Parla con me! Le interviste del direttore – Mattia Chirico: il talento gentile della chirurgia ortopedica
Grottaglie (Ta) – Ci sono incontri che, pur nascendo in un contesto medico, lasciano un’impressione che va oltre la semplice cura. È quello che mi è accaduto quando ho conosciuto il dr. Mattia Chirico, giovane chirurgo ortopedico nato a Grottaglie e oggi in piena ascesa professionale a Firenze.
La prima cosa che colpisce è la sua calma: una calma che non è distacco, ma presenza. Una calma che rassicura, che fa sentire ascoltati, che trasmette la sensazione di essere nelle mani giuste. Poi arriva il resto: un curriculum che parla da sé, una formazione costruita con rigore e passione, esperienze in centri di eccellenza italiani e internazionali, e un presente professionale all’interno di ICAR – Institute for Complex Arthroplasty and Revisions, uno dei luoghi più avanzati in Italia per la chirurgia protesica complessa.
Da grottagliese come lui, vedere un giovane del nostro territorio crescere così, con questa dedizione e questa visione moderna della medicina, è motivo di orgoglio. Da persona che ha avuto modo di affidarsi alle sue cure, posso dire che la sua competenza tecnica è pari alla sua umanità.
È da questa esperienza – personale, professionale, umana – che nasce l’intervista che segue: un dialogo sincero con un medico che sta costruendo, passo dopo passo, una carriera luminosa.
Dottor Chirico, lei è giovanissimo ma ha già un curriculum impressionante. Partiamo dalle origini: quanto ha influito la sua formazione a Grottaglie sul percorso che sta costruendo oggi?
Le mie radici hanno avuto un ruolo fondamentale. È un luogo che ti forma nel carattere, dove ho imparato il valore dell’impegno, della costanza e della responsabilità. e questo ha influenzato profondamente il mio approccio allo studio e alla professione.
Il suo percorso accademico è stato impeccabile: 100/100 al diploma, 110 e lode alla laurea, 70 e lode alla specializzazione. Da dove nasce questa determinazione?

Nasce da una passione profonda per la medicina, che con il tempo si è trasformata in un amore sempre più consapevole per l’ortopedia e per la chirurgia. Durante il mio percorso mi sono reso conto che è attraverso lo studio, la conoscenza e il continuo miglioramento delle proprie capacità tecniche, umane e scientifiche che si può davvero incidere sulla qualità della vita delle persone. Questa consapevolezza è stata il vero motore della mia determinazione: volontà di diventare ogni giorno un chirurgo migliore per i miei pazienti.
Durante la sua formazione ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi della chirurgia protesica. Quanto hanno inciso queste esperienze?
Nel mio percorso queste esperienze sono state fondamentali perché mi hanno permesso di confrontarmi con grandi figure della chirurgia ortopedica, ciascuna con una visione e competenze differenti. L’esperienza a Innsbruck con il prof. Fink, esperto di chirurgia sportiva, mi ha dato un’impostazione internazionale e una forte attenzione alla precisione tecnica e al dettaglio. Successivamente, il confronto con il prof. Grappiolo, Humanitas Milano, è stato determinante per la mia formazione nella protesica di anca e nella gestione delle revisioni complesse, ambiti in cui rappresenta un riferimento assoluto.
La fellowship con il dr. Andrea Baldini, ICAR -IFCA Firenze, punto di riferimento internazionale per la chirurgia protesica di ginocchio, ha infine segnato un vero punto di svolta: è stata un’esperienza che mi ha letteralmente cambiato la vita. Da lui ho appreso e continuo ad apprendere non solo competenze di altissimo livello nella protesica di ginocchio e di anca, ma anche una passione autentica per questa chirurgia, che ha profondamente influenzato il mio modo di lavorare e di crescere come chirurgo.
Oggi lavora all’ICAR di Firenze, un centro di eccellenza internazionale. Qual è il cuore della sua attività quotidiana?
Mi occupo principalmente di chirurgia protesica di anca e ginocchio, dai primi impianti alle revisioni complesse. Seguo pazienti con artrosi avanzata, fallimenti protesici e anatomie difficili, che richiedono un approccio altamente specialistico. All’interno di ICAR – Institute for Complex Arthroplasty and Revisions, lavoro in un contesto multidisciplinare dedicato alla gestione dei casi protesici più complessi, con percorsi di cura strutturati e soluzioni su misura, dall’indicazione chirurgica al recupero funzionale.
Da persona che ha avuto modo di conoscerla professionalmente, posso dire che la sua attenzione al dettaglio e la sua capacità di ascolto fanno davvero la differenza. Quanto conta per lei il rapporto umano?
Conta moltissimo. La chirurgia è tecnica, precisione, studio… ma è anche relazione. Una persona che si sente ascoltata affronta il percorso terapeutico con maggiore serenità. La fiducia è parte integrante della cura.
Oltre alla pratica clinica, lei è molto attivo nella ricerca e nei congressi internazionali. Perché è così importante continuare a formarsi?
Perché la chirurgia ortopedica protesica è in continua evoluzione. Nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi approcci: restare aggiornati significa offrire il meglio. Partecipare a congressi internazionale ed organizzarli da noi come il Florence Knee Course è un’occasione preziosa per crescere e confrontarsi con figure esperte.
Da grottagliese come lei, e da persona sinceramente colpita dalla sua professionalità, le chiedo: qual è il suo obiettivo per il futuro?
Continuare a migliorare, crescere professionalmente e contribuire allo sviluppo della chirurgia protesica. E, un giorno, trasmettere ciò che ho imparato ai giovani colleghi, come i miei maestri hanno fatto con me.
Ultima domanda: cosa direbbe a chi sta valutando un intervento di protesi e ha paura?
Direi che la paura è normale, ma oggi abbiamo strumenti e competenze che ci permettono di affrontare questi interventi con grande sicurezza. Il mio compito è accompagnare ogni persona in ogni fase, dalla diagnosi al recupero, con un percorso personalizzato e trasparente. La fiducia reciproca è la base di tutto.

