APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Nove anni di Amministrazione D’Alò a Grottaglie: la città è ferita, la fiducia tradita
Grottaglie (Ta) – Ci sono stagioni politiche che si chiudono lasciando dietro di sé un senso di smarrimento, quasi di incredulità. Non perché ci si aspettasse miracoli, ma perché ci si aspettava almeno coerenza, rispetto delle regole, tutela del territorio, capacità di ascolto.
A distanza di nove anni dall’inizio di questa esperienza amministrativa, ciò che resta è un mosaico di scelte discutibili, omissioni pesanti, interventi scoordinati e un progressivo allontanamento da quei valori che un tempo erano stati sbandierati come identitari.


È impossibile non ricordare come tutto ebbe inizio: una candidatura costruita sulla battaglia contro la discarica Ecolevante, una mobilitazione popolare che aveva trovato in quell’impegno un simbolo di riscatto. L’ambientalismo era la bandiera, la tutela del territorio la promessa.
Oggi, quella bandiera appare scolorita, quasi irriconoscibile. E la città, intanto, porta addosso i segni di un’amministrazione che ha smarrito la bussola.
Una città che perde verde, identità e tutela
Gli interventi sul territorio parlano da soli.
Il verde urbano, anziché essere incrementato e protetto, è stato spesso sacrificato: disboscamenti, abbattimenti, aree naturali compromesse. Le piste ciclabili, invece di nascere da una visione organica, sono state infilate tra le corsie come pezze improvvisate, senza un piano di mobilità sostenibile degno di questo nome.
Tra gli episodi più controversi spiccano i cosiddetti roghi “controllati” di legname e materiali vari. Una pratica che, oltre a generare ricadute ambientali tutt’altro che trascurabili, apre un interrogativo che non può più essere eluso:
esiste a Grottaglie un responsabile con brevetto antincendio, abilitato e formato, come previsto dalle normative?
La domanda è tutt’altro che retorica, soprattutto alla luce di episodi come La Fo’cra, gli incendi nella pineta Frantella e altri eventi che hanno messo in evidenza fragilità operative e assenza di protocolli chiari.

Un’Amministrazione che si definisce attenta all’ambiente dovrebbe essere la prima a garantire competenze, trasparenza e sicurezza.
Urbanistica: quando la programmazione diventa un optional
Il cuore di una buona amministrazione è la capacità di programmare. Qui, invece, si è assistito a un susseguirsi di scelte che hanno snaturato il territorio:
• centri commerciali in aree destinate a servizi pubblici,
• mancato ampliamento dell’area cimiteriale prevista dal PRG,
• nessun adeguamento del Piano Regolatore, utile solo a continuare a spremere l’IMU,
• ripristini stradali che cedono puntualmente negli stessi punti, segno evidente di controlli inesistenti sulle ditte esecutrici.
La città si è ritrovata ostaggio di interventi frammentari, privi di una visione complessiva.
La rigenerazione urbana, parola spesso evocata, è rimasta un concetto astratto, confuso con demolizioni, disboscamenti o operazioni di facciata.
La mancata gestione delle acque meteoriche ha prodotto allagamenti ripetuti, prevedibili e prevenibili.
Il Fognone di via Monti, Marconi, Crispi, Oberdan e altre arterie cittadine è rimasto in condizioni critiche, senza interventi strutturali.
E mentre la città affrontava questi problemi, nessuno sembrava disposto a mettere mano a una pianificazione idraulica seria, moderna, necessaria.
Le discariche non sono state oggetto di recupero ambientale e paesaggistico.
La Commissione Cave, strumento fondamentale per monitorare un settore delicatissimo, non è mai stata istituita.
Le acque provenienti dal depuratore di Villa Castelli continuano a scorrere nel corridoio ecologico della Gravina del Fullonese, un luogo di straordinaria biodiversità che avrebbe meritato tutela, monitoraggio, rispetto.
La sensazione diffusa è che l’ambiente sia diventato un tema secondario, evocato solo quando utile alla narrazione politica, ignorato quando richiedeva scelte coraggiose e impopolari.

Il paradosso è evidente: chi era stato eletto come simbolo della difesa del territorio oggi appare distante da quella identità.
L’ambientalismo, un tempo anima della sua azione, si è trasformato in un ricordo sbiadito.
E ciò che emerge è un agire politico spesso orientato al tornaconto personale, non sempre calcolato con lucidità, quasi mai utile alla città.
Questo editoriale non nasce per alimentare polemiche sterili, ma per esercitare un dovere civico: ricordare, documentare, chiedere conto.
Perché la memoria è l’unico antidoto alla ripetizione degli errori.
Perché la città merita amministratori capaci, coerenti, rispettosi delle regole.
Perché chi ha governato per nove anni deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte, non nascondersi dietro la retorica o la propaganda.
La comunità ha diritto a una gestione trasparente, a una visione chiara, a un futuro costruito con competenza e rispetto.
E ha il dovere di pretendere tutto questo.
Questo scritto è per memoria futura e passata.
Perché la città non dimentichi.
Perché chi verrà dopo possa finalmente ricostruire ciò che è stato trascurato, compromesso o distrutto.
Perché il territorio non è un palcoscenico politico: è la casa di tutti.


