APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – SENZA TIFARE, SENZA ODIARE, SENZA CHINARE LA TESTA
Apertamente, da cittadina libera e pensante, dico che ciò che sta accadendo attorno al Primo Maggio tarantino è l’ennesima dimostrazione di quanto il dibattito pubblico italiano sia diventato un ring dove tutti urlano e nessuno ascolta.
E dove, soprattutto, si gioca a strappare brandelli di consenso usando parole pesanti come macigni, senza più distinguere tra critica politica, propaganda e dileggio.

Non mi interessa difendere né attaccare nessuno per appartenenza.
Non mi interessa il tifo.
Mi interessa la serietà del discorso pubblico, che oggi sembra un bene raro.
Perché è evidente: ogni volta che si tocca il governo, si scatena un coro di indignazioni a senso unico; ogni volta che si tocca la sinistra, si attivano le stesse dinamiche, ma ribaltate.
E in mezzo?
In mezzo ci siamo noi, cittadini che vorrebbero un Paese capace di discutere senza trasformare ogni palco in un tribunale morale e ogni critica in un reato di lesa maestà.
Il punto non è vietare gli accostamenti, le provocazioni, le letture storiche.
Il punto è non scadere nel gioco delle caricature, che non aiuta nessuno e non sposta di un millimetro la qualità della democrazia.
Chi governa va criticato sui fatti, sulle scelte, sulle responsabilità.
Chi fa cultura e attivismo deve assumersi il peso delle parole che sceglie.
Chi commenta dovrebbe evitare di indignarsi solo quando conviene alla propria parte.
E invece assistiamo al solito copione:
– chi attacca lo fa con toni che sanno di slogan;
– chi risponde lo fa con toni che sanno di risentimento;
– chi difende, spesso, peggiora la situazione con toppe più disastrose del buco.
Io non ci sto!
Non ci sto a questa idea di Paese dove la critica diventa insulto, l’analisi diventa propaganda, la memoria diventa arma da brandire contro l’avversario del giorno.
Rivendico il diritto di dire che la democrazia si difende con la misura, non con le iperboli.
Che le istituzioni si rispettano, anche quando non si condividono le scelte di chi le guida.
Che la libertà di parola non è un lasciapassare per la superficialità.
E che il Primo Maggio, a Taranto come altrove, dovrebbe essere un momento di verità, non un pretesto per rinfocolare guerre di posizione.
Apertamente:
io sto dalla parte del pensiero critico, non del tifo.
Dalla parte della complessità, non delle scorciatoie.
Dalla parte di chi vuole un Paese adulto, capace di discutere senza trasformare ogni frase in un casus belli.Il resto è rumore.
E il rumore, da queste parti, lo conosciamo fin troppo bene.
Se vuoi, posso anche prepararti una versione più breve, una nota editoriale, oppure un post social con questo stesso tono.

