La testimonianza di Benedetto Minuto a Savona
quando la vita si fa parola tra i banchi di scuola e il mare del Museo Nautico
di Stefania Romito
Savona ha vissuto una giornata di profonda riflessione e partecipazione emotiva accogliendo Benedetto Minuto, commissario di bordo della Costa Concordia, sopravvissuto al naufragio, e autore del libro La Concordia. Tredici anni per raggiungere la riva (Pace Edizioni). La sua testimonianza è stata il cuore pulsante di due incontri distinti ma uniti da un unico “filo rosso”: quello della storia marittima e umana che si intreccia con la grande letteratura.
La mattinata si è aperta presso l’Istituto Ferraris Pancaldo, dove Benedetto ha incontrato i giovani studenti e i loro docenti. In questo contesto didattico, la sua presenza ha assunto un valore pedagogico fondamentale. Minuto ha saputo appassionare i presenti per un’ora e mezza, approfondendo anche gli aspetti tecnici del naufragio del 13 gennaio 2012, catturando l’attenzione di una platea che vive quotidianamente lo studio della marineria.
Ma oltre i dettagli di quella notte tragica, Benedetto ha offerto ai ragazzi una lezione di resilienza etica. Ha dimostrato che il valore di un uomo non si misura da quante volte cade, ma dalla capacità di restare “umani” anche quando tutto intorno affonda. Le sue ferite, paragonate alle chiglie segnate dal sale, sono diventate il simbolo di una forza che nasce proprio dall’elaborazione del dolore.
Nel pomeriggio, la scena si è spostata nella cornice suggestiva del Museo Nautico, luogo che custodisce la memoria della nostra civiltà marittima. Qui l’evento si è svolto in un clima più intimo ed empatico, magistralmente condotto dalla prof.ssa Marcella Pera, tra i responsabili del Museo Nautico, organizzatrice anche dell’evento della mattina presso l’Istituto Ferraris Pancaldo.
Nell’atmosfera suggestiva del Museo Nautico, dove la tecnica e la memoria nautica si intrecciano, il racconto di Benedetto è passato da cronaca di un naufragio a vera e propria “filosofia della sopravvivenza”.
Particolarmente toccante è stata la riflessione sulla metafora dello scoglio. Quello scoglio che squarcia il metallo e genera il caos e che diventerà, durante il naufragio, l’unico punto fermo verso cui nuotare per salvarsi.
Ho scelto con convinzione di inserire la presentazione del libro di Benedetto nel mio Progetto Scientifico Internazionale “Montale – Ossi di seppia Centenario”. Non si tratta di un accostamento azzardato. Esiste un legame viscerale tra il “male di vivere” di Montale e l’abisso guardato in faccia da Benedetto. Come i detriti degli ossi di seppia, rigettati dal mare della Liguria, rappresentano la fragilità dell’esistenza nella poetica montaliana, così l’esperienza di Benedetto incarna la ricerca di quel “varco” o “anello che non tiene” per uscire dalla prigione della sofferenza. Il suo percorso di tredici anni per “raggiungere la riva” — intesa non come luogo fisico, ma come condizione dell’anima — è la prova che la parola e la testimonianza possono trasformare il grido in narrazione.
Questi incontri a Savona ci ricordano che nessun naufragio interiore è definitivo se si ha il coraggio di trasformare il dolore in testimonianza. Benedetto Minuto resta per tutti noi, e in particolare per i giovani, una bussola preziosa per non perdere l’orientamento nelle tempeste della vita.

