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IL POTERE INVISIBILE: il ruolo del C.S.M. e l’equilibrio dei poteri. Una riflessione necessaria di Antonio Fanigliulo*

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 Da quanto sta emergendo mediaticamente – seppure in modo criptico – e, con limpida chiarezza, ci stanno raccontando autorevoli intellettuali e soprattutto importanti esponenti della sinistra italiana — in particolare del Partito Democratico — dal “dopo Palamara” al dibattito sul “C.S.M.” e sulla cosiddetta “separazione delle carriere”, mi sembra che la questione dello stesso “C.S.M.” sia molto più seria, inquietante e preoccupante di quanto appaia e si creda.

Una vera “ASSOCIAZIONE” – quella del “C.S.M.” – con “Poteri Assoluti autoreferenziali e autodeterminati” che, se non equilibrati, nel tempo, potrebbe arrivare ad esercitare un’influenza indiretta anche sugli altri poteri dello Stato, persino sovrastare lo stesso PARLAMENTO ITALIANO, democraticamente eletto ogni cinque anni dai cittadini. Al contrario, il “C.S.M.” si “autoelegge, autoamministra, autocontrolla, autoassolve” e, ininterrottamente, fino al pensionamento dei suoi membri, opera per i fatti propri, senza che nessun’altra autorità possa obiettare. Le parole di alcuni protagonisti non sono dettagli trascurabili, ma segnali d’allarme.

L’ex P.M. Antonio Di Pietro ha dichiarato: “Mani Pulite non fu fermata dai politici, ma dalla magistratura”; l’ex P.M. Luigi De Magistris racconta di essere stato “fatto fuori” dai suoi stessi colleghi perché indagava a 360 gradi”; il Procuratore Capo di Napoli (la più grande Procura d’Europa), dott. Nicola Gratteri, afferma che per i suoi incarichi e avanzamenti di carriera “non è stato mai votato dal PD”. Affermazioni che non possono lasciarci indifferenti: non sono opinioni marginali, sono crepe nel sistema. A ciò si aggiungono i numerosi casi di “malagiustizia”, specie quelli di matrice politica, ecc.

Forse è per questo che, da tempi ormai lontani, i “conti giudiziari”, sorprendendoci sempre più, non tornano: dalle “Stragi” al caso “Moro”, a “Mani Pulite”; dal rapporto Stato-Mafia e Mafia-Appalti, alle innumerevoli “vittime” che hanno pagato con il loro sangue. Cresce sempre più il dubbio e il sospetto che – restando intatto il centro di gravità del “SISTEMA C.S.M.”, il rischio di un potere che, pur non eletto, finisca per incidere sugli equilibri democratici molto più di quanto si voglia ammettre: i “poteri legislativi” ed “esecutivi “sottoposti” a quelli “giudiziari”, altro che il contrario! Se così fosse, la “separazione delle carriere”, per quanto necessaria, non basterebbe assolutamente a fermare i “poteri invisibili e autocratici” e garantire la DEMOCRAZIA, La GIUSTIZIA e la LIBERTA’. Lascia pensare che sia proprio un “pool di magistrati”, appena lo 0,8% della loro categoria – già servitori dello Stato sotto l’ombrello del C.S.M. – che, anziché restare indifferenti alle scelte del Popolo Italiano, al contrario, per influenzarlo, siano stati i primi a scendere in campo e a costituire un cosiddetto “comitato per il NO”.

Ma quali sono i loro veri interessi? È solo esercizio di un diritto, o qualcosa che altera l’equilibrio tra i poteri? Domande scomode, certo. Ma inevitabili.

L’autorevole giurista ed ex senatore (PD) della Repubblica Italiana, Giovanni Pellegrino – già presidente della Commissione Bicamerale d’inchiesta sulle stragi – dichiarandosi favorevole alla “separazione delle carriere”, ha precisato che il voto referendario “non riguarda la magistratura ma il C.S.M.”: due cose ben diverse. Perché una democrazia matura non può permettersi zone franche. Non può tollerare che il controllo si trasformi in autocontrollo! In uno Stato di Diritto, nessun potere dovrebbe essere senza controllo. Se lo è, il problema non è tecnico, è democratico.

*Arch. Antonio FANIGLIULO

Alla luce di queste considerazioni, emerge l’esigenza di una riflessione approfondita e non ideologica sul ruolo del C.S.M. e, più in generale, sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il principio di indipendenza della Magistratura rappresenta un pilastro imprescindibile dello Stato di Diritto; tuttavia, esso deve convivere con adeguati meccanismi di TRASPARENZA, RESPONSABILITA’ e riconoscimento della SOVRANITA’ POPOLARE. 


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