APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – La verità non brucia
Quando si tocca un nervo scoperto, la reazione è immediata. Il mio editoriale sulla Fòcara/Fo’cra/Pira ha avuto questo effetto: ha dato la stura a un dibattito acceso, necessario, inevitabile. Molti hanno compreso il senso profondo delle mie parole: un richiamo alla prudenza, alla responsabilità, alla tutela della comunità. Altri, invece, hanno preferito trasformare un’analisi tecnica in un attacco personale, come se mettere in discussione la sicurezza di un evento significasse mettere in discussione la città stessa.
Non è così. E non lo permetterò.
Da quarant’anni faccio questo mestiere con una sola bussola: l’Onestà intellettuale. Non ho mai scritto per compiacere, non ho mai taciuto per convenienza, non ho mai barattato la mia dignità per un favore o un contributo. Chi mi conosce lo sa. Chi non mi conosce, forse, oggi lo scopre.
Non mangio e non ho mai mangiato alla greppia dei fondi pubblici, grazie alla mia posizione sociale non ho mai avuto bisogno di farlo. Il mio giornale lo tengo in piedi con il mio lavoro, con le mie risorse, con la mia testardaggine. Da quattordici anni porto avanti una testata che non ha padrini né padroni, e che non deve dire grazie a nessuno se non ai lettori. Ho formato giovani, ho accompagnato colleghi all’iscrizione all’Ordine, ho mantenuto la barra dritta anche quando sarebbe stato più comodo piegarla e mandare tutto al diavolo perché non meritava il mio impegno.
Per questo, quando qualcuno prova a dipingermi come una “pennivendola”, sorrido. Non perché mi faccia piacere, ma perché so da dove viene l’attacco: dalla paura di chi non regge il peso della verità.
La verità è semplice: la Fòcara/Fo’cra/Pira di quest’anno presenta criticità oggettive, documentate da un tecnico certificato. Non sono opinioni, non sono impressioni, non sono antipatie personali. Sono dati. E i dati non si offendono: si analizzano.
Chi ha scelto di rispondere con insulti, insinuazioni o toni da comizio, invece di entrare nel merito, ha perso un’occasione. E forse ha rivelato più di quanto volesse.
A chi si erge a benefattore della città, ricordo sommessamente che la beneficenza non si misura in decibel, né in proclami, né in pose da salvatore. Si misura nella trasparenza, nella responsabilità, nella capacità di accettare il confronto senza trasformarlo in una rissa da cortile. E soprattutto si misura nella capacità di ascoltare chi solleva un problema prima che diventi una tragedia.
Lo ripeto: non ho bisogno di contributi pubblici, né ieri né oggi. E se anche mi fossero stati chiesti spazi pubblicitari per la Fòcara/Fo’cra/Pira, non li avrei concessi: non per ripicca, ma per coerenza. Perché quando si parla di sicurezza, non si fanno sconti. Nemmeno a se stessi.
Mi dispiace dirlo, ma una parte del pubblico (popolino poco pensante), ha dimostrato una certa difficoltà nel distinguere tra un’analisi tecnica e un attacco personale. È il segno di un clima avvelenato, dove chiunque osi porre una domanda viene trattato come un nemico. Io non sono nemica di nessuno. Sono solo una giornalista che fa il suo mestiere.
E ai volontari, alle loro famiglie, a chi lavora con passione e buona fede, dico una cosa sola: aprite gli occhi. Non tutto ciò che brilla è oro. E non tutto ciò che arde è festa.
Il mio editoriale non voleva spegnere la Fòcara/Fo’cra/Pira. Voleva evitare che un giorno sia la Fòcara/Fo’cra/Pira a spegnere qualcuno di noi.
Se questo dà fastidio, me ne farò una ragione. Ma non arretrerò di un millimetro.
Perché la verità può bruciare, sì. Ma non brucia mai quanto il silenzio.

