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Il narcisista patologico non scrive, fa plagio emotivo

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«Mi hanno insultato in settanta righe e le uniche cose che mi hanno dato fastidio sono stati gli errori di ortografia.»

Fyodor Dostoevsky

A volte basta questa frase per capire un fenomeno molto contemporaneo. Non l’insulto in sé — che l’umanità pratica da millenni — ma la sua versione digitale più povera: l’insulto velenoso scritto da un profilo anonimo. Parole acide. Aggressività improvvisa. Account con nomi improbabili, fotografie prese da internet o da qualche ignaro turista canadese.

E poi la raffica.

Commenti, insinuazioni, attacchi personali. Sempre con lo stesso schema psicologico: colpire e nascondersi.

Il narcisismo dietro la tastiera

Chi lavora in ambito psicologico riconosce dinamiche abbastanza precise. Nel narcisismo patologico la fragilità dell’identità è profonda. Per questo il soggetto ha bisogno di costruire continuamente una immagine grandiosa di sé. Quando qualcosa incrina quell’immagine — una critica, un rifiuto, perfino l’indifferenza — può emergere quella che Heinz Kohut chiamava rabbia narcisistica.  Non è semplice aggressività. È una ferita. Ed è proprio qui che appare un fenomeno curioso. Il narcisista raramente crea davvero un discorso. Non produce pensiero.

Imita.

Prende pezzi di linguaggio qua e là, li rimonta, li lancia come se fossero suoi. Per questo mi capita spesso di dirlo con un pizzico di ironia, ma senza allontanarmi troppo dalla realtà clinica:

Il narcisista patologico non scrive. Fa il plagio emotivo.

Il narcisista cinefilo

C’è poi un dettaglio che chi osserva queste dinamiche online riconosce facilmente. Molti di questi attacchi sono pieni di frasi prese dai film. Citazioni pseudo-epiche. Minacce teatrali. Battute che sembrano uscite da un thriller o da qualche film di gangster. Il problema è che, tolta la musica di sottofondo e il montaggio cinematografico, restano semplicemente frasi fuori contesto. È come assistere a qualcuno che recita una scena drammatica nel corridoio di un supermercato. Ancora una volta non c’è creazione.

C’è imitazione.

Il coraggio degli anonimi

Questa aggressività quasi sempre non avviene a viso aperto. I profili usati per questi attacchi hanno caratteristiche ricorrenti. A volte sono account creati da poco, comparsi dal nulla con poche foto e pochi contatti. Altre volte sono profili vecchi di anni ma improvvisamente riciclati, rimasti silenziosi per molto tempo e poi riattivati per una sola funzione: colpire. In entrambi i casi la caratteristica è la stessa.

Anonimato.

Nessun volto reale. Nessuna identità verificabile. Solo una maschera digitale.

Il passo falso che molti non vedono

C’è poi un dettaglio che molti haters non considerano. Un conto è insultare una persona. Un altro conto è farlo sotto un articolo di giornale, sotto il post di una redazione, sotto il contenuto di una trasmissione televisiva o di un podcast pubblico. In quel momento non si sta più attaccando solo un individuo. Si sta attaccando un’organizzazione, una struttura pubblica, una redazione che ha una reputazione da difendere. E queste realtà — piccole o grandi che siano — hanno procedure precise. Archivi. Segnalazioni. Uffici legali. Così quello che per l’hater sembra un semplice commento velenoso può trasformarsi in un errore strategico. Perché non entra più in una dinamica personale. Entra in una dinamica istituzionale. E da lì, a volte, partono denunce contro ignoti.

L’anonimato che dura poco

Quando queste procedure si attivano succede qualcosa di interessante. L’anonimo spesso smette di essere anonimo. Le indagini possono durare anche molto tempo. Anni, a volte. Si analizza il passato digitale, ma anche il presente che continua nel frattempo: altri commenti, altri bersagli, altre tracce. Perché molto raramente si tratta di un episodio isolato. Spesso emergono pattern seriali. Stesse modalità. Stesse aggressioni. Stessa ossessione che cambia semplicemente bersaglio. A quel punto si costruisce un profilo. E talvolta emergono altre condotte persecutorie, altre nefandezze, altri comportamenti rimasti fin lì dispersi nel rumore della rete.

Il giorno in cui qualcuno suona alla porta

Il mondo digitale dà spesso un’illusione: quella dell’impunità. Ma la realtà ha tempi diversi. Le indagini lavorano lentamente. Poi, un giorno, qualcuno suona alla porta. E la casa da cui partivano gli attacchi — quella scrivania da cui si lanciavano commenti velenosi — smette improvvisamente di essere il centro del mondo. Perché la stanza da cui si guarda il mondo diventa un’altra. Una stanza con una finestra da cui entra poca luce. E soprattutto senza accesso agli strumenti con cui si perpetravano quegli attacchi. A questo si aggiungono spesso le conseguenze civili. Perché oltre al penale esistono i risarcimenti. E il mondo virtuale, a quel punto, diventa improvvisamente molto reale.

Il materiale proiettivo

Dal punto di vista psicologico c’è un elemento quasi clinico in molti di questi attacchi. Gli insulti digitali contengono spesso materiale proiettivo. Accuse che raccontano più la vita di chi scrive che quella di chi viene insultato. Frustrazioni personali. Fallimenti trasformati in aggressione. Ferite interne espulse e attribuite all’altro. È un meccanismo ben noto nella psicodinamica: ciò che non può essere tollerato dentro di sé viene proiettato fuori. E i social diventano il contenitore perfetto di questa espulsione emotiva.

Le “scimmie volanti” e i dipendenti emotivi

Spesso queste persone non agiscono completamente da sole. Nel linguaggio della psicologia del narcisismo si parla talvolta di “scimmie volanti”. L’espressione deriva dal romanzo Il Mago di Oz: le scimmie alate che eseguivano gli ordini della strega. Nelle dinamiche narcisistiche indica persone manipolate o arruolate per sostenere l’aggressore. Amici (se li hanno). Familiari. Conoscenti. A volte lo fanno convinti di difendere qualcuno. Altre volte per dipendenza emotiva, paura o semplice suggestione. Accanto a loro ci sono i dipendenti emotivi: individui legati psicologicamente al narcisista, incapaci di prendere distanza anche quando percepiscono che qualcosa non va. Il problema è che, senza rendersene conto, possono finire coinvolti nelle conseguenze legali di ciò che accade.

Il rimpianto dello psicologo

E qui entra la parte più amara. Come psicologo, la verità è che preferirei che tutto questo venisse intercettato prima. Prima delle denunce. Prima delle indagini. Prima delle conseguenze giudiziarie. Perché dietro molti di questi comportamenti non c’è solo cattiveria. C’è spesso una patologia, una sofferenza psichica, una distorsione relazionale profonda. Il problema è che queste persone quasi mai chiedono aiuto. Ma a volte chi vive accanto a loro — familiari, partner, conviventi — potrebbe accorgersi dei segnali. L’ossessione digitale. L’odio crescente verso qualcuno. Il bisogno compulsivo di attaccare. E forse provare a intervenire prima. Con supporto. Con un percorso terapeutico. Con un tentativo di cura. Purtroppo questo accade raramente. Perché chi vive accanto a queste personalità è spesso manipolato, soggiogato o emotivamente dipendente. Ed è un vero peccato. Perché, in molti casi, quando la giustizia arriva…

la storia è già andata troppo avanti per poter essere fermata prima.

Egidio Francesco Cipriano

www.narcisisiti.it

www.nhogun.it

Immagine di Egidio Francesco Cipriano

Note bibliografiche e riferimenti

Narcisismo patologico e rabbia narcisistica

  1. Kohut, H. (1972). “Thoughts on Narcissism and Narcissistic Rage” The Psychoanalytic Study of the Child, 27, 360–400. Il saggio fondativo sul concetto di rabbia narcisistica come reazione a una ferita del sé, distinta dalla semplice aggressività. tandfonline.com
  1. Kohut, H. (1971). The Analysis of the Self International Universities Press. Il testo in cui Kohut sistematizza la psicologia del sé e il narcisismo patologico come deficit strutturale. pep-web.org
  1. Kernberg, O. F. (1975). Borderline Conditions and Pathological Narcissism Jason Aronson. Il modello delle relazioni oggettuali applicato al narcisismo: il sé grandioso come difesa, la scissione, la proiezione e l’identificazione proiettiva. psychiatrictimes.com (recensione)
  1. Caligor, E., Levy, K. N. & Yeomans, F. E. (2015). “Narcissistic Personality Disorder: Diagnostic and Clinical Challenges” American Journal of Psychiatry, 172(5), 415–422. Panoramica sulle sfide diagnostiche del NPD, i sottotipi grandioso e vulnerabile, e i limiti dei criteri DSM-5. psychiatryonline.org
  1. American Psychiatric Association (2013). DSM-5: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition Criteri diagnostici per il Disturbo Narcisistico di Personalità (301.81 / F60.81), Cluster B. istitutobeck.com (scheda clinica in italiano)

Trolling online, personalità oscure e aggressione digitale

  1. Buckels, E. E., Trapnell, P. D. & Paulhus, D. L. (2014). “Trolls Just Want to Have Fun” Personality and Individual Differences, 67, 97–102. Studio seminale sulla correlazione tra trolling e Dark Tetrad: il trolling come manifestazione del sadismo quotidiano (N = 1.215). sciencedirect.com
  1. Rohmann, E., Winkler, S. M., Ozimek, P. & Bierhoff, H.-W. (2024). “Are Narcissists Trolls?” Telematics and Informatics, 88. Narcisismo grandioso e vulnerabile predicono il trolling; l’alta autostima neutralizza questa tendenza. sciencedirect.com
  1. Brown, M. A. & Toyama, M. (2025). Narcisismo, invidia maligna e trolling sui social media Behaviour & Information Technology. Il percorso psicologico narcisismo → invidia maligna → consumo di contenuti antisociali → trolling. psypost.org (sintesi)
  1. Volkmer, S. A., Gaube, S., Raue, M. & Lermer, E. (2023). “Troll Story: The Dark Tetrad and Online Trolling Revisited” PLOS ONE, 18(3). Psicopatia e sadismo come predittori più affidabili del trolling rispetto a narcisismo e machiavellismo. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov

Disinibizione online e anonimato

  1. Suler, J. (2004). “The Online Disinhibition Effect” CyberPsychology & Behavior, 7(3), 321–326. I sei fattori della disinibizione online: anonimato dissociativo, invisibilità, asincronicità, introiezione solipsistica, immaginazione dissociativa, minimizzazione dell’autorità. journals.sagepub.com

Proiezione e meccanismi di difesa nel narcisismo

  1. Freud, S. (1911/1957). “Psycho-Analytic Notes on an Autobiographical Account of a Case of Paranoia (Schreber)” Standard Edition, Vol. XII. Il testo freudiano fondamentale sulla proiezione come meccanismo di difesa: ciò che non si tollera in sé viene attribuito all’altro.
  1. Kernberg, O. F. & Caligor, E. (2005). “A Psychoanalytic Theory of Personality Disorders” In Lenzenweger & Clarkin (Eds.), Major Theories of Personality Disorders, 2nd ed., Guilford Press, pp. 114–156. Proiezione e identificazione proiettiva nel narcisismo patologico.

“Scimmie volanti” e abuso per procura

  1. Sakthivel, A. V. (2021). “Flying Monkeys in a Corporate Environment: A Qualitative Analysis” The International Journal of Indian Psychology, 9(2). Analisi qualitativa del fenomeno delle “scimmie volanti” come proxy dell’abusante narcisista. ijip.in (PDF)
  1. Baum, L. F. (1900). The Wonderful Wizard of Oz Il romanzo da cui deriva l’espressione popolare “flying monkeys”, adottata nella letteratura divulgativa sulla psicologia del narcisismo.

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Egidio Francesco Cipriano

Già docente a contratto presso le Università di Teramo e di Chieti, inizia la sua attività lavorativa e di ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie e nello sviluppo di strumenti software intelligenti, diventa Presidente della Società delle Scienze Informatiche e Tecnologiche e si occupa di Cybersecurity, CyberIntelligence e CyberCrime; è autore di diversi testi, quali “Bullismo e Cyberbullismo – Comprendere per Prevenire” per Amazon, Eucip Business & System Analyst per i tipi di Hoepli e altri; ben presto realizza che l’informatica si pone spesso come una riduzione di quello che l’uomo suppone essere la struttura della sua mente. Inizia così i suoi studi negli USA e in Italia, in ambito psicologico della comunicazione, della psicogenealogia di Annè Ancelin Schützenberger e della PNL non trascurando la Psicologia Analitica di C.G. Jung e le Costellazioni Familiari secondo Bert Hellinger. Laureatosi in Psicologia oltre che in Scienze Pedagogiche consegue in seguito tre master universitari di specializzazione in “Mediazione Familiare e negoziazione del conflitto”, “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” e “Didattica avanzata”. Si specializza in psico teatro per adulti e bambini ed elabora un sistema di Mindfulness transgenerazionale. Negli anni tra la sua esperienza in New York e quella in Italia pratica e si certifica come facilitatore di Terapia Cranio Sacrale e Traumatic Incident Reduction per il trattamento del PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Si specializza nella rilevazione del Disturbo Narcisistico di Personalità e nel supporto e recovery delle persone codipendenti da narcisisti ("vittime") . Ha ricoperto il ruolo di E-learning Manager presso la ASL di Taranto progettando e gestendo percorsi formativi in ambito sanitario. E' attualmente vicepresidente dell'associazione Aps Art 21 e presiede il comitato tecnico scientifico dell'osservatorio permanente sulla disabilità (Osperdi) occupandosi anche di Assistive Technology come supporto alle persone diversamente abili.

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