Avetrana , Carosino e altri centri investono nel futuro. Grottaglie, invece, continua a perdere pezzi” di Lilli D’Amicis
Avetrana, Carosino, Lizzano, Laterza, Nardò, Tuglie, Conversano, Ruvo di Puglia: tutti comuni che hanno scelto di investire sul proprio patrimonio storico come leva di sviluppo. Hanno presentato progetti, ottenuto finanziamenti, avviato percorsi di rigenerazione che parlano di futuro, non di gestione ordinaria.

Grottaglie, invece, sembra aver smarrito la bussola.
Mentre altrove si restaurano castelli, qui si demoliscono monumenti.
Mentre altrove si aprono spazi culturali, qui si chiudono o si abbandonano. E se si usano, come l’ex Convento dei Cappuccini, diventa uno pseudo centro sociale a spese dei contribuenti e di cultura solo una parvenza. Insomma tutto a beneficio del cerchio magico, ovvero agli amici degli amici.
Mentre altrove si progettano percorsi museali immersivi, mentre a Grottaglie si discute di piste ciclabili che non collegano nulla e di interventi urbanistici che non rispondono a nessuna strategia.
E soprattutto: mentre altrove si mettono in sicurezza le torri, qui la torre maestra del Castello Episcopio continua a deteriorarsi, ignorata come un problema secondario.
Una città che non protegge il suo simbolo più antico è una città che rinuncia a se stessa.

Grottaglie possiede un patrimonio che molti comuni ci invidiano: un castello episcopio unico, un quartiere delle ceramiche riconosciuto nel mondo, una storia stratificata che potrebbe diventare un racconto turistico potente.
Eppure, mentre gli altri corrono, noi restiamo fermi. O peggio: arretriamo.
Il paradosso è evidente: la Regione Puglia finanzia castelli, torri, frantoi ipogei, musei comunali, ma Grottaglie non riesce a intercettare queste opportunità. Non perché manchino i beni, ma perché manca la volontà politica di farne un progetto.

Avetrana non è una metropoli, non è un capoluogo, non ha risorse infinite.
Eppure ha ottenuto un finanziamento importante perché ha fatto ciò che ogni amministrazione dovrebbe fare:
• ha studiato il proprio patrimonio;
• ha costruito un progetto coerente;
• ha creduto che la cultura potesse essere sviluppo;
• ha presentato una candidatura solida, credibile, competitiva.
Risultato: entra nel club dei 20 progetti pugliesi più strategici per la valorizzazione dei luoghi pubblici di cultura.
Grottaglie, invece, continua a guardare altrove.
Una domanda inevitabile
Se comuni più piccoli, con meno risorse e meno visibilità, riescono a ottenere finanziamenti milionari per restaurare e rilanciare i propri castelli, perché Grottaglie non lo fa?
Perché lascia che il suo monumento più importante si sgretoli?
Perché preferisce interventi marginali a una strategia culturale vera?
Non è una questione di soldi: i bandi esistono.
Non è una questione di patrimonio: Grottaglie ne ha più di molti altri.
È una questione di priorità.
Il tempo delle scuse è finito
La città merita un’amministrazione che sappia guardare oltre l’ordinario, che non si limiti a gestire ma che progetti, che non si accontenti di interventi cosmetici ma che lavori per lasciare un’eredità.
Il Castello Episcopio non può più aspettare.
La sua torre non può più aspettare.
Grottaglie non può più aspettare.
Mentre gli altri comuni costruiscono futuro, noi rischiamo di perdere il nostro passato.
E quando un passato crolla, non si ricostruisce più.

