APERTAMENTE di Cosimo Lombardi – In ricordo di Rossana Di Bello
All’indomani della sentenza della Corte d’appello, che nega ogni presunto diritto della Banca Intesa è necessario fare un pò di chiarezza, per chi non segue le vicende amministrative che portarono il Comune di Taranto ad una sciagurata dichiarazione di dissesto, dichiarata sotto il governo Prodi, al solo scopo di gettare discredito sul centrodestra saldamente a capo di quella amministrazione comunale da molti anni.
Mandante la intera classe dirigente di centrosinistra; architetto esecutore il prof. Francesco Boccia.
Nel 2004 il Comune di Taranto, sotto la giunta guidata dall’allora sindaco Rossana Di Bello, emise Buoni Ordinari Comunali (BOC) per 250 milioni di euro sottoscritti da Banca OPI (poi inglobata nel gruppo Intesa Sanpaolo).
Parte dei fondi (circa 142 milioni) servì per estinguere pregressi mutui con Cassa Depositi e Prestiti, il resto (circa 108 milioni) per opere pubbliche al fine di dare decoro e vivibilità nelle periferie.
Primo punto che è emerso è che nessuno ha rubato nulla nè ha malversato alcunché.
Durante il Governo Prodi II (2006-2008), Francesco Boccia era al servizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri come Capo del Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali e, in quello stesso periodo, venne nominato commissario liquidatore e presidente dell’Organo Straordinario di Liquidazione per il dissesto finanziario del Comune di Taranto.
Pur accademico della economia, il suddetto non verificò la esigibiltà dei 250 milioni ma, per mandato ricevuto dal vertice del centrosinistra, si affrettò a redigere atti che avrebbero portato alla dichiarazione di dissesto e al commissariamento del Comune di Taranto.
Come commissario venne nominato un prefetto in pensione, Tommaso Blonda, brava persona con un difetto fisico: privo di polso.
Con tutto quello che ne seguì: blocco dei servizi essenziali ( ricordiamo tutti gli incendi notturni ai cassonetti per evidenziare i disagi); le accuse di ladrocinio rivolte ingiustamente alla dottoressa Di Bello; le scritte offensive davanti alla gioielleria di famiglia del marito; i processi dai quali è sempre uscita assolta.
La magistratura tarantina che pure aveva prestato uno dei suoi uomini migliori per contrastare – invano – Cito, pronta a dare una mano.
Donde una fase di disagio psicologico e fisico che minò la salute di Rossana Di Bello con conseguente assalto oncologico.
Le domanda che l’uomo della strada oggi, deve porsi sono semplici:
1) se l’illustre economista professore Francesco Boccia avesse contestato la somma che ieri la Corte d’appello ha negato alla Banca, ci sarebbero stati i presupposti per la dichiarazione di dissesto?
2) Ci sarebbe stato il commissariamento del Comune di Taranto?
3) Il centrosinistra avrebbe vinto le successive elezioni amministrative?
Rossana Di Bello sarebbe stata ( ingiustamente) accusata e processata?
Ma, soprattutto,
4) Francesco Boccia sarebbe stato proiettato al Parlamento?
Rossana, puoi finalmente riposare in Pace.

