DAST: il rompicapo amministrativo che Grottaglie non può più ignorare
Grottaglie (Ta) – La vicenda DAST è arrivata in Consiglio comunale il 6 marzo con il peso di una questione che non riguarda solo norme e procedure, ma persone, famiglie, operatori, continuità educativa e dignità dei servizi.
A portarla in aula è stato il consigliere Ciro Petrarulo, con un’interpellanza presentata l’8 febbraio e riproposta oggi con un obiettivo preciso: fare chiarezza, senza polemiche, senza strumentalizzazioni, ma con la consapevolezza che il tempo delle proroghe è finito e che la città ha diritto di sapere cosa accadrà.
«Non vogliamo creare tensioni né attaccare nessuno» ha esordito Petrarulo. «Parliamo di persone che lavorano per persone che hanno bisogno. Vogliamo solo capire cosa succederà dopo il 31 dicembre e se il servizio sarà garantito per i ragazzi e per gli operatori».
Una richiesta semplice, legittima, che apre però un dossier complesso.
Il Sindaco Ciro D’Alò ha risposto con una lunga e articolata spiegazione, che mette in fila i fatti e soprattutto i vincoli normativi che oggi impediscono al Comune di procedere come in passato.
Il punto centrale è uno:
la DAST utilizza la struttura comunale tramite un comodato d’uso che non può più essere prorogato.
La legge sui contratti pubblici e le norme sul terzo settore impongono una procedura di evidenza pubblica.
Tradotto: serve una gara.
E una gara significa concorrenza.
Significa che chiunque – un’altra cooperativa, un altro soggetto del territorio o anche di fuori – può partecipare e potenzialmente vincere.
Il Sindaco non lo nasconde:
«È un rompicapo. Non possiamo più prorogare. Dobbiamo seguire la legge. E questo apre scenari che nessuno di noi vorrebbe».
D’Alò ha illustrato tre opzioni, ognuna con rischi e conseguenze.
1. La strada più sicura: la DAST cede l’autorizzazione al Comune
Il Comune diventerebbe titolare sia della struttura sia della licenza.
Poi bandirebbe una gara unica per la gestione del servizio, con clausole di salvaguardia per mantenere operatori e continuità educativa.
È la soluzione che tutela di più tutti gli attori coinvolti.
È anche quella che il Sindaco considera più ragionevole.
2. La strada più rischiosa: gara solo per la struttura
Qui il rischio è evidente:
una cooperativa con più risorse potrebbe offrire di più e scalzare la DAST.
Se la DAST non trovasse subito un’altra sede adeguata, rischierebbe perfino di perdere l’autorizzazione, con conseguenze pesantissime per utenti e famiglie.
3. La strada alternativa: trasferirsi in una sede privata
Il Comune sta cercando immobili idonei (almeno 250 mq), ma finora non ne ha trovati di adeguati.
La DAST potrebbe comunque decidere autonomamente di spostarsi altrove, anche fuori Grottaglie, perché è titolare dell’autorizzazione.
Ma nessuno vuole questo scenario.
Il Sindaco D’Alò lo dice chiaramente:
«La DAST è un’eccellenza del territorio. Nessuno vuole che vada via».
Eppure la legge non lascia margini discrezionali.
La politica può scegliere la strada, ma non può aggirare le regole.
La decisione finale dovrà essere condivisa con la cooperativa, valutando quale opzione comporti il rischio minore per utenti, famiglie e operatori.
Dal “si è sempre fatto così” al rompicapo del 2026
Prima del 2024 – La routine che funziona
La DAST opera nella struttura comunale tramite comodato rinnovato negli anni.
Un equilibrio stabile, rassicurante.
2024 – La legge cambia
Le nuove norme vietano ulteriori proroghe.
Il meccanismo si inceppa.
Fine 2024 – L’ultima proroga
La DAST ottiene una proroga fino al 31 dicembre.
È un tampone, non una soluzione.
Inizio 2025 – Il nodo emerge
Gli uffici chiariscono: senza gara, non si può andare avanti.
Il rischio di concorrenza diventa concreto.
8 febbraio 2026 – L’interpellanza Petrarulo
Il consigliere chiede trasparenza e garanzie.
6 marzo 2026 – La risposta del Sindaco
D’Alò illustra le tre strade possibili.
Nessuna semplice, nessuna indolore.
Marzo 2026 – La scelta
Comune e cooperativa devono decidere quale rischio è accettabile.
L’obiettivo: non interrompere il servizio, non disperdere gli operatori, non spostare i ragazzi.
La vicenda DAST non è un tecnicismo amministrativo.
È una questione di comunità, di responsabilità, di futuro.
Il Consiglio del 6 marzo ha mostrato che la politica può anche dividersi su strade e procedure, ma non può sottrarsi a una verità:
la continuità dei servizi per le persone più fragili non è negoziabile.
Ora la città attende la scelta.
E questa volta non si potrà rimandare.

