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APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – La Fòcara che ci interroga quando la tradizione diventa rischio

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Quest’anno la Fòcara non è solo grande: è fuori scala. Un colosso di legno che supera ogni limite di sicurezza e che continuiamo a chiamare “tradizione” per non affrontare la realtà. Mentre migliaia di persone – soprattutto bambini – si avvicinano fiduciose, nessuno sembra voler dire ciò che è evidente: un evento di queste dimensioni comporta rischi enormi e non può essere gestito con la leggerezza di un rito popolare. Questo editoriale nasce per rompere il silenzio.

Grottaglie (Ta) – Ci sono tradizioni che scaldano il cuore, e altre che, pur scaldando, ci chiedono di fermarci un momento a riflettere. La Fòcara di quest’anno appartiene a entrambe le categorie. È imponente, orgogliosa, costruita con la dedizione di volontari che hanno sfidato pioggia, fango e vento per portare avanti un rito che da generazioni accompagna la nostra comunità. L’ho vista crescere giorno dopo giorno, come un gigante di legno che si ergeva contro il cielo d’inverno, e non posso negare l’emozione che suscita.

La facciata di Palazzo Cicinelli nello sfondo in una vecchia foto (De Vincentis) del secolo scorso quando la Pira (fo’cra) si accendeva in Piazza Regina Margherita

Ma l’emozione, da sola, non basta più.

Le dimensioni raggiunte quest’anno – 32 metri per lato, 29 di altezza, una camera di combustione (sei x sei mt) che sembra minuscola rispetto alla massa che la sovrasta – raccontano una storia diversa da quella dei falò di un tempo. Non siamo più davanti a un fuoco rituale: siamo davanti a un evento termico che, per scala e potenza, sfiora l’industriale. È come se la tradizione avesse preso il passo più lungo della gamba, e ora ci chiedesse di starle dietro senza inciampare.

Senza voler assumere il ruolo di Cassandra, ho voluto ascoltare un tecnico esperto della sicurezza, e alcune sue parole mi sono rimaste addosso come una responsabilità: “È come far respirare un gigante attraverso una cannuccia”. Un’immagine semplice, quasi infantile, eppure perfetta. Perché dentro quella (Fo’cra) pira, così compatta e monumentale, i gas non trovano vie d’uscita adeguate. Cercano sfogo, premono, si accumulano. E quando il respiro non trova strada, il rischio non è solo teorico: è reale, concreto, documentato.

Flashover, backdraft, proiezione di lapilli a centinaia di metri.

(Flashover, backdraft sono due pericolosi fenomeni di incendio in ambienti confinati, distinti ma spesso confusi: il flashover è l’accensione improvvisa e simultanea di tutti i combustibili in un locale, guidata dal calore e dalla radiazione, mentre il backdraft è un’esplosione causata dall’introduzione di ossigeno in un incendio smoldering (in combustione lenta e asfittica), dove i gas surriscaldati prendono fuoco violentemente. Il flashover è una transizione totale verso la fase di incendio generalizzato, mentre il backdraft è un’esplosione di fumo, entrambi letali secondo  i vigili del fuoco. )

Parole che sembrano appartenere ai manuali dei Vigili del Fuoco, e che invece entrano di diritto nel vocabolario di un evento che coinvolge migliaia di persone, famiglie, bambini.

E proprio i bambini sono il punto che più mi inquieta. Li ho visti  nei vari video e immagini arrivare con i loro disegni per San Ciro, con gli occhi pieni di meraviglia e le mani strette a quelle delle maestre. Ho visto la “focaredda” preparata per loro, un gesto tenero e antico. Ma ho visto anche ciò che non avrei voluto vedere: assenza di estintori, impianti elettrici improvvisati, lampade appese a pali secchi, foglie d’ulivo troppo vicine alle fonti di calore. E intorno, i pini. Alti, fitti, bellissimi. E fragili come carta quando il fuoco decide di salire verso le chiome.

Non scrivo queste righe per spegnere l’entusiasmo di nessuno, lungi da me una simile intenzione, ma come è giusto che sia: meglio prevenire ed essere accorti per evitare il peggio, gli ultimi fatti di cronaca insegnano. La Fòcara è parte della nostra identità, e nessuno più di me ne riconosce il valore simbolico, comunitario, quasi spirituale. Ma proprio perché la amo, sento il dovere di dire che la tradizione non può essere un alibi per ignorare ciò che oggi sappiamo, ciò che la tecnica ci insegna, ciò che la prudenza ci impone.

Una pira di 29 metri non è un gesto spontaneo: è un’opera che richiede calcoli, autorizzazioni, distanze di sicurezza adeguate, piani di emergenza veri. Non basta la buona volontà. Non basta la devozione. Non basta la frase “si è sempre fatto così”.

Le tradizioni sopravvivono quando sanno evolversi. Quando sanno ascoltare il tempo in cui vivono. Quando sanno proteggere le persone che le custodiscono.

Forse è arrivato il momento di ridimensionare la Fòcara, non nel suo significato, ma nella sua forma. Di riportarla a una misura che sia insieme solenne e sicura. Di affiancare alla passione dei volontari la competenza degli ingegneri, dei tecnici, dei Vigili del Fuoco. Di costruire un rito che non faccia paura a nessuno, nemmeno a chi porta per mano un bambino.

Perché il fuoco è bello quando scalda. Diventa pericoloso quando dimentichiamo di rispettarlo.

E io, oggi, sento che il rispetto passa anche da queste parole. Le affido alla comunità con la speranza che possano aprire un dialogo, non una frattura.

Perché la Fo’cra è di tutti, e tutti abbiamo il diritto – e il dovere – di viverla in sicurezza.


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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