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Invaso Pappadai, tra entusiasmo istituzionale e dubbi sul reale utilizzo dell’acqua: due versioni a confronto

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Monteparano (Ta) – Dopo trent’anni di attesa, l’invaso Pappadai si presenta finalmente pieno d’acqua. È quanto hanno annunciato sabato 18 aprile il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e l’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli durante un sopralluogo a Monteparano, insieme ai vertici di Acque del Sud e del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia.
L’acqua, proveniente dalla diga di Monte Cotugno in Basilicata e alimentata dal fiume Sinni, ha percorso 160 chilometri prima di raggiungere la grande vasca da 20 milioni di metri cubi, costruita tra il 1994 e il 1997 e considerata un’opera strategica per l’irrigazione del Salento.

Decaro ha parlato di «risorsa finalmente utilizzata dopo trent’anni», sottolineando come le recenti piogge e le manovre idrauliche abbiano permesso di non disperdere acqua preziosa. «Quest’acqua potrà servire fino a 12 mila ettari di territorio jonico e sostenere gli agricoltori pugliesi», ha dichiarato, invitando però a non fermarsi: servono nuove infrastrutture, impianti di affinamento, reti irrigue e collegamenti con la diga del Liscione in Molise, per affrontare le future crisi idriche.

Soprallugo al Pappadai di Decaro di sabato 18 aprile2026

Sulla stessa linea l’assessore Paolicelli, che ha definito il riempimento dell’invaso «una risorsa concreta per questo territorio», soprattutto per le aree colpite dalla Xylella. «Quando le istituzioni collaborano, le soluzioni arrivano», ha affermato, assicurando vigilanza sul pieno funzionamento dell’opera e ribadendo la priorità di rendere più efficiente la distribuzione dell’acqua.

Ma all’entusiasmo istituzionale ha fatto eco, oggi lunedì 20 aprile, la voce critica dell’on. Dario Iaia, che pur riconoscendo l’arrivo dell’acqua dalla Basilicata, invita alla cautela. «L’acqua è arrivata ed è un fatto positivo. Il problema è un altro», ha spiegato.
Secondo il parlamentare, la presenza del presidente Decaro e di vari esponenti della sinistra locale avrebbe generato nei contadini l’aspettativa che l’acqua fosse immediatamente disponibile per l’irrigazione o addirittura per usi domestici. «La verità è che l’acqua è nell’invaso, ma non potrà essere utilizzata perché i 76 chilometri di condotta non sono efficienti. L’acqua resterà lì, ma non raggiungerà le nostre campagne, che ne hanno un bisogno vitale».

Punti di erogazione nel degrado assoluto, tubi ormai arruginiti, vandalizzati e quello che più preoccupa tubature in eternit

Iaia ha aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione, emerso dalle segnalazioni degli agricoltori: «Diversi agricoltori nei giorni scorsi ci hanno contattato immaginando che già nelle prossime settimane avrebbero avuto l’acqua proveniente da questo bellissimo invaso, dopo l’annuncio del presidente Decaro. In realtà non è così: i 76 km di condotte non possono essere utilizzati. Pare addirittura che siano stati realizzati in cemento e amianto, quindi servirà una verifica accurata».
Per il parlamentare, dunque, il nodo non è il riempimento della vasca, bensì la mancata funzionalità – e forse la natura stessa – della rete di distribuzione. «Bene che l’acqua sia arrivata dalla Basilicata, è un’ottima cosa. Ma i nostri contadini non avranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi una goccia d’acqua».

Due narrazioni che si confrontano sullo stesso scenario: da un lato l’annuncio della Regione, che vede nel Pappadai un tassello fondamentale per la sicurezza idrica dell’estate; dall’altro la richiesta di chiarezza sui tempi reali in cui quell’acqua potrà diventare una risorsa effettiva per l’agricoltura jonica.
Il Pappadai è pieno: resta ora da capire quando – e se – quell’acqua potrà davvero scorrere nei campi.

 


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Redazione Oraquadra

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