LA NOTTE IN CUI L’ITALIA SCOPRÌ IL BASEBALL
E l’Italia, finalmente, conobbe il baseball.
Sì, è una frase piuttosto forte. È il segno della cultura sportiva ancora limitata della maggioranza degli italiani, ma è anche una provocazione che va – e me ne scuso – contro le migliaia di appassionati e sportivi che da anni seguono questo meraviglioso gioco. Eppure, alla fine, questa è una grande vittoria.
La notizia è ovunque: sui media, sui social, sui giornali. La nazionale italiana di baseball non solo ha battuto i campioni statunitensi, ma si è qualificata prima nel proprio girone, senza sconfitte, nel mondiale in corso negli Stati Uniti, il World Baseball Classic.
E questa notte è arrivata un’altra prova magnifica del roster azzurro contro il Messico.
9-1.
Un risultato che non lascia spazio a interpretazioni e che racconta una prova schiacciante. Ma chi ha visto la partita sa bene che c’è stato un momento – nella parte bassa del settimo inning – in cui la pressione e l’attacco del Messico avrebbero potuto mettere in difficoltà la nostra nazionale. Invece le scelte di coach Cervelli si sono rivelate perfette, permettendo alla squadra di superare la crisi nel modo migliore.
Prima di parlare della straordinaria prova del capitano Vinnie Pasquantino, vale la pena raccontare proprio quel settimo inning. Perché è in momenti come questi che si percepisce tutta la meraviglia che questo sport sa regalare.
Come accade sempre, a metà del settimo inning, dopo che lo stadio di Houston – stracolmo di tifosi messicani – ha cantato a squarciagola Take Me Out to the Ball Game, la difesa italiana ha preso posto sul diamante.
JJ D’Orazio nel ruolo di catcher – il giocatore posizionato dietro il battitore che riceve i lanci del pitcher – in prima base il capitano Pasquantino e sul monte di lancio Graceffo. Il lanciatore dei St. Louis Cardinals prendeva l’eredità di Aaron Nola, pitcher dei Philadelphia Phillies, che aveva condotto i primi inning della partita in maniera magistrale, ma era stato tolto dal campo per via del regolamento del torneo che prevede un massimo di 65 lanci.
Il peso della situazione si è fatto sentire. Lanci imprecisi, poco controllo, e due basi concesse ai messicani. Ne è seguita una riunione sul monte di lancio e la conseguente sostituzione. Dal bullpen – l’area del campo dedicata ai lanciatori di rilievo – entra Claudio Scotti, del Parma Clima.
Anche lui però mostra inizialmente qualche difficoltà, concedendo un’altra base ai messicani, ma riuscendo comunque a eliminare un battitore e lasciando segnare un punto. Basi piene. Per chi non conosce bene le regole del baseball – e mi scuso se ho dato finora alcune cose per scontate – significa che è possibile segnare fino a quattro punti in una sola azione.
Sul 7-0 avrebbe voluto dire riaprire completamente la partita, con ancora due inning da giocare e uno stadio interamente a favore del Messico.
Così coach Cervelli, insieme agli allenatori dei lanciatori Maestri e Righetti, decide per un’altra sostituzione. Sul monte sale Joe La Sorsa, che chiude l’inning in modo magistrale.
Grande prova di squadra, grande visione difensiva, grandissimo spirito di gruppo.
Molti giocatori hanno infatti sottolineato l’unione e l’armonia che si respirano nella nazionale. Lo dimostra anche il modo in cui festeggiano gli home run: una tazza di caffè, un elegante blazer blu navy e i classici baci sulle guance all’italiana. Senza dimenticare l’immancabile gesto della mano “a borsa”.
Durante la partita più volte è stata inquadrata la caffettiera della squadra che riportava, oltre al logo del mondiale, i numeri di maglia dei giocatori autori degli home run.
E questa notte il nostro capitano ha realizzato qualcosa di straordinario.
Per tre volte il numero 9 è comparso su quella macchinetta del caffè.
Per tre volte Pasquantino ha mandato la palla fuori dal campo.
Tre home run nella stessa partita.
Mai nessun giocatore, nelle precedenti edizioni del World Baseball Classic, aveva compiuto un’impresa simile.
Il Messico, dopo gli Stati Uniti, è battuto.
E ora, ai quarti di finale, l’Italia affronterà Porto Rico (sabato alle ore 20).
Si può sognare. Anzi, si deve vivere questo sogno.
In Italia, come detto, il baseball resta uno sport di nicchia. Ma una cassa di risonanza come questa può portare più interesse, più curiosità e, perché no, anche più tesserati.
Buona fortuna a coach Cervelli e al capitano Pasquantino. Che possano gridare agli avversari: “one, two, three strikes, you’re out”.
Forza Italia. Forza azzurri.

