“Falcone, l’inchiesta che la propaganda finge di non vedere” di Francesco Russo*
Il viaggio mancato a Mosca, i documenti sui fondi PCUS–PCI e l’abuso politico di un nome che merita rispetto, non manipolazione
In questi giorni di sfrenata campagna elettorale per il Referendum il nome, che dovrebbe essere pronunciato a proposito e soltanto quando è necessario, di Giovanni Falcone è stato usato ed abusato dai mentitori seriali di esponenti ed elettori dei 5Stelle, da svariati Magistrati e da alcuni Magistrati, più titolati degli altri, perché si occupano di Mafia, o se ne sono vanamente occupati e da qualche Quotidiano che soffia sul fuoco per alimentare l’odio e la menzogna dei 5Stelle a cui è stata raccontata una storia diversa da quella reale.
Ma si sa agli stupidi boccaloni si può dare in pasto qualsiasi esca perché abboccano a tutto e ripetano tutto pappagallescamente perché sprovvisti della capacità di critica e quindi di apprendimento. Ed allora per cercare di attirare l’attenzione dei boccaloni suddetti e per informare il colto e l’inclita di una storia poco conosciuta riferirò un episodio poco noto, ma di rilevantissima, a mio avviso, importanza sia politica che giudiziaria e che potrebbe dare tantissime risposte ad interrogativi che mai hanno avuto risposta.
Giovanni Falcone indagava su Mafia e Appalti e il suo motto era: “Seguite i soldi!” Ebbene in quel maggio famoso ed infausto per la Nazione, Falcone che dirigeva gli Affari Penali del Ministero, stava indagando, necessariamente per il principio della Competenza Territoriale, insieme con la Procura di Roma diretta in quel momento dal dottor Ugo Giudiceandrea, su avvenimenti importantissimi . L’indagine era talmente segreta che il Procuratore della Repubblica l’aveva riservata a sé, trattandosi di un’inchiesta che tendeva ad accertare le modalità del traffico di denaro intercorso negli anni precedenti tra il PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) e il PCI , quindi tra il Cremlino e Botteghe Oscure. La stessa indagine si stava svolgendo in Russia, non più Unione Sovietica, ad opera del Procuratore Generale Russo Pankov.
L’inchiesta giudiziaria era delicatissima e quindi doveva essere documentata rigidamente e per la sua delicatezza e riservatezza era necessario acquisire i documenti in maniera diretta , non fidandosi , entrambi gli inquirenti (Falcone e Pankov) della Posta Diplomatica per l’acquisizione. Tuttavia i canali diplomatici erano utilizzati per le comunicazioni necessarie a definire i tempi e le modalità degli incontri tra gli inquirenti.
Nel maggio del 1992 l’Ambasciata Italiana a Mosca aveva fatto da tramite tra il Ministero Della Giustizia e il Procuratore Generale Russo Pankov comunicando a quest’ultimo che il 5 giugno del 1992, Giovanni Falcone e Ugo Giudiceandrea, sarebbero andati a Mosca per incontrare il Procuratore Generale Pankov e per acquisire i documenti necessari al proseguimento delle indagini, Pankov da parte sua, comunicava che sarebbe venuto a Roma l’8 giugno per acquisire la documentazione italiana , immediatamente dopo il ritorno di Falcone e Giudiceandrea in Italia. A Falcone ed evidentemente anche a Pankov i documenti servivano per provare che il traffico non era un traffico diretto, cioè i “soldi” non erano inviati direttamente da Mosca a Roma, ma attraverso un furbo espediente commerciale che si svolgeva in questo modo: il PCUS vendeva direttamente gas e gasolio a fidati imprenditori di sinistra vicini o contigui al PCI e l’imprenditore che acquistava tali materiali, pagava direttamente al PCI. Il tutto è documentato da documenti dell’Ambasciata Italiana a Mosca che alla fine riceve le condoglianze di Pankov unite a parole di grande apprezzamento per l’Uomo e per il Magistrato Falcone e al rimpianto di non averlo potuto incontrare prima a Mosca e poi a Roma.
Il 5 giugno del 1992 e il successivo 8 giugno diventarono date inutili, perché vennero precedute di poco, dalla famosa data del 23 maggio 1992 quando 500 Kg di Tritolo fecero il botto a Capaci.
Ogni lettore ne tragga le conseguenze e formuli ipotesi e “fantastichi” sul contenuto dell’Agenda Rossa di Borsellino che conosceva le indagini di Falcone.

*Illustre avvocato del foro di Napoli e fine scrittore

