta di uscire dalla Matrix. A lui interessava il contatto con la natura, segno tangibile della presenza di Dio. Gli stessi seguaci non hanno compreso il messaggio di San Francesco, scegliendo la via comoda e breve di una spiritualità da passeggio.
Il cognome dell’autrice del libro è Mastroleo. ‘Maestro’ dunque e ‘Leo’, leone. L’autrice ha dimostrato coraggio nel mettersi a nudo, senza risparmiarsi. Ha detto di aver vinto la paura della morte, anzi ha più volte detto che è già ‘morta’, almeno la sua personalità. In una società basata sull’io sono, io faccio, io penso, io voglio, io appaio, io comando, dichiararsi ‘morti’ è l’estremo segno di vitalità. S’inizia a vivere sinceramente quando diventiamo consapevoli del falso sé che guida le nostre azioni e anche i nostri pensieri: una mente che mente, che non si ferma mai, capace di trasformarsi in una diabolica radio che continua a proporci spot pubblicitari. Di chi sono i nostri desideri? Ci appartengono davvero o sono stati sapientemente impiantati nel nostro cervello da abili venditori di sogni? Cosa succederebbe alla narrazione mediatica se tutti noi smettessimo di essere consumatori di merci spacciate per sogni? Davvero voglio acquistare una borsa firmata, una casa grande, un’auto di lusso, una vacanza in luoghi esotici? E se invece fossimo noi gli acquistati? E con che cosa paghiamo? Con il nostro tempo, la nostra coscienza, con la nostra creatività ed energia. Alla società mostruosa basata sulla velocità, su un malinteso ideale di tempo e spazio separati, abbiamo dato in pasto la nostra stessa vita e quel che è peggio, abbiamo garantito la soddisfazione futura della fame del mostro, coi nostri stessi figli, educati e addestrati finemente per sfamare i ladri di valore, di senso e di verità.
Tutto questo è emerso davvero in un paio d’ore di dibattito? Sì, anche di più, ma in ordine sparso, a pezzi e bocconi, in maniera caotica, così com’è la vita. A ben vedere però l’ordine c’è: ognuna di noi ha la responsabilità di cercarlo dentro di sé, senza guru, maestri, incantatori di serpenti, ipnotizzatori, falsi illuminati. Potrei andare avanti all’infinito poiché gli argomenti trattati sono pane quotidiano per me, che però non solo non mi sento arrivato, ma che sono ossessionato da una sola domanda, la domanda delle domande: sono disposto a rinunciare (per il mio bene e per il bene di tutti) a credere di essere davvero un illuminato? Tanto lo so che non lo sono anche se ‘credo’ di aver rinunciato ai beni materiali, alle trappole del narcisismo egoico. Quindi la domanda è: e se la mia personalità basata sull’impermanenza, sulla compassione, sulla presenza, sulla distruzione radicale delle illusioni non fosse altro che una perfetta copia di una personalità di riserva, una perfetta mimetizzazione dell’individuo liberato? Ci penso ogni istante. Ma anche il troppo pensare nuoce alla ricerca. Forse più che credere occorre finalmente essere e darsi con generosità?
Pietro Annicchiarico

