Milano: quando Montale e la testimonianza si incontrano
Si è svolta con grande partecipazione, presso la sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Milano, la seconda tappa del Progetto Scientifico Internazionale Montale – Ossi di seppia Centenario, ideato e curato dalla giornalista e scrittrice Stefania Romito. L’iniziativa celebra i cento anni dalla pubblicazione di Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, e propone una lettura critica e attuale della sua opera, capace di parlare ai nostri tempi così segnati da inquietudini profonde e sfide esistenziali.
Il cuore della serata — guidata con competenza e sensibilità dalla prof.ssa Monica Amari — ha visto la poesia dialogare apertamente con la parola vissuta, mettendo in relazione il “male di vivere” montaliano con una testimonianza di vita reale e drammatica: quella di Benedetto Minuto, commissario di bordo sopravvissuto al naufragio della Costa Concordia.
Nel suo intervento iniziale, Romito ha tracciato con lucidità la visione poetica di Montale, evidenziando come Ossi di seppia non sia un monumento letterario da celebrare inerte, ma una voce viva che continua a interrogare il presente. Per Montale il “male di vivere” non è un vezzo estetico, ma una condizione esistenziale che scuote le certezze, svela i limiti dell’uomo moderno e fa emergere la poesia come forma di conoscenza e resistenza spirituale.
Romito ha ricordato che il progetto — e il volume collettaneo Eugenio Montale – Tra il mal di vivere e il mare (Collana Nuovo Rinascimento Milano – Passerino Editore) che ne costituisce l’espressione editoriale — riunisce contributi critici da diversi punti di vista, con saggi che indagano simboli, memoria, tensione metafisica e paesaggio montaliano, temi che restano sorprendentemente attuali.
Dopo l’introduzione, la riflessione si è arricchita con gli interventi dei relatori invitati:
Walter Rossi, docente all’Università di Milano e critico letterario, ha parlato del rapporto tra Montale e Firenze (Gabinetto Vieusseux), offrendo una lettura profonda della poetica montaliana e ponendo l’accento sul ruolo del male di vivere come cifra che attraversa non solo l’opera del poeta ma l’intera modernità.
Luca Siniscalco, docente UniTreEdu, ha approfondito la poetica delle cose, mostrando il rapporto tra parola poetica e limite esistenziale e come Montale usi il linguaggio come strumento per sondare la fragilità dell’io umano.
Lorena Sambruna, poetessa e scrittrice, ha letto suoi contributi poetici e in prosa, intrecciando il passato di Montale con un ipotetico presente e evidenziando come i testi montaliani rivelino una tensione tra dolorosa consapevolezza e bisogno di senso, un equilibrio che risuona in molte produzioni artistiche contemporanee.
Questi interventi, insieme, hanno costruito un quadro critico di Montale in cui la sua opera si configura non come archivio del passato, ma sguardo dinamico sull’esperienza umana, perfettamente in dialogo con ciò che ciascuno di noi vive oggi.
Al centro della serata, un momento di grande intensità umana: la testimonianza di Benedetto Minuto. La sua esperienza non è stata presentata come cronaca di un evento tragico, ma come narrazione di un percorso di sopravvivenza, una testimonianza che porta con sé il peso dell’impatto psicologico, del trauma e del confronto con la fragilità dell’esistenza.
Nel suo libro La Concordia, tredici anni per raggiungere la riva (Pace Edizioni), il mare — figura simbolica fondamentale nella poesia di Montale — si è trasformato in luogo reale di prova e ferita. Così il disagio esistenziale montaliano, espresso con metafore e immagini liriche, ha trovato un referto concreto nel vissuto di Minuto, un ponte narrativo che ha permesso alla parola poetica e alla parola biografica di confrontarsi senza gerarchie, ma con profonda umanità.
La serata milanese ha offerto molto più di una commemorazione letteraria: è stato un momento di incontro tra poesia e vita, tra critica culturale e testimonianza personale, un’esperienza che ha dimostrato come la poesia di Montale continui a parlare di noi, della nostra fragilità e della nostra capacità di resistere alle fratture del vivere.
Con la guida di Stefania Romito e i contributi dei relatori, l’evento ha confermato che la cultura può essere strumento di comprensione profonda, e che la parola — in versi o narrata — resta il luogo in cui il dolore può essere nominato e, forse, attraversato.

