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Rembrandt e Barocci. “Incidere la luce” al Museo Civico di Bari

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La mostra “Rembrandt e Barocci. Incidere la luce” al Museo Civico di Bari, é un’esposizione che mette a confronto le opere grafiche di due grandi maestri dell’incisione, Rembrandt van Rijn e Federico Barocci, pilastri dell’arte occidentale. La mostra rimarrà aperta fino al 3 maggio. L’esposizione, curata dallo storico dell’arte Luca Baroni, è un viaggio attraverso la luce e l’ombra, un’esplorazione di due visioni artistiche accomunate dalla capacità di tradurre la luce in segno incisorio.
Questa è articolata in sei sezioni tematiche, che esplorano temi come le visioni spirituali, le figure popolari, gli autoritratti e gli interni domestici. Attraverso le opere esposte, possiamo apprezzare la maestria tecnica e la creatività di Rembrandt e Barocci, due artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte.
Rembrandt, noto per le sue opere pittoriche, era anche un incisore di grande talento. Le sue acqueforti sono considerate tra le più belle e innovative del XVII secolo. La sua capacità di catturare la luce e l’ombra è semplicemente magistrale, come possiamo apprezzare nella sua opera “La lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp” (1632).
Nel corso della sua carriera Rembrandt realizza oltre trecento lastre ardentemente ricercate dai collezionisti di ogni epoca. L’artista mescola acquaforte, puntasecca e bulino con grande libertà, esaltando il valore del segno, la vibrazione della linea, l’effetto di luce che scaturisce dallo spazio bianco lasciato intatto. “L’erudito nello studio” è un’opera del 1634 di Rembrandt. Questo dipinto è un esempio perfetto della maestria dell’incisore olandese nel catturare la luce e l’atmosfera di un ambiente.
Il quadro, dell’immagine di  fianco, rappresenta un erudito seduto al suo tavolo, circondato da libri e oggetti che riflettono la sua cultura e la sua curiosità intellettuale. La luce che entra dalla finestra illumina il volto dell’erudito, creando un effetto di chiaroscuro che accentua la profondità e la complessità del personaggio.
La composizione dell’opera è equilibrata e armoniosa, con linee diagonali che guidano lo sguardo dello spettatore verso il centro dell’immagine. I toni caldi e freddi si alternano per creare un effetto di profondità e atmosfera.
La tecnica di Rembrandt è impeccabile, e serve a  definire i dettagli più minuti. L’espressione dell’erudito è di profonda concentrazione, come se stesse riflettendo su un problema complesso.
“L’erudito nello studio” è un’opera che invita alla riflessione e alla contemplazione, un omaggio alla cultura e alla conoscenza. È un esempio perfetto dell’arte di Rembrandt, che ha saputo catturare l’essenza della natura umana con una maestria senza pari. L’opera è conservata al Louvre di Parigi.
Federico Barocci, artista nato e vissuto ad Urbino, invece, è stato uno dei principali esponenti del manierismo italiano. Le sue incisioni sono caratterizzate da una grande eleganza e raffinatezza, come possiamo vedere nella sua opera “La Madonna del Popolo” (1567).
 La luce, l’ombra, il segno, si fondono in un’esplosione di creatività e di emozione nei due artisti.
Interessante  è la scelta di mettere a confronto le opere di due artisti così diversi, ma accomunati dalla stessa passione per l’incisione.  L’arte è un linguaggio universale, che supera le barriere del tempo e dello spazio.
La mostra è anche un omaggio al gemellaggio tra il Comune di Bari e il Comune di Gradara, che ha reso possibile questa esposizione. È inoltre un esempio di come la collaborazione istituzionale possa portare a risultati eccezionali, valorizzando il patrimonio artistico e rafforzando il dialogo tra comunità e istituzioni museali.
“Rembrandt e Barocci. Incidere la luce” è pertanto un’ esposizione che non può essere persa. È un’esperienza unica, che ci invita a riflettere sulla natura dell’arte e sulla sua capacità di catturare l’essenza della vita in ogni sua espressione.

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