APERTAMENTE di Walter Trani – Quando la sinistra dimentica chi dovrebbe difendere
Aumento dell’Irpef in Puglia: la scelta che pesa su chi già sostiene il sistema
La decisione della Regione di coprire il buco sanitario alzando le tasse ricade ancora una volta su lavoratori, pensionati e famiglie già provate da servizi insufficienti. Una scelta che apre interrogativi politici e territoriali: dal silenzio del PD locale alle responsabilità dei rappresentanti eletti, fino al nodo irrisolto dell’evasione nel privato sanitario. Senza un vero intervento su sprechi, inefficienze e privilegi istituzionali, la credibilità di chi governa rischia di sgretolarsi.
Qui non siamo davanti a una scelta tecnica, ma a una scelta politica precisa, e anche piuttosto grave. Quando una Regione decide di coprire i buchi della sanità aumentando l’Irpef, sta dicendo chiaramente che a pagare devono essere sempre gli stessi: cittadini, lavoratori, pensionati. Proprio quelli che già fanno i conti ogni giorno con liste d’attesa infinite, servizi che non funzionano e un diritto alla salute sempre più fragile.
E allora la domanda è semplice, quasi brutale: è questa la sinistra? È questo il modo di governare che dovrebbe difendere i più deboli? Perché qui non si tratta di propaganda, ma di realtà. E la realtà è che chiedere altri sacrifici a chi è già in difficoltà è la scelta più facile, non la più giusta.
Decaro e Pentassuglia dovrebbero saperlo bene: amministrare non significa scaricare i problemi sui cittadini, significa avere il coraggio di affrontarli alla radice. Significa mettere mano agli sprechi, alle inefficienze, a quel sistema malato che troppo spesso fa acqua da tutte le parti. E invece no: si sceglie la strada più comoda, quella che non disturba nessuno ai piani alti ma colpisce sempre gli stessi.
Ed è qui che la “sinistra” perde credibilità: perché smette di essere parte sociale e diventa semplice gestione del potere. E qui sta il punto più amaro: si finisce per essere perfino peggio di ciò che si dice di combattere, forti con i deboli e deboli con i forti. Perché si chiede di più a chi ha meno e non si ha il coraggio di pretendere da chi ha di più.
E allora viene spontaneo chiedersi: davvero non esistono alternative? Davvero l’unica strada è mettere le mani nelle tasche dei cittadini? Perché prima di chiedere altri sacrifici bisognerebbe avere il coraggio di guardare dentro le istituzioni, tagliare gli sprechi, ma anche ridurre in modo serio — o eliminare del tutto — quelle indennità pesanti che percepiscono consiglieri regionali, assessori e presidente. Perché la credibilità si costruisce dando l’esempio, non chiedendo sempre agli altri.
A questo punto la domanda diventa anche politica e territoriale: il PD di Grottaglie cosa ha da dire? Chi rappresenta questo territorio intende prendere posizione o preferisce il silenzio? E il rieletto Borraccino ha qualcosa da dire ai cittadini? E l’assessore alla Sanità, che è di Martina, sente il dovere di spiegare questa scelta oppure no? Perché qui non si tratta di schieramenti, ma di rispetto verso gli elettori: verso chi li ha votati e oggi si ritrova a pagare di più per servizi che troppo spesso non sono all’altezza.
E poi c’è un altro tema che nessuno vuole affrontare fino in fondo: quello dei medici che nel privato fatturano poco o nulla, che evadono, che costruiscono fortune sulle spalle di un sistema pubblico che poi contribuiscono a indebolire, e che magari sono anche i primi a lamentarsi dei disservizi. Questa è un’ipocrisia che non si può più tollerare, perché mina alla base il principio di equità.
Se davvero si vuole salvare la sanità pubblica, allora si parta da lì: dal contrasto serio all’evasione, dalla trasparenza, dalla responsabilità. Non dall’ennesima tassa mascherata da necessità. Perché una cosa deve essere chiara: una politica che chiede sacrifici ai più deboli senza pretendere responsabilità dai più forti non è progressista, è semplicemente ingiusta. E i cittadini lo stanno capendo sempre di più.

Coordinatore “GrottaglieRinasce”

