Grottaglie, il terzo lotto verso la rinascita: quattro anni per trasformare la discarica in un’area verde da 20 ettari
Il terzo lotto della discarica di Grottaglie entra nella sua fase più importante: quattro anni di lavori per trasformare un sito di smaltimento in un’area verde di 20 ettari, con un monitoraggio ambientale che proseguirà per i successivi trent’anni. Amministrazione, tecnici e cittadini percorrono insieme un processo che unisce trasparenza, rigore e partecipazione. La chiusura definitiva dell’impianto, la sigillatura avanzata, i sistemi di captazione e i controlli continui segnano l’inizio di una rinascita che potrebbe diventare un modello per l’intera provincia.
Grottaglie (Ta) – Il cancello del terzo lotto, quello che per anni ha segnato il confine fisico e simbolico dell’ex discarica di Grottaglie, questa mattina non si è aperto per un conferimento, ma per un incontro. Amministrazione comunale e Linea Ambiente hanno accolto cittadini, tecnici e osservatori per un sopralluogo congiunto nell’area di : un gesto semplice, ma dal valore politico e civile profondo. (prima fase di recupero 1°e2° lotto Adeguamenti profili III lotto)


C’è un’immagine che più di tutte restituisce il senso del sopralluogo alla discarica di Grottaglie: cittadini, comitati, tecnici e amministratori che camminano insieme sul crinale di un luogo che per decenni ha rappresentato un peso, un timore, una ferita. Oggi, invece, quel luogo è il centro di una trasformazione che non riguarda solo l’ambiente, ma anche il modo in cui una comunità decide di guardare al proprio futuro.
Il Sindaco Ciro D’Alò lo dice con chiarezza: «Siamo qui come sentinelle». Non un gesto simbolico, ma un metodo. Perché la chiusura definitiva della discarica e l’avvio del post‑mortem non sono un atto burocratico: sono un impegno politico, tecnico e civile.
D’Alò non usa mezzi termini. La possibilità che qualcuno, un domani, possa chiedere la riapertura del sito è definitivamente esclusa:
«L’impianto è autorizzato come chiuso e avviato al post‑mortem. Non può più riaprire. Questo territorio ha già dato troppo.»
La convenzione firmata con Linea Ambiente prevede cinque anni di incontri pubblici, divulgazione dei dati, confronto costante con cittadini e comitati. Una scelta che ribalta la logica del passato:
«I processi ambientali riguardano la salute dei cittadini. E i cittadini devono essere coinvolti.»
Per il Sindaco, ciò che sta accadendo a Grottaglie può diventare un modello per l’intera provincia:
«Chi non apre gli impianti ai cittadini probabilmente teme che emergano criticità. Noi stiamo dimostrando che cittadini e comitati sono all’altezza di partecipare e collaborare.»
Il Presidente di Linea Ambiente, Lorenzo Zaniboni , è entrato nel cuore tecnico del progetto. La riqualificazione ha due obiettivi: restituire un paesaggio naturale e mettere in sicurezza le matrici ambientali.
La protezione si basa su tre elementi:
- Sigillatura di fondo e superficiale, con teli tecnici e strati di argilla.
- Impianti di captazione del percolato e del biogas, sistemi tecnologici che devono funzionare senza interruzioni.
- Monitoraggi continui dell’acqua di falda e dell’aria, con analisi chimiche periodiche.
«Questo sistema integrato garantisce che non ci siano interferenze con le matrici ambientali. È la garanzia più solida per la popolazione.»
È un linguaggio tecnico, ma il messaggio è semplice: la sicurezza non è un atto di fede, è un processo misurabile.
L’ingegnere Piotti: “Lavoriamo per step da 4.000 m² per evitare disagi. Tra quattro anni sarà tutto verde”

Se Zaniboni descrive la struttura, l’ingegnere Giovanni Piotti ha raccontato il cantiere. E il cantiere è complesso, perché la discarica non può essere scoperta tutta insieme: significherebbe esporre i rifiuti e creare disagi, anche olfattivi.
La soluzione è un lavoro chirurgico:
- rimozione del telo provvisorio 4.000 metri quadrati alla volta,
- immediata posa del materiale inerte,
- nuova sigillatura con teli in polietilene ad alta densità,
- strati di argilla,
- terreni artificiali per la gestione delle acque,
- un metro di terreno vegetale per il rinverdimento.
Piotti lo ha spiegato con una chiarezza che non lascia spazio a dubbi: «Questa area diventerà completamente verde. Sono 20 ettari previsti per la copertura definitiva.»
E sui tempi: «In quattro anni ce la faremo, salvo condizioni meteorologiche avverse per lunghi periodi.»

Quattro anni di lavori, trenta di monitoraggi: una trasformazione che non si improvvisa.
La discarica di Grottaglie non è più solo un impianto da controllare: è e lo sarà un laboratorio di trasparenza, un luogo in cui la comunità esercita un diritto e una responsabilità.
Il percorso sarà lungo, ma la direzione è chiara: restituire alla città un’area verde di 20 ettari, garantire sicurezza ambientale, costruire un modello replicabile altrove.
È una storia che parla di tecnica, certo. Ma soprattutto parla di fiducia.
Di un territorio che ha deciso di non subire più, ma di partecipare.
Di un’Amministrazione che sceglie la trasparenza come metodo.
Di un gestore che accetta la sfida del controllo pubblico.
Di cittadini che non si accontentano di essere spettatori. Infatti saranno molti gli incontri previsti con i cittadini, il prossimo sarà queste estate a due giorni dall’inaugurazione della XXXIII edizione del Concorso di Ceramica Contemporanea “Mediterraneo” presso il Castello episcopio.
Grottaglie, oggi, è e sarà tutto questo. E ciò che sta nascendo qui potrebbe diventare un riferimento per molti altri territori che cercano una strada diversa, più giusta, più consapevole.

