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APERTAMENTE di Lilli D’Amicis –  Castello Episcopio: l’arte di perdere un patrimonio e fingere che sia colpa del destino

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A Grottaglie c’è un talento che nessuno riconosce ufficialmente, ma che negli anni è diventato una disciplina olimpica: l’arte di perdere ciò che si possiede fingendo di non esserne responsabili.

Rassegna stampa dell’epoca relativa alla sala museale, fatta passare per Museo che non è mai stato tale,  pubblicata dalla testata giornalistica Pegaso

Il Castello Episcopio è l’ultimo, clamoroso esempio di questa specialità cittadina.

Perché diciamolo senza ipocrisie: la Curia non ha “strappato” nulla.

Ha semplicemente ripreso ciò che era suo.

Il resto è rumore di fondo, utile solo a coprire un dato imbarazzante: il Comune non aveva alcun titolo per stare lì.

Il Museo fantasma: venticinque anni di autoinganno istituzionale 

Il Museo della Ceramica è stato per un quarto di secolo la grande autoillusione collettiva.

Un museo mai istituito, mai regolamentato, mai riconosciuto.

Un museo che non esisteva per la legge, ma che tutti fingevano di vedere.

E allora la domanda è semplice e tagliente: chi ha permesso che Grottaglie si presentasse al mondo con un museo inesistente?

Non è un errore tecnico. È un fallimento politico.

E non di un’Amministrazione sola: di tutte quelle che hanno preferito la narrazione alla norma, la facciata alla struttura, il consenso immediato alla costruzione istituzionale.

Quando la Curia ha chiesto lo sfratto, non ha fatto un colpo di mano.

Ha fatto ciò che qualunque proprietario farebbe davanti a un inquilino che:

•⁠  ⁠occupa senza titolo

•⁠  ⁠non paga

•⁠  ⁠non ha un progetto istituzionale credibile

•⁠  ⁠non ha neppure un museo formalmente istituito da difendere

La sentenza del Tribunale non è una sorpresa. È una diagnosi.

E la malattia si chiama superficialità amministrativa cronica.

Dopo aver perso la causa, il Comune firma un protocollo d’intesa che viene venduto come “collaborazione”.

Rassegna stampa dell’epoca relativa alla sala museale, fatta passare per Museo che non è mai stato tale,  pubblicata dalla testata giornalistica Pegaso

In realtà è un atto di sottomissione elegante: la Curia decide, il Comune esegue.

La Curia chiede fondi, il Comune fa da manovalanza.

La Curia detta i limiti d’uso, il Comune ringrazia per la concessione.

È il ribaltamento perfetto: chi ha amministrato male ora si accontenta di amministrare poco.

La politica dell’inerzia: il vero nemico del patrimonio

Il Castello Episcopio non è stato perso oggi. È stato perso ogni volta che:

  ⁠si è evitato di portare in Consiglio l’istituzione del Museo

•⁠  ⁠si è preferito un evento a una delibera

•⁠  ⁠si è confusa la gestione quotidiana con la costruzione di un’istituzione

•⁠  ⁠si è pensato che “tanto va avanti lo stesso”

E infatti è andato avanti.

Fino al punto in cui non poteva più andare.

Ora che il Castello torna alla Curia, ora che il Museo è nudo davanti alla legge, ora che il Comune si ritrova a fare il figurante in casa d’altri, la domanda non è:

La domanda vera è: chi ha deciso che Grottaglie non meritasse un museo vero, un patrimonio protetto, un’amministrazione all’altezza?

Perché i beni culturali non si perdono per aggressione.

Si perdono per abbandono.

E l’abbandono non è mai un incidente: è una scelta.

CastelloEpiscopioFanigliulo


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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