APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – IL SACCO NERO E LA TRASPARENZA CHE MANCA
C’è un momento, nella vita amministrativa di una città, in cui la politica dovrebbe fermarsi un attimo prima di parlare. A Grottaglie questo momento è arrivato con l’annuncio del divieto dei sacchi neri dal 12 maggio, accompagnato dalla promessa di sanzioni “salate” per chi continuerà a usarli.
Grottaglie (Ta) – Un proclama netto, muscolare, quasi liberatorio. Peccato che la realtà normativa sia molto meno semplice della narrazione che l’ha preceduto.
Perché il punto non è il sacco nero.
Il punto è la leggerezza con cui si maneggiano diritti, doveri e privacy dei cittadini, come se fossero accessori di un regolamento comunale e non pilastri di una democrazia che funziona.
Il Garante della Privacy lo ripete da anni: il sacco trasparente è illegittimo, quello semi‑trasparente è ammesso, il sacco nero è quello che tutela di più la riservatezza.
E allora perché vietarlo? Perché non permette il controllo visivo.
Giusto. Ma non basta a trasformare un divieto in una norma solida.
Perché quando un Comune decide di imporre un obbligo, deve farlo nel rispetto delle leggi superiori, non per impulso o per semplificazione amministrativa.
E qui nasce il cortocircuito civico:
si chiede ai cittadini di essere impeccabili nella differenziata, mentre l’amministrazione si concede il lusso di interpretare la legge a proprio uso e consumo.
Si pretende rigore dai contribuenti, mentre si offre ambiguità nelle regole, come se la coerenza fosse un optional.
La Polizia Locale potrà aprire i sacchi neri?
Sì, ma solo in caso di fondato sospetto, non per ispezioni a tappeto.
Potrà usare i dati trovati?
Sì, ma solo per identificare il trasgressore.
E allora, davvero pensiamo che la battaglia per una città più pulita si giochi sul colore di un sacco?
O forse stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di spostare l’attenzione dal problema vero: la qualità del servizio, la chiarezza delle ordinanze, la capacità di farle rispettare senza contraddirsi.
Perché un’ordinanza non è un post social.
Non è un annuncio da palco.
È un atto che deve reggere davanti alla legge, al Garante, al TAR e soprattutto davanti ai cittadini, che meritano regole chiare, non improvvisate.
La raccolta differenziata non si governa con i colori, ma con la trasparenza delle scelte.
E allora, prima di vietare il sacco nero, sarebbe utile che la politica locale facesse un gesto più semplice e più coraggioso:
guardarsi allo specchio e chiedersi se la trasparenza che pretende dai cittadini è la stessa che offre nelle proprie decisioni.

