Accade in ItaliaPoliticaPRIMO PIANO

APERTAMENTE DI Lilli D’Amicis – “INNOCENTI IN MANETTE: I NUMERI DELLA VERGOGNA”

Condividi

In Italia, dal 1991 a oggi, più di 32 mila persone innocenti sono finite nel vortice degli errori giudiziari: vite travolte, libertà negate, reputazioni distrutte. Una ferita civile che costa allo Stato oltre 1 miliardo di euro, ma soprattutto mina la credibilità stessa della nostra Giustizia. Le ingiuste detenzioni rappresentano la parte più drammatica: quasi 949 innocenti l’anno in custodia cautelare, un’emergenza che si ripete con inquietante regolarità. E mentre i cittadini pagano il prezzo economico e morale di questo fallimento, le sanzioni ai responsabili restano poche, quasi simboliche. Un Paese diviso, spesso accecato da narrazioni distorte, continua a dire “no” al cambiamento, condannandosi a un sistema che mette ancora innocenti in manette.

Ci sono dati che non si possono scorrere con distacco. Numeri che non sono numeri, ma ferite aperte. E quando li si mette uno accanto all’altro, senza filtri, senza attenuanti, emerge un quadro che dovrebbe indignare ogni cittadino che abbia a cuore la parola “Giustizia”.

Enzo Tortora in manette, l’errore giudiziario tra i più vergognosi, diventato l’emblema di una Giustizia italiana malata, solo per questo vale milioni di SI al referendum

Dal 1991 al 31 ottobre 2025, in Italia si contano 32.484 persone coinvolte in errori giudiziari: tra ingiuste detenzioni ed errori veri e propri. Una media di oltre 928 innocenti l’anno. E mancano ancora i dati completi degli ultimi tre anni.

Lo Stato – cioè noi – ha speso più di 1 miliardo di euro in indennizzi e risarcimenti. Un miliardo per riparare, almeno sulla carta, ciò che non avrebbe mai dovuto accadere. Una media di quasi 29 milioni di euro l’anno sottratti a ciò che potrebbe migliorare davvero la giustizia, non a ciò che serve a rimediare ai suoi fallimenti.

Ma il cuore del problema è altrove. È nelle ingiuste detenzioni, la parte più dolorosa e più numericamente schiacciante. Dal 1992 al 31 ottobre 2025 i casi sono stati 32.262. Significa che ogni anno, in media, 949 persone innocenti sono finite in custodia cautelare. Private della libertà, della dignità, del lavoro, della reputazione.

Il costo complessivo supera i 925 milioni di euro, con una media annua di oltre 27 milioni.

E il 2025 non fa eccezione: nei primi dieci mesi si contano 535 casi, per più di 23 milioni e 850 mila euro di indennizzi. Numeri perfettamente in linea con l’anno precedente. Come se l’emergenza fosse diventata normalità.

A questo punto la domanda è inevitabile:
quanti magistrati sono stati sanzionati per questi 32 mila casi?
La risposta è desolante: pochissimi. Una cifra irrisoria, quasi simbolica, che non rende giustizia né alle vittime né alla gravità del fenomeno.

E allora non possiamo far finta di nulla. Perché il danno non è solo economico – pur essendo enorme – ma anche civile, sociale, internazionale. Ogni errore giudiziario è una crepa nella credibilità del Paese. È un colpo alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. È la prova di una inefficienza strutturale che continuiamo a tollerare come se fosse inevitabile.

La verità è che siamo un Paese diviso, spesso incapace di guardare la realtà senza pregiudizi o appartenenze. Una parte consistente degli elettori continua a credere a narrazioni distorte, a slogan ripetuti da figure di potere che hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo. E così, quando arriva il momento di scegliere se cambiare o restare fermi, molti votano NO, convinti da chi ha messo loro davanti le solite fette di prosciutto sugli occhi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
un Paese che paga,
un Paese che soffre,
un Paese che non migliora,
un Paese che continua a mettere innocenti in manette.

Questa è la vera vergogna (Quei soldi forse sarebbero stati molti più utili al comparto della Sanità sic).
E finché non la guarderemo in faccia, questa vera vergogna,  continueremo ad essere complici.

E ORA ANDATE A VOTARE CON LA MANO SULLA COSCIENZA, AMMESSO CHE SIA ANCORA ATTIVA E NON L’ABBIANO  UCCISA LE  ORMAI CRIMINALI IDEOLOGIE ALIMENTATE DA PERSONE CATTIVE E DISUMANE


Condividi

Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

Lascia un commento