SOGNO, MEMORIA E SOSPENSIONE. ARTE RIVOLUZIONARIA PRESSO APPIA ROAD GALLERY
Il loro è un affascinante dialogo tra il figurativo classico e suggestioni oniriche contemporanee, dove ogni artista traccia un percorsi
di Antonio Caramia

Grottaglie (Ta) – L’opera di Vito Distante si distingue immediatamente per una pulizia compositiva quasi grafica, pur mantenendo una vibrante vitalità naturalistica. I suoi uccellini, resi con una precisione che omaggia l’illustrazione scientifica, si posano su lampadine sospese in un cielo terso. Questa giustapposizione tra il mondo organico e l’oggetto industriale crea un paradosso visivo delicato: le lampadine, spente e trasparenti, sembrano attendere una scintilla di vita che solo la natura può conferire. È un surrealismo solare, dove l’azzurro dominante infonde un senso di leggerezza e sospensione temporale.
Passando al lavoro di Rita Protopapa, veniamo proiettati in un’atmosfera più densa e citazionistica. La sua composizione appare come una

stratificazione di memorie culturali, dove il busto muliebre dai tratti statuari convive con un vaso di fiori selvatici e richiami espliciti alla storia dell’arte, come il nudo che si intravede sullo sfondo. La pennellata è ricca, carica di contrasti chiaroscurali che conferiscono al soggetto un’introspezione malinconica. Qui, la pittura si fa riflessione sul tempo e sulla bellezza che resiste nel frammento, orchestrando un equilibrio cromatico tra i toni caldi dell’incarnato e i blu profondi della flora.

L’approccio di Carmelinda Petraroli si muove invece verso una dimensione più eterea e luminosa. La figura femminile centrale, catturata in un gesto di gioiosa espansione, sembra emergere o fondersi con uno sfondo puntinato di cerchi di luce che richiamano l’effetto bokeh della fotografia. C’è una ricerca di armonia tra la solidità del corpo e l’astrazione del contesto, suggerendo un senso di libertà e rinascita. La trama che la donna solleva aggiunge un elemento tattile e simbolico, quasi a voler tessere una connessione tra il piano materiale e quello spirituale dell’esistenza.

Infine, Lucia Pelagi ci conduce in un’immersione totale, sia letterale che metaforica. La figura sott’acqua rappresenta un vertice di realismo emotivo, dove la rifrazione della superficie e il movimento dei tessuti creano una danza silenziosa. La scelta cromatica vira su un turchese profondo, interrotto solo dal fucsia vibrante della veste, creando un contrasto che enfatizza l’isolamento meditativo del soggetto. È un’opera che parla di introspezione e di abbandono, catturando quell’istante di sospensione del respiro dove il mondo esterno scompare e rimane solo la percezione sensoriale del proprio io profondo.
Insieme, questi quattro artisti compongono un mosaico della sensibilità contemporanea, oscillando tra la precisione del dettaglio e

l’evocazione dell’astratto, ma restando sempre fedeli a una narrazione che mette l’esperienza umana e la sua percezione del mondo al centro della tela. In questo trittico di Loredana Albanese, la Luna non è un corpo inerte, ma un’entità attiva che dialoga con simboli di saggezza e apertura – come le carpe koi o la chiave – suggerendo che la vera forza risieda nella capacità di accogliere le ombre per restituirle sotto forma di guida luminosa. La sua pittura diventa così un invito a riscoprire quella luce interiore che, pur dipendendo dal mondo esterno, ha il potere immenso di trasfigurare l’oscurità in una visione di pura e tersa consapevolezza.

