“Dalla rianimazione del Moscati alla Sala Tatarella: la battaglia per la verità sul Covid”
Roma, Sala Tatarella oggi alle 15 ha avuto luogo la presentazione di Canale Terminale: la voce delle vittime che chiede verità
Ho seguito nel pomeriggio, alle ore 15, in diretta streaming dalla Sala Tatarella della Camera dei deputati, la presentazione del libro Canale Terminale di Eleonora Coletta. Un’opera che nasce dal dolore più profondo e dalla volontà di trasformarlo in testimonianza civile, dopo la perdita del marito Dario e del padre Francesco durante la terza ondata di Covid all’ospedale Moscati di Taranto. Il libro, articolato in tre “gironi” danteschi, è un viaggio nella sofferenza, nella denuncia e nella ricerca di risposte che per molti familiari non sono mai arrivate.

Questa presentazione romana arriva dopo tante presentazioni in giro per l’Italia e dopo un altro momento importante per la sottoscritta: la seconda presentazione del libro a Grottaglie, nel maggio 2025, nella Biblioteca San Francesco de Geronimo. Una serata che ho avuto l’onore di condurre personalmente, in dialogo tra l’autrice e il dott. Massimo Montinari, promossa dal Centro Culturale Battista e da Oraquadra.info. Un incontro intenso, partecipato, che ha contribuito a portare alla comunità locale una riflessione necessaria e ancora aperta.
Ad aprire l’incontro romano è stato l’on. Dario Iaia, che ha ricordato un elemento centrale: nel reparto di rianimazione del Moscati, in quel periodo, la mortalità avrebbe raggiunto il 95%. Un numero che, secondo quanto riportato, non sarebbe spiegabile solo con la virulenza del Covid, ma anche con criticità strutturali, infezioni, disorganizzazione e carenze gestionali.
Iaia ha condiviso anche la sua esperienza personale di ricovero nel 2020, quando fu trattenuto nel reparto infettivi evitando la rianimazione. Una scelta che, alla luce dei dati, ritiene determinante per la sua sopravvivenza.
Nel suo intervento, sempre Iaia ha ricordato le contraddizioni delle restrizioni: reparti dei supermercati accessibili e altri sbarrati, mercati chiusi mentre i centri commerciali restavano aperti, cimiteri interdetti. Una stagione di norme confuse che i sindaci, come lui allora, erano costretti a interpretare e spiegare ai cittadini.
Ha poi letto un passaggio del libro che ha colpito profondamente chi seguiva la diretta: la storia di Carmelo, trovato morto sulla sedia, ignorato per ore, caduto a terra durante la movimentazione del corpo. Una scena che restituisce la disumanizzazione di quei giorni.
L’on. Alice Buonguerrieri ha ripercorso il difficile percorso di avvio della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, soffermandosi sulle testimonianze acquisite. Tra queste, quella di due imprenditori che avrebbero riferito di richieste di percentuali milionarie da parte di professionisti collegati allo studio dove aveva lavorato l’allora presidente del Consiglio. Percentuali che gli imprenditori avrebbero interpretato come potenziali richieste indebite, rifiutandosi di aderire e subendo — secondo il loro racconto — controlli e ostacoli successivi.
Buonguerrieri ha definito queste testimonianze “coincidenti e inquietanti”, sottolineando la necessità di approfondire ogni elemento utile a chiarire eventuali responsabilità.
Il presidente della Commissione, Marco Lisei, ha ricostruito il contesto istituzionale in cui il Paese si è trovato ad affrontare la pandemia. Ha ricordato che il piano pandemico non era aggiornato e che molte scoperte sul Covid furono possibili solo grazie a medici che decisero di agire contro le direttive, come nel caso del tampone al “paziente uno” o delle autopsie di Bergamo.
Secondo quanto emerso, la mancata preparazione avrebbe contribuito in modo determinante all’alto numero di vittime, soprattutto nella prima fase. Lisei ha sottolineato che la Commissione ha scelto di partire dall’ascolto dei familiari delle vittime, ritenendo essenziale dare voce a chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze delle carenze del sistema.
Il momento più intenso della presentazione è stato l’intervento di Eleonora Coletta, che ha raccontato la morte del marito e del padre, avvenute a due giorni di distanza. Ha ricordato la difficoltà nell’ottenere le cartelle cliniche, spesso incomplete o contraddittorie, e le condizioni disumane in cui molti pazienti sarebbero stati lasciati: senza acqua, senza assistenza, senza informazioni ai familiari.
Ha citato messaggi del padre che chiedeva aiuto perché nessuno gli portava l’acqua da ore, e ha denunciato la circolare “tachipirina e vigile attesa”, che secondo lei ha contribuito a migliaia di decessi. Coletta ha spiegato che i CTU del tribunale hanno stabilito che suo marito aveva solo il 10% di probabilità di morire di Covid, e che il restante 90% sarebbe attribuibile a errori e omissioni.
Ha concluso con una frase che sintetizza il senso del suo impegno:
«L’unico risarcimento adeguato è la verità».
La presentazione si è chiusa con l’impegno politico a proseguire i lavori della Commissione e a sostenere le famiglie delle vittime. Canale Terminale non è solo un libro: è un atto civile, un tentativo di impedire che la memoria di ciò che è accaduto venga rimossa o semplificata.
E la Sala Tatarella, nel pomeriggio di oggi, ha restituito con forza la voce di chi chiede che quella memoria diventi finalmente verità.

