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Frammenti di Bellezza: Il Dialogo tra Fotografia e Arte Orafa alla Appia Road Gallery

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L’incontro tra diverse forme d’arte genera spesso un dialogo che trascende la semplice esposizione, evolvendo in un’esperienza sensoriale profonda e stratificata

Grottaglie (Ta) –  È questo lo spirito vibrante che anima la mostra “@fragmenta”, ospitata nella suggestiva e arcaica cornice della Appia Road Gallery a Grottaglie. L’evento si configura come un viaggio iniziatico attraverso il tempo e la materia, celebrando la straordinaria collaborazione tra il fotografo Luciano Miano e l’originale e colto artista di gioielli Pietro Sibilla. In questo spazio sacro all’arte, l’immagine e l’oggetto prezioso smettono di essere entità isolate per fondersi in un’unica narrazione dedicata alla “bellezza del recupero” e all’eleganza dell’imperfezione. La sinergia tra i due artisti si manifesta come una vera e propria missione archeologica dell’anima: far parlare i frammenti della storia che ci hanno costruiti. Mentre l’obiettivo di Luciano Miano cattura l’essenza tattile e la memoria silenziosa di materiali che sembrano riemergere da un passato immemore, le creazioni di Pietro Sibilla traducono quella medesima suggestione in forma plastica, nobile e indossabile, dal sapore mediterraneo e originale.

La cooperazione tra Miano e Sibilla non è solo estetica, ma quasi antropologica. Il fotografo ferma l’istante e la luce su superfici scabrose, esaltando la dignità del reperto; l’artista del gioiello ne rielabora i volumi e i significati, infondendo nuova linfa vitale a ciò che un tempo era spezzato. Insieme, trasformano il concetto di “frammento” da scarto a tesoro, costruendo un ponte visivo e concettuale che guida l’osservatore dalla bidimensionalità evocativa della fotografia alla tridimensionalità tangibile dell’ornamento.

Ad arricchire ulteriormente il valore culturale dell’iniziativa è il prezioso contributo della dottoressa Carla Sannicola, la quale ha saputo enfatizzare con rigore e passione questo dialogo artistico in un territorio, come quello di Grottaglie, da sempre votato alla metamorfosi della materia.

Uno dei momenti più alti e toccanti dell’inaugurazione è stata la lettura della poesia “Ho visto un mare”, scritta da Pietro Sibilla e declamata dalla dottoressa Sannicola con un entusiasmo poetico trascinante in cui si è sentito con profondità il senso e il sapore della mostra stessa. I versi hanno agito come un velo che si solleva, rivelando l’anima liquida e universale che si cela dietro la durezza della pietra e del metallo:

 

HO VISTO UN MARE

Ho visto un mare da una scogliera.

Ho visto un mare antico, per gli occhi di chi l’ha guardato.

Ho visto un mare salato, per il sudore di chi l’ha navigato.

Ho visto un mare dolciastro, per il sangue dei suoi naufraghi.

Ho visto un mare brillante, per le ricchezze di chi l’ha vissuto.

Ho visto un mare triste, per gli occhi di chi l’ha pianto mi sono chinato

e l’ho raccolto, tutto quanto.

Pietro Sibilla

Questa lirica, recitata sapientemente, ha suggellato l’unione tra parola, immagine e forma, invitando il visitatore a perdersi tra le trame delle opere. La mostra, inaugurata il 9 maggio, resterà visitabile fino al 23 maggio: un’occasione imperdibile per scoprire come un’intuizione fotografica possa diventare la struttura portante di un gioiello e viceversa, in un continuo scambio di riflessi che incanta lo sguardo e ristora lo spirito.

 


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Redazione Oraquadra

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